L'amicizia diventa festa: il cuore del Meeting batte già a Firenze
Ci sono serate che non si possono semplicemente raccontare come una successione di interventi e di appuntamenti in programma. Ci sono serate che lasciano dentro qualcosa, che fanno percepire la bellezza di appartenere a un popolo, di condividere un cammino e di ritrovarsi, ancora una volta, davanti a un bene che ci precede e ci supera.
Il Meet the Meeting 2026 è stato una di queste.
Anche quest'anno ci si è ritrovati con una preoccupazione tutta estiva: il caldo. L'anno scorso era stata la pioggia a tenere tutti con il fiato sospeso. Eppure, guardando le tante persone presenti, è apparso subito chiaro che il meteo non è mai il vero protagonista di queste serate. Il vero protagonista è il desiderio di stare insieme, di condividere la vita e l'amicizia che ci accompagnano durante tutto l'anno.
Per questo il Meet the Meeting non è mai soltanto un evento per sostenere il Meeting di Rimini. È qualcosa di più profondo: come ricordava l'amico Steno, è quasi uno «strabordare» della pienezza di ciò che si vive insieme, un'occasione per accorgersi che il bene sperimentato nella quotidianità genera sempre un popolo e il desiderio di ritrovarsi.
Quest'anno il ritrovo aveva anche un significato speciale. Ad ospitare l'iniziativa è stato il Banco Alimentare della Toscana, che celebra i suoi trent'anni di attività. Ma non si trattava semplicemente di ricordare un anniversario. Il Banco Alimentare, in Toscana presieduto da Leonardo Berni, è una delle opere nate dal carisma di Don Luigi Giussani, un luogo dove la carità prende forma ogni giorno attraverso il servizio di tanti volontari e attraverso la partecipazione di migliaia di persone alla Colletta Alimentare.
Entrando negli spazi del Banco Alimentare si aveva la sensazione di essere a casa, in un luogo dove la condivisione non è una parola astratta, ma un gesto concreto che si rinnova ogni giorno.
Ad accogliere i partecipanti, all'ingresso, c'era la mostra "Un sussurro in un mondo che urla", realizzata dagli studenti universitari del CLU – Comunione e Liberazione Universitari di Firenze. Forse è stata una delle immagini più belle della serata: dei giovani che hanno sentito l'urgenza di raccontare quei piccoli segni di bene e di umanità che spesso passano inosservati, soffocati dal rumore del nostro tempo.
Camminando tra quei pannelli, ci si accorgeva che il bene non fa rumore, non cerca il clamore, eppure continua a esistere e a cambiare la vita delle persone. È un sussurro, appunto. Ma è un sussurro capace di aprire gli occhi e di restituire speranza.
Quella mostra, in fondo, è sembrata la migliore introduzione possibile al tema della 47ª edizione del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli, in programma alla Fiera di Rimini dal 21 al 26 agosto: "L'amor che move il sole e l'altre stelle", il verso con cui Dante Alighieri conclude la Divina Commedia.
Parole immense, che quest'anno risuonano come una provocazione e una promessa: esiste un amore che muove la storia, che sostiene il cammino degli uomini e che continua a rendere possibile la speranza.
A rendere ancora più attesa questa edizione del Meeting c'è poi un appuntamento che ha suscitato emozione tra i presenti: sabato 22 agosto è prevista la visita del Santo Padre. Una presenza che conferisce un significato particolare all'edizione 2026 e che viene vissuta come un dono e un invito a partecipare personalmente a quell'esperienza di incontro, dialogo e ricerca del senso della vita che da quasi mezzo secolo caratterizza il Meeting di Rimini.
A introdurre il percorso del prossimo Meeting è stato Marco Aluigi. Ascoltandolo, si è avuta ancora una volta la percezione che il Meeting non sia soltanto una grande manifestazione culturale, ma un luogo di incontri, di domande, di amicizie e di testimonianze che da quasi mezzo secolo continuano a interpellare la vita di migliaia di persone.
Poi la serata ha alzato lo sguardo verso il cielo.
Il professor Marco Bersanelli, ordinario di Astrofisica all'Università degli Studi di Milano e tra i protagonisti della missione spaziale europea Planck, ha accompagnato i presenti dentro la mostra "Wonder Bound – Incantati dalla meraviglia", realizzata in collaborazione con la Specola Vaticana, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute.
Le immagini raccolte dai telescopi spaziali Hubble e James Webb hanno aperto una finestra sull'immensità del cosmo. Ma, più ancora delle fotografie, ha colpito lo stupore con cui sono state raccontate. Perché davanti all'universo l'uomo può ancora meravigliarsi, può ancora sentirsi interrogato, può ancora scoprire che la realtà è più grande di quanto immaginava.
E, in fondo, la mostra sul cosmo e quella degli universitari del CLU sembravano dirsi la stessa cosa: la realtà è piena di segni. Nel cielo stellato e nei gesti nascosti della vita quotidiana c'è qualcosa che continuamente ci chiama a guardare oltre, a non accontentarci, a riconoscere la presenza di un bene che ci precede.
La serata si è poi conclusa con i ringraziamenti a tutti coloro che hanno lavorato, spesso nel silenzio, perché tutto fosse pronto: chi ha pensato agli allestimenti, chi ha curato la segreteria, chi la logistica, chi ha preparato l'apericena e chi avrebbe poi animato il momento dei canti.
Ed è stato forse proprio lì, tra le schiacciate condivise, le chiacchiere all'aperto e le canzoni intonate insieme, che si è colto il significato più profondo dell'incontro.
La vita di un popolo non va in vacanza. Continua a generare rapporti, opere, occasioni di bene e di amicizia. Continua a sorprendere.
Le immagini del cosmo, i pannelli del CLU, i volti degli amici e l'attesa di ritrovarsi ad agosto a Rimini, quest'anno anche alla presenza di Leone XIV, hanno composto un unico grande racconto: quello di una speranza che non si lascia soffocare dal frastuono del mondo.
E tornando a casa, le parole di Dante risuonavano con una forza nuova: c'è davvero un amore che muove il sole e le altre stelle. E, qualche volta, in una semplice sera d'estate tra amici, si ha la grazia di poterne intuire il volto.






