“Grazie al killer silenzioso guardo la vita con occhi diversi”

La storia di Silvia Simoncini è quella di una ragazza speciale. Ha 25 anni, abita a Firenze ed è un’educatrice professionale. Sta scrivendo una tesi sul mondo delle adozioni e degli affidi familiari per la laurea magistrale in psicologia clinica. Il suo sogno nel cassetto è lavorare nel settore della disabilità. Da meno di un anno combatte contro un tumore ovarico e da pochissimo è la presidente di Acto Toscana, l’associazione che supporta le pazienti affette dalla sua stessa malattia. L’abbiamo sentita in vista del prossimo 8 maggio quando sarà la Giornata mondiale sul carcinoma ovarico.

Sul calendario di Silvia è segnata in rosso la data del 17 giugno 2019. E’ questo il giorno in cui le è stata diagnosticata la patologia. “E’ stato tutto molto improvviso – racconta al telefono -. Non ho avuto sintomi; soltanto un gonfiore addominale. Da un’ecografia sono emerse delle cisti ma l’ospedale mi ha rimandata a casa. E’ stato il mio ginecologo a decidere l’operazione a cui mi sono sottoposta presso Villa Donatello. Dalla biopsia ha capito che si trattava di un tumore maligno e che bisognava asportare ovaie e utero”. Nonostante ciò, il recupero post operatorio è stato molto veloce per Silvia che in una settimana è tornata a casa. Qualcosa però è andato storto tanto che è dovuta rientrare in clinica e subire in un mese altre tre operazioni.

Essendo un tumore al terzo stadio avanzato, Silvia è stata sottoposta anche ad una chemioterapia molto forte che ha concluso a novembre. Attualmente, invece, segue un trattamento farmacologico contro le recidive ed è seguita dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ed in particolare dalla dott.ssa Maria Cristina Petrella che le ha proposto di fondare Acto Toscana.

“Stavo ancora facendo la chemio – rivela – quando ho incontrato la dottoressa con la quale ci siamo subito trovate. Mi ha presentato l’associazione e mi ha offerto di avviare la sede di Firenze affinché potesse diventare un punto di riferimento in Toscana. L’idea mi è piaciuta tanto e così ho conosciuto altre pazienti e contattato i vertici milanesi di Acto”. Insieme a Silvia, ci sono altre 6 socie fondatrici con cui si è messa subito al lavoro. I progetti in cantiere non mancano: estetica oncologica, supporto psicologico, stile di vita sano, prevenzione e diagnosi precoce. Attualmente sono presenti sui social con una pagina Facebook e un profilo Instagram ma nel futuro c’è l’intenzione di organizzare convegni e attività per fare conoscere alle donne e non solo quello che viene soprannominato il “killer silenzioso” perché è una forma di tumore ancora poco conosciuto, di cui non esistono strumenti di prevenzione o test di screening e per il quale le cure esistono ma sono ancora limitate.

Si legge entusiasmo nelle parole di Silvia quando spiega questa nuova avventura anche se confessa che “la malattia ha stravolto un po’ tutto. La cosa più dura è stata accettare l’idea di non poter avere figli. Mi sento però fortunata perché sono sempre stata serena anche grazie alla compagnia di tanti amici e parenti che mi sono stati accanto dal primo istante. Da quando ho iniziato questo percorso vedo la vita con occhi diversi e vivo con una intensità molto più forte”.

Il coronavirus ha influito sulla sua quotidianità anche se, sorride, “sono abituata all’isolamento”. Ciò che più le fa fatica è dover andare da sola all’ospedale Careggi per sottoporsi alla terapia. Il suo fidanzato, Matteo, il suo angelo custode, è costretto ad aspettarla fuori in macchina.

C’è infine un aspetto che per Silvia ha rappresentato una marcia in più. “Il mio rapporto con la fede si è intensificato tanto in questo periodo. Ho saputo di tante persone che in Italia e all’estero hanno pregato per me. Questa vicinanza mi ha aiutata tanto. Ho anche riscoperto il rapporto con alcune mie amiche delle superiori con le quali ci eravamo perse ma con cui ho ripreso un cammino di fede. Tutto ciò mi aiuta a guardare questa sfida con una speranza di fondo. Tutto è un’occasione per me”.

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