mercoledì 15 luglio 2026
In vacanza tra Assisi e Cascia: la libertà nasce sempre da un incontro

Assisi e Cascia. San Francesco e Santa Rita. Due luoghi, due volti, due storie apparentemente lontane che, nei quattro giorni della vacanza degli adulti di Comunione e Liberazione di Firenze, sono diventati un unico percorso. Un itinerario nel quale passeggiate, testimonianze e momenti di dialogo hanno continuamente riportato tutti alla domanda decisiva: che cosa rende davvero libera e piena la vita?

La risposta ha iniziato a emergere fin dalla celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, davanti alla Porziuncola, nell'anno in cui ricorre l'ottavo centenario del transito di san Francesco. Il Vangelo del giorno – «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» – è diventato il filo rosso dell'intera vacanza, come un invito a riconoscere che tutto nasce da un dono ricevuto e, proprio per questo, può essere condiviso.

Dopo il pranzo nella casa "Perfetta Letizia", ospiti delle suore francescane missionarie di Susa, e i canti sul prato, il viaggio è proseguito verso Cascia. Alessandro, introducendo la vacanza, ha rilanciato la domanda decisiva: che cosa ci aspettiamo da questi giorni? La vacanza, ha ricordato, è innanzitutto un tempo della libertà, l'occasione per verificare se davvero desideriamo scoprire quella bellezza di cui parla “All'origine della pretesa cristiana”, nei paragrafi dedicati a Cristo che lentamente si svela fino a diventare il centro degli affetti e della libertà dell'uomo.

La ripresa a gruppi ha permesso a ciascuno di confrontarsi proprio su questa esperienza: la libertà non come possibilità di fare ciò che si vuole, ma come disponibilità a lasciarsi afferrare da una presenza.

Il giorno successivo il pellegrinaggio a piedi verso Roccaporena, la salita allo Scoglio di Santa Rita e la Messa nel santuario hanno fatto toccare con mano una santità fatta di fedeltà quotidiana, di sacrificio e di una speranza capace di attraversare ogni circostanza. Se Francesco racconta il fascino di una vita conquistata dall'incontro con Cristo, Rita mostra come quello stesso incontro possa diventare perseveranza dentro la trama ordinaria dell'esistenza.

In questo orizzonte si è inserita proprio bene la testimonianza del giornalista Pietro Piccinini, figlio di Enzo Piccinini, il chirurgo modenese di cui è in corso il processo di beatificazione. Le sue parole hanno avuto il peso della vita vissuta. «Non possiamo più perdere tempo», ha esordito ricordando le parole dette all'indomani della morte improvvisa e tragica del babbo. «Perché se la vita non la doni, il tempo te la ruba».

Raccontando il padre, Pietro non ne ha fatto un ritratto idealizzato, ma ha mostrato il fascino di un uomo totalmente preso da un significato più grande di sé. «Ho sentito un vuoto quando è morto mio padre. Eppure, pur essendo spesso fuori casa per il lavoro e per il Movimento, non l'ho mai sentito assente. C'è gusto nella vita quando c'è un senso. Senza un senso tutto può finire dalla sera alla mattina; se c'è un senso uno diventa presente. Lui era l'affermazione vivente di questo significato».

Da qui la domanda che ha attraversato tutto il suo intervento: che cos'è questo senso per cui vale la pena dare tutto? «Ciò di cui abbiamo bisogno è un luogo dove dire Cristo senza pudore, con tutti i dubbi e tutte le domande». Parlando poi dell'esperienza della rivista Tempi, nata nuovamente dopo la chiusura del settimanale, ha raccontato come soltanto l'amicizia cristiana abbia reso possibile ricominciare. «Di fronte a Dio non possiamo mollare. Ci siamo rimboccati le maniche perché una voce autorevole non si poteva spegnere. C'è un patrimonio di vita che non si può ignorare».

Infine ha indicato la strada della memoria. «Fare memoria significa attaccarsi ai fatti che hanno reso così mio padre. Appartenere alla stessa cosa a cui apparteneva lui, con tutti i miei limiti. Solo questa certezza mi permette di guardare al futuro con speranza».

In serata hanno preso la parola suor Chiara e suor Teresa, missionarie di San Carlo Borromeo. Due storie diverse, accomunate dalla stessa certezza: Cristo vale la vita.

Suor Chiara, nata a New York in una famiglia del Movimento, ha raccontato come la vocazione sia maturata attraverso l'esperienza del CLU. «Siamo donne che hanno incontrato l'uomo Gesù Cristo presente nella Chiesa e hanno deciso di scommettere tutto su di Lui». La decisione di lasciare famiglia, amici e Paese non nasce da uno sforzo volontaristico, ma da una gratitudine.

«Ho preso coscienza che Cristo mi aveva dato tutto. È nato il desiderio di donare tutto a Chi mi aveva donato tutto. Non ho nessun rimpianto. Se penso a questi quattordici anni posso dire che Dio non toglie niente, ma dà tutto. I piccoli rischi che ho corso non sono nulla rispetto a quello che sto ricevendo». Per questo oggi può guardare con serenità alla disponibilità missionaria. «Andare ovunque nel mondo mi farebbe paura se fossi sola. Con Lui, invece, è un grande privilegio dare la propria disponibilità».

Suor Teresa ha raccontato invece che tutto è nato dalla domanda di un compagno universitario cinese. «Mi chiese: "Chi è questo Gesù di cui voi parlate?". Quella domanda mi è entrata nel cuore e non è più uscita. Ho capito che c'era una parte di mondo che non aveva mai incontrato Cristo e la mia vita si è dilatata fino agli estremi confini della terra». Nel 2025 ha pronunciato i voti definitivi e recentemente è stata a Taiwan, dove ha studiato il cinese mandarino. «Lasciare tutto mi ha fatto scoprire che esiste davvero una casa dove sono accolta e dove il Signore si prende cura di me. Mi sento piccola, ma proprio per questo posso vedere che Dio vuole fare cose grandi anche attraverso la mia povertà».

Il terzo giorno, nella festa di san Benedetto, patrono della Fraternità di Comunione e Liberazione, la Messa ha richiamato le parole della Regola: "Nulla anteporre all'amore di Cristo". Un invito che si è intrecciato con il Vangelo del giorno e con la promessa del centuplo già quaggiù.

Subito dopo è intervenuto, collegato da casa, Mario Dupuis, fondatore insieme alla moglie Daniela della Casa della Carità "Ca' Edimar". La sua testimonianza è partita dalla figlia Anna, nata con una gravissima disabilità. I medici dissero ai genitori: "Non sappiamo se augurarvi che viva o che muoia". Eppure proprio Anna è diventata il luogo attraverso cui Dio ha cambiato il loro sguardo. Grazie all'incontro con don Luigi Giussani la domanda non è stata più "Che cosa posso fare per te?", ma "Chi sei tu per me?".

Da questo cambio di prospettiva è nata, dopo la morte di Anna, Ca' Edimar: una casa di accoglienza che oggi ospita ragazzi in difficoltà. Non semplicemente un'opera sociale, ma il frutto di una compagnia cristiana che ha imparato a riconoscere in ogni persona una presenza del Mistero.

L'assemblea conclusiva della vacanza ha mostrato come quegli incontri avessero già iniziato a lavorare nel cuore di tutti. Nei numerosi interventi è emerso un filo comune: la gratitudine per una compagnia capace di educare la libertà attraverso volti concreti, storie vere e un'amicizia che continua a generare speranza. L'ultimo giorno la visita al monastero agostiniano e la Messa nella Basilica di Santa Rita hanno rappresentato quasi il sigillo del cammino vissuto insieme.

Ripartendo da Cascia, molti avevano la percezione di aver ricevuto molto più di qualche giorno di riposo. Tra la radicalità di san Francesco e la fedeltà di Santa Rita, attraverso le parole di Pietro Piccinini, delle missionarie di San Carlo Borromeo e di Mario Dupuis, è apparsa ancora una volta una certezza semplice e decisiva: la vita diventa pienamente umana quando trova qualcuno per cui vale la pena donarla.

È forse questo il dono più grande della vacanza: tornare a casa con una domanda più viva e con una certezza più solida. Come ricordava il Vangelo del primo giorno, «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». È la legge della vita cristiana, quella che san Francesco e Santa Rita hanno testimoniato fino in fondo e che continua, ancora oggi, a rendere possibile una libertà capace di generare il centuplo nella vita di chi si affida a Cristo.

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