25 aprile, la Resistenza è un tempo che dura

Dopo 75 anni, sarà una Festa della Liberazione senza cortei, comizi, bandiere. E’ il 25 aprile in versione quarantena. “Bella ciao” si canterà soltanto dai balconi, per l’occasione imbandierati dai tricolori. L’Associazione nazionale partigiani italiani ha dovuto ripiegare su un programma alternativo di celebrazioni, mettendo al centro il verbo “rinascere” che campeggia sui manifesti realizzati da Ugo Nespolo.

Il 25 aprile 2020, dunque, non poteva che diventare la festa della ripartenza per tutti gli italiani perché “la Resistenza è un tempo che dura” dice al telefono Amerigo Ciervo, presidente della sezione Anpi di Benevento e docente emerito di storia e filosofia al Liceo Classico “Giannone”, citando il poeta salernitano Alfonso Gatto. “Le sue parole esprimono bene l’esigenza di storicizzare un’esperienza, in tempi come questi che invitano a resistere”, contro un nemico invisibile.

Ciervo non ama parlare di guerra, così come molto spesso si legge sui quotidiani, e invita piuttosto a gettare lo sguardo oltre l’ostacolo. “Abbiamo la possibilità di trovare uno spirito nuovo, proprio com’è successo nel 1945 quando gli italiani realizzarono grandi obiettivi, mettendo insieme donne e uomini che avevano estrazioni culturali e politiche molto differenti”.

Certamente le polemiche di questi giorni non inducono all’ottimismo. Il riferimento è al senatore La Russa di Fratelli d’Italia che ha proposto di dedicare il 25 aprile al ricordo delle vittime del Covid, privilegiando ciò che unisce a ciò che divide. “Le ipotesi sono tre: o non hai letto la storia, oppure l’hai letta ma non ci hai capito nulla, oppure ancora la strumentalizzi in malafede”, dice l’esponente dell’associazione partigiani che non lesina critiche ai nostalgici del regime.

“E’ importante stare lontani da questi residui del passato per fare un salto in avanti. Teniamo conto che la politica è una parte del discorso; poi c’è il ruolo della società e da questo punto di vista ci sono tanti elementi di impegno e partecipazione che fanno ben sperare”. Lo spirito del 25 aprile, aggiunge Ciervo, è quello di “ricordare un momento importante della nostra storia che, oltre alla libertà, ci ha regalato la dignità di popolo. Purtroppo, c’è una parte del Paese che non lo riesce a comprendere e ad accettare”.

Eppure la Resistenza fu un fatto collettivo e generale per l’Italia del ’45. Nel discorso che pronuncerà via Facebook, il presidente dell’Anpi parlerà di Resistenza e sacerdoti (ne morirono 200) e ricorderà le parole pronunciate da padre Davide Maria Turoldo nel 40esimo anniversario del 25 aprile. Lui che lottò da giovane contro il fascismo, disse “Beato colui che saprà resistere” con un evidente e profetico riferimento al Discorso della Montagna di Gesù. Un passaggio importante per sottolineare come la Resistenza coinvolse proprio tutti, anche cattolici e preti.

Pur senza cortei e manifestazioni, la Festa della Liberazione avrà comunque un momento di unità e partecipazione molto forte. Alle 15, l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale, è stata lanciata l’idea di esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e di intonare Bella ciao. Una forma di testimonianza e non una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime del coronavirus. Sottolinea Ciervo, “è un rendere omaggio ad altri morti e a coloro che non sono morti ma hanno pagato un prezzo della loro giovinezza” ma anche un gesto per “non darla vinta a chi vorrebbe considerare questa canzone come qualcosa di divisivo, che non appartiene al popolo italiano”.

Non ci saranno, invece, tutti gli appuntamenti che erano stati programmati per celebrare adeguatamente i 75 anni del 25 aprile. Anche a Benevento, ad esempio, sono saltate tutte le iniziative già organizzate. Non ci sarà l’intervento della scrittrice Viola Ardone, autrice de “Il treno dei bambini” edito da Einaudi; non si terrà lo spettacolo teatrale insieme alla compagnia Solot e neppure il convegno organizzato in collaborazione con l’Università del Sannio.

Non c’è nessun rimpianto nelle parole di Ciervo, piuttosto l’impegno a “lavorare per ricostruire il Paese” dove, però, non sono in pericolo le libertà costituzionali. “Credo che l’attuale restringimento delle nostre libertà personali è una situazione legata ad una emergenza. Abbiamo sufficienti anticorpi per comprendere che dietro non c’è un disegno politico. Ci stiamo sacrificando, stiamo resistendo ma sappiamo che torneremo alla nostra vita, pur dovendo prestare maggiore attenzione nei nostri rapporti sociali”.

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