Via Gino Capponi: la strada per antonomasia dei Folli di Dio

Ci sono strade che diventano incroci della storia e racchiudono in pochi passi la presenza di personalità che hanno rappresentato il meglio di Firenze e dell’Italia. E’ il caso di via Gino Capponi, la parallela di via Lamarmora, che da piazza Santissima Annunziata conduce ai viali di circonvallazione della città. In questo scorcio del centro storico ci conduce per mano Mario Lancisi, giornalista e scrittore, che ha dato alle stampe “I folli di Dio” per le edizioni San Paolo.

Il lavoro di Lancisi nasce in una sera di fine luglio del 2015, quando lascia la redazione cittadina de “Il Tirreno”. E’ in quel momento che il giornalista matura la decisione di “raccontare la storia di via Capponi come centro di gravità della ‘follia’ religiosa di un certo cattolicesimo fiorentino”. Una sorta di biografia collettiva di persone che hanno avuto un ruolo di primaria importanza negli anni Cinquanta e Sessanta. Di loro aveva già parlato lo storico Alberto Melloni definendo la Firenze cristiana del secondo dopoguerra come “il chiostro dei folli di Dio”, un’espressione utilizzata nella spiritualità russa dove i “folli di Dio” sono i portatori di una sapienza che vive nella stoltezza.

Ma chi sono i folli di cui si parla nel libro? Per rispondere a questa domanda, l’autore ci porta direttamente in via Capponi. “I padri Turoldo e Vannucci e la Santissima Annunziata, all’inizio subito dopo la piazza. Poi la casa editrice Vallecchi con Mario Gozzini, figura di primo piano del cattolicesimo fiorentino del dopoguerra, e Geno Pampaloni, laico ma attento alla questione religiosa. La libreria e casa editrice Cultura dei fratelli Gianni e Giorgio Giovannoni. Ancora più in su, verso i viali del Poggi, la sede della rivista Testimonianze di padre Balducci. Infine, in fondo alla strada, una volta c’erano le Suore di Maria Riparatrice e ogni domenica veniva celebrata la messa organizzata da Dino Pieraccioni, eminente latinista e grecista, amico e collaboratore di La Pira. Infine qui nel convento ha soggiornato il cardinale Florit, il prelato considerato il grande Inquisitore dei Folli di Dio è andato a morire nella loro strada”.

Lancisi dedica uno spazio particolare proprio al cardinale Florit perché nei suoi anni alla guida della Diocesi di Firenze “ha finito per rappresentare il grande normalizzatore di Folli di Dio: La Pira messo in minoranza dalla Dc e fatto cadere da sindaco. Bartoletti vescovo a Lucca. In esilio Balducci, Turoldo, Vannucci e altri. L’ultimo vagito dell’eresia fiorentina, la comunità dell’Isolotto, fu estromessa dalla parrocchia e costretta, tra la fine del 1968 e il 1969, a pregare in piazza”.

Nel libro, però, la cartina geografica dei Folli di Dio non si ferma alla città di Firenze ma prosegue, si allunga, si distende e offre mappe, itinerari, percorsi. Ad esempio, Lancisi, che ha già scritto cose molto interessanti a proposito del priore di Barbiana, ricorda che “don Milani fu costretto dalle autorità ecclesiastiche a salire in esilio sul monte Giovi” anche se poi “ridiscese in città per morire tra le braccia della madre, cui restituisce un corpo spoglio delle antiche ricchezze e ferito nel martirio della sua follia per il Cristo”.

Lancisi ricorda che deve a don Lorenzo e ai suoi scritti l’apertura a un mondo che non conosceva. “I Folli di Dio mi hanno indicato che un’altra Chiesa e un altro mondo sono possibili. Grazie a loro ho smesso di essere timido e rassegnato. Ho dato battaglia nelle assemblee studentesche, nella società, in politica, in parrocchia, dovunque me li sono portati dietro, quei Folli di Dio, come un tesoro dell’anima e dell’intelligenza”.

La stagione dei Folli di Dio può essere stata controversa e imbarazzante per la gerarchia ma è tornata centrale grazie alla visita che Papa Francesco ha svolto nel capoluogo toscano, il 10 novembre dl 2015, quando proprio queste personalità del cristianesimo fiorentino sono state indicate come storie esemplari. Luci nel cammino religioso e civile. “Nel convegno fiorentino del 2015 – annota Lancisi – Francesco sottrae la storia dei Folli di Dio al fuoco della controversia per proiettarla là dove colloca la tenda della sua Chiesa”. “Indicando come punti di riferimento alla Chiesa italiana l’esperienza e la figura dei Folli di Dio – continua -, papa Francesco riporta al centro della vicenda ecclesiale la Firenze cristiana degli anni Cinquanta e Sessanta. Nel suo discorso fiorentino Francesco evidenzia nel passato di Firenze i valori di un nuovo umanesimo cristiano”.

Una seconda data importante nell’opera di recupero di questa importante eredità è il 20 giugno 2017 quando il Pontefice si è recato direttamente a Barbiana. Una visita che “è servita non a racchiudere il passato in un santino, ma a incoraggiare nuovi cammini nel segno della follia di quanti hanno animato la società religiosa e civile della Firenze del dopoguerra”.

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