La vita dopo il coronavirus: come cambierà il cinema

Cercare di immaginare come sarà la nostra vita sociale nel dopo coronavirus, simulando nel concreto le situazioni. Per rispondere alle domande che tutti ci stiamo ponendo: come torneremo ad affollare le sale di un cinema? Come potremo assistere a eventi di piazza? E persino: torneremo a essere spettatori dal vivo? A rispondere è Valerio Vestoso, regista e sceneggiatore, che nonostante la giovane età, ha già alle spalle una lunga e fortunata carriera.

Parliamo al telefono nel primo giorno della “fase 2” mentre da Benevento, sua città d’origine, si sta recando a Roma per lavoro. In realtà, Valerio non si è mai fermato. Anche durante la quarantena, ha portato avanti i suoi progetti, in particolare la scrittura di una serie e di un film, mantenendo vivi e attivi tutti i suoi contatti nella Capitale. “Rispetto al futuro si sa molto poco”, esordisce mentre è in auto. “Da oggi ci confronteremo con la nuova realtà. Certamente il mondo dell’intrattenimento ha diverse facce. La ripresa sarà più agevole per le librerie e i musei; diverso è il discorso per gli spettacoli live o per il cinema”.

Quando si parla del suo settore, Valerio pensa anzitutto alla creazione di un prodotto audio o video. “Da un punto di vista strettamente tecnico il set diventa impraticabile con tutte le prescrizioni che esistono al momento. E’ chiaro che una troupe non può svolgere in sicurezza tutte le sue mansioni. Pensiamo soltanto alla macchina da presa dove ci sono almeno 3-4 persone vicine. Poi ci sono gli attori che vivono di contatti e di relazioni”. Esempi che la dicono lunga sulla difficoltà di rispettare il cosiddetto distanziamento sociale. Eppure per il regista una soluzione c’è: “Bisogna immaginare un controllo continuo della troupe che deve essere sottoposta in modo frequente a dei tamponi. Ma non si può immaginare il distanziamento sociale come in altri luoghi di lavoro. Il cinema vive del contatto tra le persone”.

Problemi non da poco a cui si aggiunge quello della partecipazione del pubblico agli spettacoli. Prendendo in esame una sala cinema della capienza di 450 posti, il ridisegno per garantire durante la proiezione un distanziamento sociale adeguato si traduce in una riduzione del 60% dei posti, secondo alcune stime. Il posto in sala vedrà un distanziamento di almeno 1 metro mentre l’uscita avverrà una fila per volta. Fermo restando le limitazioni non trascurabili sul numero di posti utilizzabili, l’adozione delle misure di contenimento non comporterà però la necessità di ridurre il numero di proiezioni.

In queste settimane, ovviamente, la produzione di contenuti è ferma mentre è andato avanti l’aspetto autoriale. Si spera che a breve riprenda anche il settore della pubblicità nel quale Valerio sta investendo tante energie e risorse. “Tutto andrà avanti ma bisognerà chiedersi come raccontare la realtà. E’ cambiato l’immaginario e non sappiamo quali saranno i nostri interlocutori. Non c’è ancora una normativa che riguarda il mondo dello spettacolo. Il parere degli scienziati è molto importante ma ricordiamoci che ogni settore ha delle specificità da rispettare”.

Dunque è difficile immaginare lo scenario dei prossimi mesi ma per il regista la prospettiva non è così negativa: “C’è un vuoto produttivo da colmare” anche se “il problema è quando realizzarlo”. Valerio vede come fumo negli occhi un ritorno all’amatorialità e parla di una visione romantica del mondo del cinema messo a dura prova dalle piattaforme in streaming e dai colossi digitali.

Sicuramente torneremo a sentire parlare di lui che ha all’attivo numerose produzioni fortunate e pluripremiate come “Tacco 12”, “Ratzinger vuole tornare” ed “Essere Gigione” per non citare Enzo Savastano, di cui è autore, che è diventato un vero e proprio fenomeno della rete.

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