venerdì 16 gennaio 2026
Una guida alla prima esortazione di papa Leone sui poveri

Il 9 ottobre 2025 è stata pubblicata l’esortazione apostolica Dilexi te di papa Leone XIV, dedicata all’amore verso i poveri. Il documento, firmato il precedente 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, è il primo del nuovo pontefice e raccoglie, sviluppandolo, un progetto che papa Francesco stava preparando negli ultimi mesi della sua vita.

Dilexi te si colloca infatti in evidente continuità con l’ultima enciclica di Bergoglio, Dilexit nos, dedicata all’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo. Proprio da questo amore salvifico, rivolto a tutti, nasce l’amore preferenziale e personale per i più poveri che la Chiesa è chiamata a rendere concreto. Un compito che essa ha assunto lungo tutta la sua storia bimillenaria e che continua a vivere anche oggi.

L’esortazione apostolica è articolata in cinque capitoli. Si apre con una contestualizzazione e una chiarificazione dei concetti; prosegue con una riflessione biblica e teologica sull’opzione preferenziale di Dio per i poveri; mostra poi come l’amore per i più deboli sia stato vissuto concretamente nella storia della Chiesa; richiama quindi la formulazione della Dottrina sociale della Chiesa e le sue conseguenze anche in ambito sociopolitico; si conclude infine con la constatazione che l’amore per i poveri resta una sfida ineludibile e urgente per la Chiesa di oggi.

Il capitolo introduttivo richiama le parole di Gesù, che si identifica con i più piccoli. Da questa identificazione del Signore con i poveri derivano conseguenze chiare e impegnative. «Il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia. Nei poveri Egli ha ancora qualcosa da dirci». E ancora: «Sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido».

La condizione dei poveri – scrive il Papa – interpella personalmente ciascuno di noi, così come la società, i sistemi politici ed economici e la Chiesa stessa. Non basta però l’impegno concreto: a esso «occorre associare una trasformazione di mentalità che possa incidere a livello culturale». In particolare, per quanto riguarda uno stile di vita che spesso identifica la felicità con l’accumulo della ricchezza e il successo, anche a costo di approfittare di sistemi sociali che favoriscono i più forti ed escludono i più deboli.

Papa Leone ribadisce che «sulla povertà non possiamo abbassare la guardia», nemmeno nei Paesi più ricchi, dove destano preoccupazione i dati sul numero dei poveri e «si nota un aumento delle diverse manifestazioni di povertà». In questo contesto, Dilexi te richiama anche i pregiudizi ideologici e le strumentalizzazioni, a partire da un’interpretazione dei dati «volta a convincere che la situazione dei poveri non sia così grave».

«I poveri – incalza il Santo Padre – non esistono per caso o per un cieco e amaro destino. Tanto meno la povertà, per la maggior parte di loro, è una scelta. Eppure c’è ancora chi osa affermarlo, mostrando cecità e crudeltà».

Il secondo capitolo, Dio sceglie i poveri, mostra come Dio abbia scelto e continui a scegliere i poveri. Per questo, anche dal punto di vista teologico, si può parlare di «un’opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri». Una preferenza che, precisa papa Leone, non significa esclusivismo né discriminazione verso altri. Gesù stesso si presenta come un Messia povero. Nella sua vita pubblica vive come maestro itinerante, in una condizione di povertà che chiede anche ai suoi discepoli. La Scrittura è ricca di esempi che attestano la misericordia di Dio verso i poveri e che sollecitano nei credenti un atteggiamento analogo.

Il terzo capitolo, Una Chiesa per i poveri, è il più ampio dell’esortazione e offre una sintesi dell’impegno della Chiesa a favore dei poveri e dei più deboli lungo tutta la sua storia. Si parte dall’epoca apostolica per arrivare ai Padri della Chiesa. Il Pontefice cita sant’Ignazio di Antiochia, san Policarpo e san Giustino, soffermandosi in particolare su san Giovanni Crisostomo e sant’Agostino.

Segue una sintesi particolarmente suggestiva dell’impegno ecclesiale nei secoli e nei diversi ambiti di attuazione: dalla cura dei malati e dei sofferenti all’assistenza ai poveri nella vita monastica; dall’opera di liberazione dei prigionieri alla nascita degli ordini mendicanti – francescani, domenicani, agostiniani e carmelitani – cui viene dedicata un’attenzione specifica.

Non viene trascurato nemmeno l’impegno della Chiesa nell’educazione dei poveri, sviluppatosi negli istituti religiosi maschili e femminili dedicati alla formazione popolare. Vengono ricordati, a questo proposito, san Giuseppe Calasanzio, san Giovanni Battista de La Salle, san Marcellino Champagnat, san Giovanni Bosco e il beato Antonio Rosmini.

Dopo il tema dell’educazione, Leone XIV richiama l’importanza dell’accompagnamento dei migranti, citando come esempi san Giovanni Battista Scalabrini e santa Francesca Cabrini. Avvicinandosi ai tempi più recenti, vengono evocati coloro che hanno vissuto e vivono accanto agli ultimi. Tra tutti spicca santa Teresa di Calcutta, che «non si considerava una filantropa o un’attivista, ma una sposa di Cristo crocifisso, che serviva con amore totale nei fratelli sofferenti».

Il quarto capitolo è dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa, alla sua formazione e al contributo di tutti i membri della comunità ecclesiale. Viene ribadito come il Magistero degli ultimi centocinquant’anni sia ricco di insegnamenti sui poveri, a partire da Leone XIII fino ai pontefici successivi, passando per il Concilio Vaticano II. Dilexi te si sofferma in particolare su due temi: le «strutture di peccato che creano povertà e disuguaglianze estreme» e «i poveri come soggetti». È l’occasione per ribadire che i deboli e i meno dotati sono persone umane, portatrici della stessa dignità di tutti, e non devono essere semplicemente lasciati sopravvivere.

I poveri, tuttavia, non possono essere considerati soltanto un problema sociale. Il rapporto con loro non si riduce a un’attività o a un ufficio della Chiesa. È un rapporto che porta benefici reciproci: i poveri sono aiutati da chi possiede mezzi economici, ma al tempo stesso evangelizzano chi si avvicina a loro. Essi ci riconducono – scrive il Papa – «all’essenziale della nostra fede. Non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo, carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata».

È significativo, e per certi versi inatteso, che la conclusione di Dilexi te sia dedicata all’elemosina. Il Pontefice ribadisce che l’obiettivo principale resta aiutare il povero a trovare un lavoro che gli consenta di vivere in modo dignitoso; tuttavia, quando questo non è ancora possibile, «l’elemosina rimane un momento necessario di contatto, di incontro, di immedesimazione nella condizione altrui».

Essa non sostituisce l’impegno delle istituzioni né la lotta per la giustizia, «ma invita almeno a fermarsi, a guardare in faccia la persona povera, a toccarla e a condividere con lei qualcosa di proprio». In ogni caso, anche se piccola, l’elemosina infonde pietas in una vita sociale spesso segnata dalla ricerca esclusiva dell’interesse personale.

Dilexi te verrà presentata a Firenze giovedì 22 gennaio alle ore 21.15 nell’aula magna dell’Istituto San Giuseppe, in via Gioberti. Interverranno mons. Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, due suore della Congregazione delle Missionarie della Carità e Cristina Piazzini del Centro Culturale di Firenze.

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