Riapriamo almeno le librerie

E’ atteso tra oggi e domani un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che prorogherà le misure restrittive in seguito all’emergenza coronavirus. Con tutta probabilità si andrà avanti con il “lockdown” almeno fino a dopo Pasqua, in attesa di verificare giorno per giorno quale direzione prenderà la curva dei contagi. Dal Governo fanno filtrare che resteranno aperte soltanto le attività essenziali, a iniziare dalle fabbriche delle catene alimentari e farmaceutiche. L’invito generale è ancora una volta quello di restare a casa, limitando al minimo le uscite.

In questi giorni, però, sta montando un appello corale rivolto alla riapertura immediata delle librerie che sono state chiuse, tra lo stupore generale, insieme a tutte le altre attività commerciali non essenziali. Restano aperte le tabaccherie, ma le librerie no, proprio ora che la lettura è possibile e necessaria.

“Riapriamo le librerie, come le edicole, perché curano l’anima”. Il primo a lanciare il sasso nello stagno è stato la settimana scorsa il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, intervenendo in Senato dinanzi al premier Giuseppe Conte che riferiva a proposito del Covid-19. Una richiesta che ha fatto breccia nell’opinione pubblica, visto che è stata ripresa da diversi quotidiani italiani.

Su Il Foglio, ad esempio, è apparsa la “preghiera riaperturista” di Camillo Langone: “Si riaprano le librerie perché se si aspetta la fine dell’epidemia ne riapriranno pochissime. Non ci si rassegni a questa Italia lazzaretto e canile, in balìa di schermi ansiogeni. Si riaprano le librerie, luoghi ansiolitici”. Ovviamente, per Langone, la riapertura dovrà avvenire in sicurezza. Da qui alcune proposte pratiche rivolte alle librerie: “Si chieda loro di consegnare gratuitamente a coloro che devono rimanere a casa” così come “si comprino i libri direttamente dai loro siti o dai siti delle case editrici”.

D’accordo con il parlamentare fiorentino si è detto anche Michele Serra nella sua Amaca su La Repubblica. “E’ un momento favorevole ai libri, ce n’è bisogno, averne in casa anche una piccola provvista è come avere una dispensa munita. Quella di Renzi è una proposta giusta, specie dal punto di vista psicologico. Se dobbiamo, come si dice ogni giorno, rimettere in ordine i bisogni, non c’è dubbio che i libri abbiano riguadagnato, nelle ultime settimane, parecchie posizioni in classifica”.

Che i libri siano necessari come il pane lo ha fatto notare anche la grande scrittrice Dacia Maraini che ieri è intervenuta su La Nazione: “Come non capire che la lettura ha la capacità di farci volare fuori dalla finestra e portarci in nuove case dove si mangia quando si soffre la fame o si ragiona di libertà quando ci viene negata?”.

Il paradosso del caso italiano si comprende di più se confrontato con quanto avviene all’estero, in particolare con la Gran Bretagna. Anche oltremanica le librerie hanno abbassato le saracinesche, eppure le vendite dei libri sono schizzate. In particolare quelle dei tascabili di narrativa nei supermercati sono salite del 35 per cento nel giro di una settimana. Anche l’on-line, a differenza del nostro Paese, viaggia molto bene. Il Guardian ha scritto che gli acquisti in rete dei volumi sono cresciute del 400 per cento.

Dati che dicono chiaramente la necessità che il Governo riveda la sua decisione e riapra almeno le librerie che pur devono impegnarsi a rispettare tutte le norme di sicurezza così come già avviene in farmacia o al supermercato. Ne hanno bisogno i lettori ma anche le aziende del settore che, già prima del coronavirus, avevano registrato un crollo nelle vendite pari al 25 per cento rispetto all’inizio del 2019, ed ora si parla di un calo del 70 per cento del volume d’affari. Una batosta per il settore librario a cui occorre dare una risposta immediata.

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