“Il teatro è fermo ma non mi sono mai dato per vinto”

Il 2020 doveva essere un anno da incorniciare per Peppe Fonzo. La sua agenda di attore teatrale era piena di spettacoli da realizzare tra l’Italia e il Portogallo. Anche la stagione teatrale del Nuovo Magnifico Visbaal Teatro di Benevento, di cui è direttore artistico, stava avendo un ottimo riscontro di pubblico e di critica. Tutto invece si è interrotto il 4 marzo scorso. E’ questo il giorno in cui gli effetti del coronavirus hanno stravolto i suoi programmi. Mentre era intento negli ultimi preparativi del suo spettacolo, gli è arrivata la comunicazione ufficiale della fondazione Napoli Teatro Festival che non avrebbe più debuttato. Contemporaneamente è stato costretto a bloccare l’attività del suo teatro: niente più spettacoli, laboratori, produzioni. “Se ci penso sto male” confessa al telefono. “E’ dura da accettare perché non c’è prospettiva. Eppure le motivazioni mi tengono a galla, non mi sono mai dato per vinto”.

Pensando alla quarantena appena trascorsa, Peppe però non è pessimista. Cosciente della sua condizione di uomo di spettacolo e della scelta di vita compiuta, mi descrive le settimane appena trascorse come un momento di creatività personale. “In questi mesi mi sono dedicato molto alla campagna. Ho un ettaro di terreno che lavoro e curo. La terra è il migliore viatico per tenere i piedi a terra. Sto scrivendo poco, pensando e leggendo molto”. Un’altra attività che Peppe sta portando avanti è il filone della satira attraverso il suo canale youtube. D’altronde, come dimenticare il suo personaggio cult, “Antonio Bevenento”, tifoso accanito del Benevento Calcio, che spopola sul web e nelle piazze.

Il teatro non morirà – è la sua previsione – ma deve imparare a trasformarsi e ad accettare i cambiamenti. Fino a quando l’umanità vorrà condividere le emozioni il teatro andrà avanti, non sarà certamente un virus a fermarlo. Però ricordiamoci che il teatro è fatto di rapporto fisico tra attore e spettatore. Ora questa dinamica non è proponibile per cui bisogna adattarsi ma sono dei palliativi”, dice riferendosi a quanti propongono di portare il teatro in televisione, sulle varie piattaforme in streaming o sui social.

Superata la contingenza, però, resta l’incognita per il futuro. “Noi teatranti – è la sua previsione – non torneremo alla normalità prima di un anno. Se ne riparlerà nel 2021, sperando sia stato trovato un vaccino. La storia ci insegna che il teatro non può vivere senza il suo pubblico ma non possiamo immaginare oggi uno spettacolo con gli attori che indossano le mascherine, le persone distanziate in sala, i camerini da sanificare. E’ uno scenario impensabile, incosciente e inconsapevole. La realtà, dura da accettare, è che bisogna stare chiusi e aspettare momenti migliori”.

Nel frattempo gli artisti sono senza lavoro e senza stipendio. Peppe ricorda che in questi giorni è stato finalmente creato un coordinamento tra gli operatori dello spettacolo che non hanno un Albo professionale come altre categorie. Anche da parte del Governo non ci sono stati finora grandi sostegni nei loro confronti. E’ stato previsto infatti un sussidio di 600 euro per il primo mese soltanto a coloro che hanno maturato almeno 30 giornate lavorative nel 2020. Criteri che sono impensabili per un attore che, se tutto va bene, lavora soltanto il fine settimana, tanto è vero che il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha annunciato una modifica della norma.

Prima di congedarci, con Peppe parlo anche della crisi economica e sociale che si intravvede all’orizzonte e delle probabili conseguenze che tutto ciò potrà avere sulla fruizione dei prodotti culturali, soprattutto in una realtà difficile come Benevento. Da questo punto di vista, lui appare molto realista: “La nostra città è refrattaria a qualsiasi forma d’arte e non da oggi. Al di là del virus, nel futuro prossimo non vedo un grande desiderio di venire a teatro, se non da parte di uno zoccolo duro di appassionati. Non c’è crisi di teatro e di cultura semplicemente perché non c’è una domanda in tal senso”. Uno scenario che rende ancor più encomiabile il lavoro e l’investimento che Peppe ha fatto per amore del teatro e della sua città.

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