“Un museo è un racconto. Basta con la politica dei grandi numeri”

Anche se dal primo maggio è ufficialmente in pensione, Ferdinando Creta non ha assolutamente intenzione di appendere le scarpe al chiodo. Hanno prevalso le ragioni del cuore e infatti, nonostante il parere contrario della sua famiglia, per il prossimo anno continuerà a seguire da vicino le attività dell’Anfiteatro Romano di Benevento e del Museo archeologico Sannio – Caudino di Montesarchio, svolgendo un affiancamento gratuito con chi dovrà succedergli nella direzione. Quando lo contatto al telefono, mi risponde dalla sua casa di Puglianello dove ha trascorso tutta la quarantena che per lui è iniziata in anticipo a causa di un periodo forzato di riposo a cui si è dovuto sottoporre dopo un malore dal quale si sta lentamente riprendendo. Con lui discuto del suo futuro ma soprattutto della “fase 2” di musei e mostre.

Prima di parlare di possibili riaperture a partire dal 18 maggio, Creta, che ha trascorso oltre 40 anni al Ministero dei Beni Culturali ed è stato una colonna della Soprintendenza come funzionario della Reggia di Caserta, si sofferma su quella che, a suo giudizio, dovrà essere la prospettiva di un settore strategico come quello della cultura nel dopo Covid-19. “Deve cambiare il concetto stesso di museo. Sin qui abbiamo privilegiato la politica dei grandi numeri. Oggi dobbiamo ragionare in un’ottica diversa, pensando ad un progetto di museo che sia strettamente legato al territorio. Abbiamo la necessità di creare una rete, di ridurre le spese di gestione e di favorire i flussi di visitatori”.

Per fare questo, però, non è sufficiente la proposta del ministro Dario Franceschini che pensa di offrire un pacchetto virtuale a pagamento per visitare direttamente da casa le principali istituzioni culturali del Paese. “Un museo – spiega Creta – deve trasmettere emozioni e questo non può avvenire attraverso un video. L’opera va fruita perché deve scattare l’elemento emozionale. Una mostra è un racconto di parole, di profumi, di percezioni e di sapori. C’è bisogno di un rapporto passionale, affettivo. Devi poterti innamorare dell’opera che vedi e quindi deve scattare il desiderio di avvicinarti, di toccare l’opera, di contestualizzare la sua presenza in un luogo”.

E’ chiaro quindi che il direttore è a favore della riapertura dei musei, anche se non tace le difficoltà di ordine pratico che tale misura comporta. Nella sua mente ci sono tutte le questioni di sicurezza che devono essere rispettate. C’è anzitutto il nodo dei custodi visto che il Ministero ha un personale mediamente anziano. C’è poi il problema della distanza interpersonale e della sanificazione degli ambienti che necessita di risorse economiche che i musei però non hanno a disposizione. Stiamo parlando, ovviamente, di incognite che riguardano anche i beni che sono sotto la sua diretta responsabilità. Ancora nessuna decisione è stata assunta, visto che si attendono le direttive ministeriali, ma l’idea è quella di riaprire sia l’Anfiteatro che il Museo per le visite ordinarie. Più problematica, invece, è la faccenda degli spettacoli o degli appuntamenti culturali. Per Creta, bisogna immaginare una nuova tipologia di programmazione, non potendo pensare ai numeri del passato.

In questo momento, dunque, la prima necessità è quella di dotarsi di un progetto serio di gestione. Il suo messaggio è rivolto anche alla Provincia di Benevento che ha già annunciato la riapertura dei suoi spazi museali. Il problema, è il ragionamento di Creta, non è la riapertura ma cosa fare una volta riattivate le strutture museali. Nelle sue preoccupazioni, però, ci sono anche tanti suoi amici del settore che sono stati messi in difficoltà dallo stop imposto dal virus. “Come tante altre persone, pure gli artisti sono in crisi anche se devo dire che la stanno affrontando con decoro e consapevolezza”.

Il futuro è zeppo di incognite ma Creta auspica che presto si possa tornare a fruire e a frequentare gli spazi museali. “E’ un diritto sancito dalla Costituzione ma è anche un diritto civico e morale poter andare a vedere una mostra”, dice mentre si interroga su quella che sarà l’evoluzione delle abitudini dei consumatori e quindi dell’economia in generale. “Puoi costruire un nuovo modello di vita soltanto cambiando il modo di pensare e di vedere la realtà”. Un richiamo che vale per l’ambito culturale ma che può essere utilizzato anche per altre sfere della vita quotidiana, destinata a cambiare dopo l’avvento del coronavirus.

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