“Non rubateci la bellezza dell’ultimo giorno di scuola”

“Non rubateci la bellezza dell’ultimo giorno di scuola”. S’intitola così la lettera che un babbo ha scritto lo scorso 25 aprile al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Il babbo in questione si chiama Francesco Fastellini, è un architetto ed abita alle porte di Firenze. La sua prima figlia, Caterina, ha 11 anni e frequenta l’ultimo anno della scuola primaria, quella che una volta si sarebbe chiamata scuola elementare. Un po’ di tempo fa, in una delle sere di quarantena, Caterina gli ha confidato di essere dispiaciuta di non poter neanche salutare i suoi compagni di classe, almeno per un’ultima volta. La scuola, infatti, non riaprirà per quest’anno; insegnanti e alunni potranno vedersi soltanto online grazie alla didattica a distanza.

Francesco si è messo nei panni della figlia e di tutti i suoi compagni che dovranno rinunciare al tradizionale rito di passaggio ed ha preso carta e penna rivolgendosi direttamente al ministro e pubblicando la sua lettera su Facebook: “Chi non si ricorda di quell’ultimo giorno di scuola, di quel saluto dato ai bidelli, ai muri, alla campanella, al cortile, alle maestre e soprattutto a tutti quei compagni con cui si è condiviso i primi anni importanti della propria vita. Io penso che in questo momento così delicato ministro lei debba ascoltare la scienza, i tecnici, ma non può non ascoltare anche chi vive la scuola come i presidi, gli insegnanti, gli alunni ed i genitori, che in questo momento stanno continuando per come possono a tenere aperta la scuola, a tenere aperta l’educazione”.

Sappiamo tutto dell’Esame di Stato e di quello di terza media, ma la preoccupazione di Francesco è che venga meno quell’unità di percorso così importante per i bambini che concludono il ciclo della scuola primaria, in attesa del passaggio alla secondaria di primo grado: “Io penso che sarebbe possibile pensare di aprire la scuola a quelle classi che terminano un ciclo didattico per un paio di settimane prima della fine della scuola o almeno per il loro ultimo giorno, per il loro saluto. La scuola potrebbe, in sicurezza aprire solo a quei ragazzi, mettendo in piedi tutte le precauzioni che si stanno utilizzando in tutti i posti di lavoro”.

Ovviamente la proposta del babbo di Caterina è abbastanza controcorrente. Non sono molte, infatti, le voci a sostegno di una riapertura della scuola, seppur in sicurezza e per poche ore. Eppure nella sua lettera dice al ministro che “c’è davvero la possibilità di aprire, si confronti con chi la scuola la vive tutti i giorni. Manca un mese e mezzo, e la riapertura sarebbe un segno importante per tanti ragazzi, tanti insegnanti e tante famiglie: la scuola è viva e non è solo dare nozioni. La scuola è corridoi, lavagne, interrogazioni, aule, ricreazioni, ma soprattutto facce, quelle facce che vedi crescere insieme a te e che ti vedono crescere, a cui hai detto trepidante il tuo nome 5 anni fa e che oggi vorresti poter rivedere con le lacrime agli occhi solo per dirgli il tuo nome con la voce un po’ più sicura e commossa insieme ad un grande Grazie!!!”.

Non è la prima volta che Francesco intraprende una iniziativa del genere. “5 anni fa la mia prima figlia Caterina iniziava le elementari ed in quell’occasione scrissi una lettera perché i sindacati avevano deciso di tenere chiusa la scuola proprio il primo giorno per protestare contro la “buona scuola”. La lettera si intitolava “non rubateci la magia del primo giorno di scuola” e chiedevo semplicemente di tenere conto di tutti quei bambini e genitori e della loro attesa per quel nuovo inizio. Mai avrei pensato di ritrovarmi dopo esattamente 5 anni a scrivere un’altra lettera, stavolta indirizzata direttamente al Ministro dell’Istruzione per chiedere di non rubare l’ultimo giorno di scuola a mia figlia ed a noi genitori”.

L’idea di Francesco, nata anche dalla lettura di un articolo di Antonio Polito sul Corriere della Sera e da una conferenza di Franco Nembrini, sembra abbia iniziato a fare breccia tra le istituzioni del territorio. Il sindaco di Firenze, ad esempio, ipotizza una riapertura della scuola anche per questo anno scolastico. “Se i dati epidemiologici dovessero avvicinarsi allo zero forse si potrebbe riaprire la scuola qualche giorno, almeno per dare la soddisfazione di salutare i compagni, gli insegnanti. Non bisogna essere frettolosi, ma ci sono zone dove il contagio è vicino allo zero”. Dario Nardella suggerisce di aspettare i dati di questa settimana “perché la riapertura del 4 maggio potrebbe avere conseguenze sui contagi, ma se vediamo che la situazione è molto vicina allo zero in molte regioni sarebbe ragionevole riaprire”.

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