Laureato dopo 50 anni: “Un dovere morale concludere gli studi”

Alberto Valente è un signore di 69 anni. Vive a Prato e lavora nell’ambito delle telecomunicazioni. Nei giorni scorsi la sua fotografia è finita su tutti i profili social dell’Università di Firenze. Cosa ha fatto di così importante da meritarsi gli onori della cronaca? Semplicemente si è laureato, a distanza, in economia e commercio. Detta così, la notizia potrebbe non creare scalpore. Perché allora la sua storia ha acceso i riflettori? Perché Alberto risultava immatricolato per la prima volta nell’anno accademico 1969/1970, ha sempre rinnovato l’iscrizione e si è laureato dopo 50 anni.

“La mia storia universitaria è cominciata alla fine delle scuole superiori”, mi racconta al telefono dopo aver concluso l’ennesima giornata di lavoro. “Mi iscrissi all’Università ma mio padre mi disse che non avrebbe potuto pagarmi gli studi. A qual punto, iniziai subito a lavorare e contemporaneamente seguivo i corsi serali”. Al principio del percorso, per un ragazzo di vent’anni, sembrò tutto semplice ma ben presto Alberto si accorse che conciliare il lavoro con lo studio non era assolutamente una cosa facile. Fu difficile rinunciare al tempo libero e poi arrivò la chiamata per il servizio militare. Nel frattempo, come se non bastasse, la carriera professionale lo portò all’estero, in Finlandia, in Polonia e in Inghilterra. Ad arricchire la sua vita ci pensò anche un matrimonio, successivamente conclusosi con la separazione, e la nascita di due figli.

“Avevo una vita piena” dice soddisfatto Alberto guardandosi indietro, “però dentro di me c’era il desiderio di studiare, di approfondire e di tagliare il traguardo della laurea”. Per questo motivo, non ha mai revocato la sua iscrizione all’Università ed ogni 3/4 anni ha sempre dato un esame fino a quando praticamente mancava soltanto la tesi. “I miei figli mi spronavano a concludere mentre gli amici erano più scettici. Dentro di me mi sentivo moralmente chiamato a finire gli studi, a portare a compimento un percorso avviato tanti anni fa”.

E’ stato così che Alberto è giunto al 30 aprile scorso quando, seppur a distanza a causa del coronavirus, ha conseguito la laurea in economia e commercio, vecchio ordinamento. Collegato da casa in video conferenza con la commissione dei professori, ha discusso una tesi su “Prato: aspetti del processo di industrializzazione (1815-1943)”. A seguire una seduta di laurea così speciale c’erano via skype anche i suoi figli, uno dei quali abita in Canada, i suoi parenti e i suoi amici con i quali al termine della discussione ha virtualmente brindato. “Non ero preoccupato del collegamento via internet perché sono abituato ad utilizzarlo anche al lavoro. Piuttosto mi sono ricordato che anche quando ho fatto l’esame di maturità c’era l’asiatica. Una coincidenza piuttosto curiosa che in qualche modo ha chiuso un cerchio”.

Alberto non pensa al tempo impiegato per raggiungere l’obiettivo della laurea ma, anzi, è soddisfatto di come è stato accolto all’università nonostante non avesse l’età di uno studente tradizionale. “Ho trovato sempre docenti incuriositi, carini e disponibili, che hanno apprezzato il lavoro di ricerca che ho svolto. La mia tesi è stata incentrata sulla storia economica della mia città. L’ho impostata così perché sono convinto che nel passato c’è quello che siamo noi oggi. Ne è venuto fuori che l’economia di Prato, e non solo, si sta trasformando con il distretto cinese, con il discorso dell’economia circolare ed è stato interessante comprendere come tutto ciò influisce sul tessuto sociale della nostra realtà”.

Ovviamente la sua laurea non è passata inosservata. Anche l’Università di Firenze gli ha espresso pubbliche congratulazioni, postando su Facebook e Instagram la sua foto, con tanto di corona di alloro in testa e il libro rosso della tesi tra le mani. “Un percorso fatto di alti e bassi, ostacoli da superare ma anche tanta voglia di non mollare: il lavoro, il servizio militare, poi la famiglia e la carriera professionale. Ma alla fine ce l’ha fatta!”. Un messaggio di auguri che ha molto incuriosito gli studenti che nei commenti non hanno mancato di fare anche battute e ironie. Di ciò Alberto non è preoccupato. Piuttosto vuole fare un invito alle giovani generazioni, a quelli che sono ormai i suoi ex colleghi di università: “Io sono stato fortunato perché, ai miei tempi, ho avuto la possibilità di trovare subito un lavoro. Lo studio, però, va preso sul serio, senza andare per le lunghe se poi si vuole entrare nel mondo del lavoro. Perciò è fondamentale trovare gli stimoli e porsi degli obiettivi altrimenti non si riesce ad andare avanti”.

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