Il giornale fatto coi piedi: diario di un inviato speciale

Giovanni Morandi non ha bisogno di presentazioni. Fiorentino doc, ha alle spalle una lunga carriera di giornalista e di direttore di importanti testate come “Il Giorno”, “Il Resto del Carlino” e il “Quotidiano Nazionale”. Per molti anni è stato inviato speciale, una figura sempre più rara nella carta stampata di oggi che non può più sostenere i costi di una figura professionale così preziosa. Proprio a questo spaccato di vita è dedicato l’ultimo libro di Morandi intitolato “Il giornale fatto coi piedi. Storie di un inviato speciale”, edito da Pagliai, che è stato presentato ieri pomeriggio al Caffè letterario del Teatro Niccolini di Firenze.

Nonostante abbia vissuto 320 giorni all’anno all’estero per diversi lustri, Morandi è ancora molto amato e apprezzato a Firenze. Non solo e non tanto perché è stato una colonna de “La Nazione”, ma perché non ha mai perso il contatto con la sua città dove la sua famiglia ha sempre vissuto. Il testo, d’altronde, si colloca proprio nella sfera personale. L’autore ha raccontato che “il libro nasce per una storia di famiglia, per una richiesta dei miei figli desiderosi di conoscere ciò che avevo visto quando loro erano ancora piccini. In questo sono stato aiutato dal fatto che negli anni in cui ero lontano da casa mi sono dotato di agende annuali nelle quali appuntavo i miei spostamenti. In più viaggiavo con dei quadernini dove scrivevo alcuni particolari che vedevo ma che non avevano a che fare strettamente con il mio lavoro”.

Il libro, però, non è un diario fedele degli anni in cui Morandi è stato un inviato speciale. La sua attività giornalistica si può leggere in filigrana perché le pagine sono dense di particolari che nei suoi articoli non potevano essere riportati. “Mi sono reso conto che stavo raccontando un mondo che non esiste più. Così ho sentito l’esigenza di riempire un vuoto, una mancanza di conoscenza da parte delle giovani generazioni”. Non c’è nostalgia per un passato che non tornerà ma la lucida analisi dei cambiamenti in atto nel mondo del giornalismo. “La differenza tra ieri e oggi è riassumibile nel pavimento delle redazioni. Prima era pieno di carta perché, prima di indovinare l’attacco dell’articolo, si stappavano molti fogli dalla macchina per scrivere. Prima si consumavano le scarpe per andare sul posto, oggi si consumano gli occhi vicino al computer”.

Il segreto dell’inviato era la grande alleanza con l’imprevisto. “Tutte le volte che succede qualcosa di straordinario – ha rivelato Morandi – non è merito tuo ma delle circostanze. Ci si accorge di come il destino si diverte a muovere le pedine e il caso è generatore di storie da raccontare”. Nel libro, infatti, vengono riportati numerosi di questi aneddoti come quando, corrispondente in Urss, avendo deciso di fare una passeggiata, vide ammainare la bandiera rossa sul Cremlino; oppure come quando per un ascensore guasto, finì nella sala intercettazioni della polizia segreta di Bucarest; o ancora come quando, per un detector spento, entrò armato di pistola nella basilica di San Pietro in Vaticano.

Per tutti questi motivi l’editore Antonio Pagliai ha definito il volume “ricco di contenuti”, sottolineando come “la qualità della scrittura di Morandi non sta nello stile ma nell’osservazione intelligente della realtà che lascia molto spazio alla riflessione”.

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