Focus dell’Anpi sui fascisti del terzo millennio

“L’umanità al potere” è il titolo della festa provinciale dell’A.N.P.I. di Firenze, inaugurata ieri presso il Circolo Rondinella del Torrino, al Lungarno Soderini. Una quattro giorni di dibattiti, di musica e di socializzazione, all’insegna di temi forti come l’antifascismo, la tutela delle minoranze, il lavoro e la legalità. Fronti sui quali i partigiani italiani, da tempi non sospetti, sono impegnati in prima linea e si fanno sentire nel dibattito pubblico.

La prima giornata è stata dedicata a un confronto sull’estremismo di destra tornato di moda nel nostro Paese, non tanto dal punto di vista elettorale ma nel raccogliere il malcontento che serpeggia nelle periferie. Malcontento che spesso rischia di trasformarsi in violenza. Quando si parla di estremismo, si fa ovviamente riferimento a CasaPound ma non solo. Nel corso del dibattito, si è analizzato come tali organizzazioni operano e si muovono in Europa, in Italia e a Firenze. Punto di partenza della discussione la recente decisione del movimento capitanato da Di Stefano che non parteciperà più a nessuna competizione elettorale pur continuando la sua attività politica sul territorio.

All’incontro hanno partecipato Elia Rosati dell’Università di Milano e Giorgia Bulli dell’Università di Firenze. A coordinarli Giovanni Baldini della redazione di Patria Indipendente, il quale ha subito chiarito che quando parliamo di nuove destra bisogna far riferimento almeno a 40 sigle, alcune delle quali microscopiche, che non sempre sono rilevanti sotto l’aspetto elettorale ma che fanno molta presa negli strati più disagiati della popolazione.

Tra queste un ruolo rilevante è svolto da CasaPound che Rosati ha definito come un progetto sperimentale dentro al movimento giovanile. “Nel corso degli anni è stato costruito in maniera strategica un progetto organizzativo e di socializzazione che ha portato una rivoluzione nel linguaggio e nei modi di essere, a portare dagli anni 90”. Le radici della nuova destra vengono da lontano. La sua classe dirigente si è formata nel movimento giovanile del Movimento Sociale. “Possiamo dire che una dozzina di giovani romani hanno riorganizzano la militanza fascista. Sono molto attenti alle possibilità che offre internet, perché hanno compreso che la comunicazione è un campo fondamentale della battaglia politica”.

E’ stata messa in campo, quindi, una modalità fascista di socializzazione. Rosati ha sottolineato che CasaPound ha sedi che “sono centri sociali veri e propri dove si ascolta musica, si beve qualcosa, si comprano magliette, si assiste alla presentazione di un libro”. La loro strategia è quella di soffiare sul fuoco delle paure e di produrre idee. “Hanno una scuola quadri, una casa editrice, un giornale in edicola. Hanno prodotto una grammatica: prima gli italiani è un loro slogan del 2012 così come sono stati i primi a parlare di sostituzione etnica”. La loro organizzazione, ha concluso il docente, è militante in vecchio stile, con giovani fanatici, squadristi, violenti. Non sono dei balordi, sono ragazzi normali, borghesi, sono i fascisti della porta accanto.

Anche la professoressa Bulli ha insistito sul carattere giovanile della base di CasaPound. Una base che si caratterizza per il rispetto del leader, la penetrabilità e la normalizzazione della loro presenza. Il ruolo della donna nell’organizzazione è molto minoritario o comunque destinato solo ad alcuni aspetti. La gerarchia e l’ordine sono aspetti molto importanti del movimento che ha fondato una estetica della violenza sia nell’atto che nel patrimonio simbolico. Un’estetica che ha attirato l’attenzione degli osservatori che li hanno definito fascisti del terzo millennio. Bulli ha poi fatto una panoramica internazionale, sottolineando che CasaPound funziona come cinghia di trasmissione con altre organizzazioni e movimenti più strutturati. Il modello italiano, però, non è stato replicato altrove anche se in tutta Europa si assiste a fenomeni di radicalizzazione.

Prima del dibattito, la festa si è aperta con il saluto del vicesindaco di Firenze Cristina Giachi la quale ha ricordato i partigiani Silvano e Angela scomparsi entrambi quest’anno. “Loro due – ha detto il numero due di Palazzo Vecchio – ci hanno insegnato che la Resistenza è stata la loro vita mentre per noi è soltanto un racconto. Dobbiamo quindi custodire viva questa memoria e trasmetterla alle giovani generazioni. I tempi richiedono un impegno in prima linea e l’unico modo di resistere a questo clima di odio e di violenza è leggere, studiare, ascoltare i racconti. Siamo in una bolla di ignoranza. Ci vogliono chiusi e cattivi. Questi sono i posti dove ci si ricorda che c’è tanto da fare”. Emozionante è stata la lettera di saluto inviata all’Anpi da Alessandro Orsetti, il padre di Lorenzo, il giovane fiorentino ucciso dall’Isis in Siria nel marzo scorso e sepolto il 24 giugno nel cimitero alle Porte Sante.

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