Quando il calcio diventa vita: il viaggio umano e solidale di Ranieri Salvini
C’è un momento, nella vita di chi ha fatto dello sport una promessa, in cui il campo smette di essere solo un luogo di competizione e diventa spazio di incontro. È da lì che nasce La via dello sport, il libro scritto da Ranieri Salvini, giovane fiorentino cresciuto con il pallone tra i piedi e con una domanda sempre più insistente nel cuore: a cosa serve davvero lo sport, se non cambia la vita delle persone?
Salvini, classe 1999, ha conosciuto il calcio nelle sue forme più strutturate, quelle delle giovanili di Fiorentina ed Empoli, dove talento e disciplina camminano insieme. Ma la sua storia prende una svolta lontano dagli stadi curati e dalle tribune affollate. Succede in Sudafrica, nelle baraccopoli di Lwandle, alle porte di Città del Capo. Un luogo dove il pallone non è un sogno di carriera, ma spesso l’unico oggetto capace di radunare bambini e ragazzi intorno a qualcosa di bello, gratuito, condiviso.
“I veri cambiamenti nascono dalle esperienze dirette, vissute sul campo. Subito dopo la laurea triennale, sono partito per un’esperienza di volontariato in Grecia, con il desiderio di capire da vicino cosa stesse accadendo nel Mediterraneo. È lì che ho compreso come il calcio potesse assumere un ruolo diverso: uno strumento di integrazione e di cambiamento sociale”.
“Ero arrivato come insegnante di inglese e per offrire supporto psicologico a rifugiati e migranti, ma ben presto mi sono ritrovato a parlare soprattutto di calcio. Era un modo per combattere la noia, per dare loro qualcosa che desideravano profondamente: giocare. Io allenavo, e da lì è nata l’idea di fondare una squadra, organizzare allenamenti, valorizzare la passione di chi sapeva giocare e aveva voglia di mettersi in gioco”.
Nel libro, Salvini non si mette al centro come protagonista, ma come testimone. Racconta la vita quotidiana nelle township con uno sguardo partecipe, mai pietistico. Descrive allenamenti improvvisati, campi polverosi, scarpe consumate, sorrisi larghi quanto l’oceano che non si vede ma si intuisce. E soprattutto racconta gli incontri: volti, storie, fragilità e una dignità che resiste anche dove sembra non esserci spazio per la speranza.
La via dello sport è un racconto intimo perché nasce da un’esperienza vissuta fino in fondo. Salvini condivide i dubbi, lo spaesamento iniziale, la scoperta di una povertà che non è solo materiale, ma anche frutto di disuguaglianze storiche e sociali. Eppure, pagina dopo pagina, emerge una certezza: lo sport parla una lingua che tutti comprendono. Non risolve tutto, ma apre varchi. Crea fiducia. Permette di stare insieme senza chiedere permessi.
“Dopo l’esperienza in Grecia mi sono sentito ispirato e ho deciso di intraprendere una laurea specialistica. Questo percorso mi ha portato in Brasile, dove ho lavorato a stretto contatto con giovani coinvolti nella criminalità. Attraverso il servizio civile sono poi arrivato anche in Sud Africa”.
Il calcio, in queste pagine, non è mai retorica. È uno strumento semplice e potentissimo, capace di abbattere barriere culturali e razziali, di costruire relazioni autentiche. È una “via”, appunto: non una scorciatoia, ma un cammino fatto di pazienza, presenza, condivisione.
“Nelle baraccopoli, ciò che mi ha permesso di entrare davvero nel cuore della comunità è stato diventare educatore di una squadra locale. Ho vissuto così un’esperienza autentica, che mi ha aiutato a comprendere cosa significhi davvero la povertà assoluta: conoscerla dall’interno, capire come si vive e quali siano le reali problematiche. Il calcio si è rivelato una chiave di svolta, uno strumento di integrazione. Da calciatore ho imparato a leggere questo mondo in modo molto più profondo”.
C’è anche una scelta concreta dietro questo libro. Salvini ha deciso che i proventi delle vendite saranno destinati a progetti sociali a Lwandle, in collaborazione con l’associazione WeFootball. L’obiettivo è dare continuità a ciò che ha visto nascere sul campo: una scuola calcio, la formazione di allenatori e dirigenti locali, la costruzione di un campo da gioco che appartenga davvero alla comunità. Perché raccontare, per lui, non basta se non si traduce in responsabilità.
“Farei una distinzione netta tra il modello business del calcio e il calcio giocato, quello che ha una funzione terapeutica, con risvolti positivi sul piano sociale e umano. Il modello professionistico segue altre dinamiche: spesso si vive in modo individualista, come dentro una bolla. Questa mancanza di consapevolezza porta a guardare solo a determinati esempi. Eppure ci sono calciatori che provengono da quartieri poveri e che scelgono di prendersi cura di chi è meno fortunato. Per questo è fondamentale far arrivare un messaggio diverso: quando si entra davvero nelle baraccopoli, il cambiamento può iniziare”.
“Stiamo coinvolgendo, ad esempio, un calciatore del Milan che è stato in Africa cinque volte, ha visto da vicino le difficoltà e si è profondamente sensibilizzato. Lo stesso è accaduto a una calciatrice della Nazionale italiana: avvicinandosi a questa realtà, la sua vita è cambiata”.
In fondo, La via dello sport non è solo il resoconto di un’esperienza africana. È una domanda rivolta a chi legge: che uso facciamo dei nostri talenti? Salvini risponde senza proclami, con la forza discreta di chi ha scelto di lasciarsi cambiare dagli incontri. E ci ricorda che, a volte, un pallone che rotola nella polvere può indicare una direzione più vera di tante strade già tracciate.
“Non bisogna generalizzare. Ho incontrato ragazzi coinvolti nella criminalità, diffidenti nei confronti dei bianchi e inizialmente non disposti ad ascoltare. Ma ovunque ho notato come la passione per il calcio diventi un collante, uno strumento per sottrarli a quella realtà e ridare speranza. In quel contesto, il consiglio viene accettato, il dialogo si apre. È così che nasce un vero percorso di cambiamento”.
Giovedì sera Ranieri sarà al Sodo per presentare il libro che ha avuto già una buona risposta. “Sono profondamente soddisfatto del lavoro svolto in questi Paesi: fare bene dove siamo, con la possibilità di crescere e di ampliarsi, coinvolgendo personalità del mondo del calcio per cambiare concretamente la vita delle persone. Esistono fondi europei e della FIFA che offrono molte opportunità, e ora la sfida è svilupparle al meglio”.