"Vergognosamente felici": come rimettere in moto il nostro cuore
Ci sono giorni che passano e giorni che rimangono dentro. La vacanza dei Cavalieri della Toscana, vissuta dal 2 al 5 luglio a Nocera Umbra con un centinaio di ragazzi delle medie provenienti da Firenze, Prato, Signa, Montespertoli e Compiobbi, per noi adulti è stata uno di quei giorni destinati a restare. Il titolo ci provocava fin dall'inizio: "E tu, ora vuoi essere vergognosamente felice?". Una domanda che sembrava rivolta ai ragazzi, ma che, con il passare delle ore, ci siamo accorti essere rivolta anzitutto a noi.
Abbiamo iniziato a Bevagna con una caccia al tesoro tra i resti della città romana. Ma la vera ricerca era un'altra. Cantando Viva la companí ci siamo scoperti subito meno soli: "Non sono più solo, c'è un altro con me". È questo il primo miracolo di una vacanza cristiana: accorgersi che il cammino non lo si percorre da soli. La sera, attraverso le canzoni di Billie Eilish, Ultimo, Lady Gaga e Bradley Cooper, e perfino grazie al testo scritto da una nostra ragazza, Margherita, è emersa con forza una domanda comune. Per cosa sono fatto? Perché anche quando sono felice sembra che non basti mai? Ci ha colpito vedere come ragazzi di dodici o tredici anni portino nel cuore le stesse domande degli adulti.
Ester ci ha provocati dicendo che eravamo lì perché desideriamo essere "vergognosamente felici". Non una felicità di qualche momento, ma una felicità capace di attraversare anche il dolore e la fatica. In quei dialoghi ci ha accompagnati la testimonianza di Marco Gallo. Le sue parole sembravano scritte per ciascuno di noi: "Sento ogni giorno il bisogno incontenibile di dare un significato anche a una sola giornata”. È il bisogno che ci accomuna tutti.
I ragazzi di Montespertoli hanno reso visibile questa inquietudine con una sorprendente rilettura dell'Inferno di Dante. E poi il gesto del pozzo. Ognuno ha scritto su un foglietto la propria sete, ciò che davvero desiderava, per deporlo in quel pozzo costruito da loro. Un gesto semplice, ma che diceva una verità enorme: dentro ogni deserto c'è una sorgente che aspetta di essere scoperta.
Il secondo giorno siamo saliti verso l'eremo di Serrasanta, sopra Gualdo Tadino. Camminando tra i boschi ci tornavano continuamente in mente le parole di Marco: "Ogni novità è un desiderio... una voce mi dice: avanti, cosa aspetti?". Ci siamo accorti che educare significa soprattutto aiutare qualcuno a non spegnere questa voce.
Nel pomeriggio Elena e Gemma, due ragazze delle superiori, hanno raccontato senza moralismi la loro esperienza. Una ha detto che alcuni amici le hanno insegnato a prendere sul serio i propri desideri. L'altra ha raccontato il vuoto che provava quando la felicità durava solo qualche istante, finché un professore non l'ha invitata a un incontro dove si è sentita finalmente guardata e capita. Ascoltandole vedevamo i ragazzi in silenzio. Quando una testimonianza è vera, arriva sempre.
Il terzo giorno è stato quello dei giochi. Carrarmato, serpentone, memory, spugna, palla avvelenata. Apparentemente solo divertimento. In realtà era un'occasione per verificare chi ti sostiene, chi ti aspetta, chi gioisce con te. La frase di Max Pezzali, "Com'è bello il mondo insieme a te", sembrava descrivere quello che stavamo vivendo. Il titolo della giornata, tratto da Dino Buzzati, era "Uno ti aspetta". È forse la scoperta più bella che un ragazzo possa fare: non deve meritarsi il proprio valore, perché c'è già Qualcuno che lo attende e lo ama così com'è.
Ancora una volta Marco Gallo ci ha accompagnati: "Non conosco uno che abbia davvero desiderato un'amicizia così vera e che prima o poi non l'abbia trovata." Queste parole ci hanno commosso, perché descrivevano esattamente ciò che vedevamo nascere tra quei ragazzi. Nel pomeriggio un giovane universitario, Lollo, ci ha raccontato la preparazione della mostra "Un sussurro in un mondo che urla", dedicata alla pace. Ci ha colpito la sua domanda: ci interessa davvero guardare la realtà fino in fondo, senza scappare? Anche questo è un modo concreto di cercare la felicità. La serata finale, con canzoni, poesie e racconti preparati dai ragazzi, è stata la dimostrazione che quando un cuore viene preso sul serio diventa creativo.
L'ultimo giorno, dopo l'assemblea conclusiva, siamo partiti per Cortona. La visita della città e la Messa nella chiesa di San Filippo, celebrata dal nostro amico don Giordano, sono state il sigillo di questi giorni. Tornando a casa continuavamo a pensare che la vera sorpresa della vacanza non sono stati i giochi, le escursioni o le attività, ma aver visto ancora una volta accadere ciò che rende affascinante l'esperienza di un'amicizia vera: un incontro capace di risvegliare l'io.
Siamo ripartiti con una certezza semplice. I ragazzi non hanno bisogno anzitutto di risposte preconfezionate. Hanno bisogno di adulti che prendano sul serio il loro desiderio infinito e testimonino, con la propria vita, che quella felicità apparentemente impossibile può davvero iniziare ora. Per questo, tornati a casa, la domanda della vacanza continua a risuonare anche dentro di noi: e tu, vuoi essere davvero vergognosamente felice? Perché questa è la promessa cristiana: non una felicità perfetta, ma una Presenza che rende piena ogni circostanza della vita.













