Il parroco: “Torna la messa ma stop al complesso della cittadella assediata”

Dopo l’intesa tra Governo e Conferenza Episcopale Italiana, da lunedì 18 maggio riprenderanno le celebrazioni eucaristiche con la partecipazione dei fedeli. Il protocollo sottoscritto a Palazzo Chigi prevede regole ferree: in ogni chiesa entrerà un numero di persone contingentato, vi sarà del gel igienizzante all’ingresso, i fedeli dovranno indossare le mascherine, mentre l’eucarestia verrà distribuita dal sacerdote girando tra il popolo.
E’ una nuova e più complessa modalità di concepire la messa, soprattutto quella domenicale, tanto è vero che alcune Diocesi italiane hanno deciso di prendere tempo. Una di queste è la Diocesi di Cerreto Sannita – Sant’Agata dei Goti – Telese Terme dove il vescovo Mimmo Battaglia ha stabilito che la prima celebrazione pubblica avverrà non prima del 25 maggio.
Una decisione che è stata accolta con sollievo da don Antonio Parrillo, parroco a Gioia Sannitica da quattro anni, che insieme ai suoi collaboratori laici, si trova stretto tra le esigenze del protocollo e la responsabilità e la determinazione di riprendere le celebrazioni in sicurezza. La sua prima esigenza è stata quella di dare vita ad una fase di ascolto del Consiglio Pastorale ma anche di semplici fedeli per la raccolta di contributi, idee e dubbi. Presto si confronterà con i sacerdoti della sua zona e poi la questione finirà nelle mani degli organismi diocesani.
In attesa delle decisioni definitive, l’ho intervistato per capire come intende organizzarsi per riaccogliere i suoi parrocchiani.

Come state predisponendo gli spazi della chiesa?
Ancora non abbiamo fatto valutazioni specifiche per l’interno. Per le celebrazioni domenicali abbiamo anche la possibilità di stare all’esterno, sfruttando l’arrivo della bella stagione. Abbiamo un piazzale accogliente anche se ciò implicherebbe un servizio d’ordine rafforzato.
L’eucarestia come la distribuirà?
Il protocollo prevede l’utilizzo di guanti monouso per la distribuzione delle specie eucaristiche ma sto studiando delle alternative. C’è chi parla di pinzette, ad esempio. Vedremo cosa è meglio.
Avete previsto una sanificazione della chiesa?
Dovranno essere fatte una sanificazione iniziale e una igienizzazione al termine di ogni celebrazione. Per fortuna la nostra Diocesi ha messo a disposizione delle parrocchie una cooperativa sociale che si sta attrezzando per questo tipo di servizio.
Come sarà organizzato il servizio d’ordine?
Dovendo limitare gli accessi il servizio d’ordine è necessario. Certo è che una celebrazione a numero limitato è una contraddizione in termini. La messa è un fatto comunitario, non soltanto l’assolvimento di un precetto individuale. Anche la possibilità di aumentare il numero delle messe è poco lineare visto che per anni abbiamo declinato lo slogan ‘Più messa, meno messe’.
Avete rimandato le comunioni?
Sì, le faremo più avanti. Stiamo però continuando a tenere i contatti con i bambini. L’attività pastorale non è sospesa, si è soltanto adattata alla nuova situazione.
Per le confessioni come farete?
Abbiamo un locale accanto alla chiesa dove si può rispettare la distanza e la riservatezza.
La Parrocchia come ha vissuto le settimane del lockdown?
La pagina Facebook ha trasmesso la santa messa quotidiana che è stata molto seguita. Non ci siamo limitati alle celebrazioni ma abbiamo portato avanti la catechesi e fatto gli esercizi spirituali. Inoltre mi sono inventato il format ‘facciamoci compagnia’, una possibilità di collegarsi in rete la sera per ritrovarsi in libertà. Infine ho scritto una lettera che ho portato a tutte le persone che non hanno accesso a internet.
Avete ricevuto richieste di aiuto?
Le famiglie in difficoltà, una settantina, si sono rivolte a noi per un aiuto. La cosa bella è che siamo riusciti a mettere insieme le sei parrocchie del territorio, dando vita insieme al Comune e alla Protezione Civile all’iniziativa della spesa solidale presso gli esercizi commerciali.
Usciremo migliori da questa pandemia?
Ci sono ottimisti e pessimisti. Io dico che non è ciò che ti accade a cambiarti ma sta a ciascuno di noi decidere cosa fare di ciò che ci accade. Sicuramente questo momento è un’opportunità da cogliere per dare vita ad un cambiamento. Intravvedo in grembo qualcosa di nuovo ma sta sempre alla nostra responsabilità realizzarlo. Come Chiesa non stiamo dando segnali in questo senso. Ad esempio non avrei voluto l’insistenza sulla ripresa delle messe con il popolo. E’ il complesso della cittadella assediata di cui ha parlato anche Papa Francesco. Noi, invece, abbiamo un altro messaggio: stare nel qui ed ora, anche con tutta la fatica che il digiuno eucaristico comporta.

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