A Fucecchio una Summer School nel nome di Indro Montanelli

La Fondazione Montanelli – Bassi di Fucecchio, in provincia di Firenze, ha promosso una Summer School sul giornalismo internazionale che si terrà dall’8 al 13 luglio nella sede del Palazzo della Volta. L’iniziativa gode della collaborazione della locale Amministrazione Comunale, dell’Università di Pisa e del Dipartimento di civiltà e forme del sapere. Nel corso delle giornate si alterneranno 18 relatori che parleranno a 25 giovani che si stanno avvicinando al mondo del giornalismo e della comunicazione. La Summer School non a caso si svolge a Fucecchio che è la terra natale di Indro Montanelli, uno dei più grandi giornalisti del Novecento, che anche all’apice della sua carriera professionale non ha mai rinnegato o dimenticato le sue origini toscane.

A inaugurare ieri il corso, che è alla sua prima edizione, è stato il direttore de L’Espresso, Marco Damilano, che ha tenuto una lectio magistralis aperta anche agli iscritti all’Ordine dei Giornalisti della Toscana e al pubblico su “Le sfide del giornalismo: tra social media e limitazioni della libertà di espressione”. Prima del suo intervento, hanno salutato il presidente della Fondazione Alberto Malvolti, il sindaco Alessio Spinelli, il vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana Michele Taddei e il professore dell’Università di Pisa Arturo Marzano.

Damilano ha iniziato il suo intervento ricordando la figura di Montanelli che nel 1987 volle istituire la Fondazione. “E’ stato un mito del Novecento. Ha dato il senso di questo secolo”. A seguire il direttore è entrato nel vivo del tema della conferenza, sottolineando che le categorie del tempo e dello spazio non sono più attuali per il giornalismo odierno. “Anche se c’è un pezzo di quel mondo che è ancora legato a questa liturgia, oggi ciascuno di noi può costruirsi il proprio palinsesto delle notizie. Assistiamo ad una invadenza dell’informazione, possiamo sapere tutto in tempo reale. Eppure siamo in una stagione di grande debolezza del giornalismo perché è venuto meno un modo di raccontare, vedere le persone, dare una lettura degli avvenimenti”.

Per Damilano, “siamo immersi in una rivoluzione paragonabile a quella di Gutenberg. Il giornalismo novecentesco era una mediazione. Oggi è non è più così. Ogni innovazione tecnologica porta a una innovazione culturale. La rete ha portato alla disintermediazione. Ognuno pensa di potersi fare il suo giornale, il suo articolo, il suo frammento, il suo palinsesto, la sua opinione, secondo i propri gusti. Prima, invece, c’era qualcuno che stabiliva una gerarchia delle notizie”. Una categoria che tale rivoluzione ha introdotto è quella dello storytelling. “Raccontare una storia è molto importante e il potere usa la narrazione per parlare soltanto delle cose positive, disinnescare il potere della stampa. Il giornalismo ha perso credibilità e fiducia ed è percepito da molti lettori esattamente come lo percepiscono tanti politici democratici”.

Ma di cosa dovrebbe occuparsi il giornalismo, anche per riacquistare quella credibilità perduta? Damilano ha tentato di tracciare un percorso ai giovani che lo ascoltavano. “Prima viene il bagaglio di letture, di scritture, di parlare, di essere curiosi. Soltanto dopo viene la necessità di raccontare. Altrimenti il giornalismo diventa una catena di produzione”. Il giornalismo si occupa di tre cose: la prima è la libertà. Ne è un fattore perché è un limite ad una idea anarchica della società. Il secondo è la verità. Il giornalismo, come la democrazia, è ricerca della verità, anche se è impopolare perché siamo nell’epoca della post verità. Il terzo campo di intervento del giornalismo è il potere anch’esso disintermediato e quindi in grave difficoltà.

Una situazione complessa che impone di trovare elementi positivi da cui ripartire. Concludendo, il direttore de L’Espresso ha elencato le virtù del giornalismo contemporaneo: la memoria per ricostruire un contesto, sapendo che c’è un prima e un dopo; la profondità che è contrapposta alla superficialità, al fatto che tutto scorre senza argine; l’autenticità contro la massificazione, la standardizzazione che produce notizie disincarnate.

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