Cinque minuti di silenzio per le vittime del coronavirus

Abbiamo bisogno di un pensiero collettivo dedicato a tutte le persone che stanno morendo in questi giorni senza funerali per via delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. A chiederlo è il poeta Franco Arminio che propone per domenica 29 marzo, alle ore 12, cinque minuti di silenzio in tutte le case, cinque minuti senza televisione, senza computer, cinque minuti per chi è morto senza avere intorno i suoi familiari, per chi è morto senza il saluto della sua comunità.

Arminio ha lanciato la sua idea attraverso il suo profilo Instagram, lo stesso che ha utilizzato per condividere il suo numero di cellulare con tutti i suoi followers che possono chiamarlo dalle 9 alle 11 per parlare con lui, condividere preoccupazioni, angosce e speranze di questi giorni sospesi. Sempre attraverso i social, il paesologo, come ama essere chiamato, ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio, ai presidenti delle Regioni e ai sindaci per rilanciare la sua proposta.

“Partecipare a un rito collettivo, anche se a casa propria, è un bel gesto di salute morale – ha scritto Arminio – e credo sia interesse di chi ci governa, a livello centrale e locale, avere una popolazione coesa e attenta, rispettosa delle regole e vicina al dolore di chi ha perso i suoi cari”. Non saranno cinque minuti banali, ha osservato il poeta di Bisaccia in Irpinia, perché “restare umani è un compito che non contrasta con quello di rimanere sani”.

Sono tante le adesioni che Arminio sta raccogliendo in rete in vista di domenica. Semplici cittadini, così come donne e uomini della cultura, dell’arte, dello spettacolo, giornalisti e anche qualche rappresentante delle istituzioni.

Dell’appello social, ad esempio, ne ha parlato anche Davide Crippa, capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Camera dei Deputati, intervenendo in aula nel dibattito sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte a proposito del Covid 19. Facendo riferimento alla proposta di Arminio, il parlamentare ha dichiarato che si tratta di “un silenzio importante, che ognuno potrà usare come vuole, religioso o meno, per ricordare tutti coloro che ci hanno lasciato e che vista l’emergenza non hanno neppure potuto salutare i propri cari e la propria comunità”.

A chiedere al Governo di formalizzare il suo sì alla proposta dello scrittore è anche la giornalista Concita De Gregorio che ieri è intervenuta sulle colonne de La Repubblica. Cinque minuti, ha argomentato la De Gregorio, “per i funerali che non si possono celebrare, per i morti che non si possono seppellire, per loro che vanno – da soli, nudi – e per noi che restiamo”.

Intervistato da Mario Calabresi per la sua newsletter, Franco Arminio ha concluso spiegando che questo momento di lutto nazionale è importante perché ci vuole “un momento collettivo di ricordo, servirebbe a produrre coesione, solidarietà, qualcosa di utile anche per ricostruire dopo”.

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