Il rettore: “L’Università italiana ha dato una grande prova di reazione”

A due mesi dall’esplosione della pandemia, interviene il rettore dell’Università degli studi del Sannio, Gerardo Canfora. E’ un bilancio positivo quello che il numero uno dell’Ateneo di Benevento formula sulla implementazione della didattica online, partita già a inizio marzo e ancora in pieno svolgimento. Una modalità di insegnamento e di studio che molto probabilmente andrà avanti fino a settembre anche se in questo mese di maggio riprendono alcuni servizi come la biblioteca e i laboratori. Canfora allarga il campo della sua riflessione, commentando i fondi stanziati dal Governo ed auspicando un intervento per porre rimedio al digital divide.

Il ministro Gaetano Manfredi ha parlato di un calo del 20 per cento delle matricole nelle università italiane per il prossimo anno accademico. Avete già fatto i calcoli per l’Ateneo sannita?
Questa previsione fa riferimento a una stima nazionale che correla il calo del Pil alla contrazione del numero degli studenti. La forbice oscilla tra il meno 20 e il meno 10 per cento. Per evitare questo crollo delle iscrizioni, il Governo è già intervenuto con il Decreto Rilancio dove sono previsti 165 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario per allargare l’area no tax degli studenti, poi 40 milioni in più sulle borse di studio e 15 milioni per i dottorati.

Torniamo però al possibile calo delle matricole…
Andiamo a vedere come si distribuirà il calo perché prevedo che soffriranno soprattutto gli Atenei che hanno una larga fetta di studenti fuori sede. A Benevento confidiamo di poter andare addirittura in controtendenza rispetto al dato nazionale. Potremmo infatti intercettare questo flusso di giovani che non vogliono più studiare lontano da casa. Inoltre, in questo frangente abbiamo dimostrato di essere all’altezza. Abbiamo portato online tutta la didattica e stabilito un calendario in streaming di esami e lauree.

A luglio riprendono esami e tesi dal vivo?
Il Senato Accademico ha stabilito che fino al 15 giugno non ci saranno lezioni, esami e tesi in presenza. Dopo quella data, leggeremo i dati epidemiologici e valuteremo. Molto probabilmente gli esami rimarranno online mentre le sedute di laurea potrebbero riprendere a fine luglio. Intanto dal 4 maggio è ripartita gradualmente l’attività dei laboratori di ricerca per docenti, assegnisti, collaboratori e dottorati. Inoltre aumenteremo i servizi, attraverso un sistema di prenotazioni on line: riparte il prestito bibliotecario e l’accesso dei tirocinanti ai laboratori. A fine maggio, inoltre, vorremmo anche aprire alla possibilità di incontri di tutoraggio in presenza tra docenti e studenti. Nel frattempo abbiamo investito sul sistema di videosorveglianza e sui controlli degli ingressi.

Per settembre, invece, avete in mente una pianificazione? Prevedete lezioni in aula o un sistema misto?
Mi auguro che a settembre possa riprendere la didattica in presenza ma c’è la possibilità di un sistema misto. Ci stiamo già preparando, predisponendo alcune aule dedicate a questa eventualità. Mi lasci anche dire che siamo una delle poche Università che ha messo online non solo la didattica ma anche le attrezzature di laboratorio e questo ci facilita nell’organizzare il nostro futuro.

Con la crisi economica che si affaccia all’orizzonte, avete pensato a qualche misura sulle tasse universitarie?
Abbiamo già prorogato tutte le scadenze ma non possiamo andare a toccare le cifre in quanto già oggi l’Università riceve un rimborso governativo che è la metà di ciò che spende. Teniamo conto che il 40 per cento della nostra popolazione studentesca rientra nella sfera della no tax area. Perciò, ribadisco che è stato necessario un intervento mirato per le fasce più in difficoltà; un intervento che non dovrà essere legato al reddito ma al momento specifico che stiamo vivendo. Accanto a ciò, chiediamo al ministro un investimento serio per porre mano alla questione del digital divide. Abbiamo direttrici geografiche dove la connessione è ancora molto bassa e ciò incide sulla qualità della vita, anche universitaria.

Gli Atenei più piccoli e più giovani sono a rischio chiusura dopo il coronavirus?
Non c’è questa possibilità. Come ha ribadito più volte il presidente Mattarella, in Italia l’Università è una e non si può pensare di chiuderne una sede perché si colpirebbe tutto il sistema della formazione. In più, non dimentichiamo che i piccoli atenei sono un presidio contro la criminalità, lo spopolamento e i ritardi tecnologici.

In questi mesi si è parlato molto di scuola, molto meno di università. Come mai?
In questa situazione di difficoltà, l’Università italiana ha dato una grande prova di reazione. Il ministro Manfredi ha fatto un’audizione parlamentare in cui ha presentato dati molto lusinghieri: il 93 per cento dell’offerta didattica è online e l’84 per cento della popolazione universitaria segue le lezioni e svolge gli esami attraverso internet. L’Università, quindi, era già pronta a reagire in maniera autonoma. Perciò le attenzioni del Governo e dell’opinione pubblica si sono concentrate maggiormente sul problema vivo della scuola. A settembre però ne riparleremo perché la didattica mista presenta delle criticità su cui toccherà intervenire.

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