La Fiom suona la sveglia alla sinistra

C’è ancora vita a sinistra del Partito Democratico? Pare di sì stando al successo della festa della Fiom Cgil di Firenze che si è conclusa ieri sera dopo quattro giorni di dibattiti, musica e assemblee nello scenario del Circolo Rondinella del Torrino.

La kermesse dei metalmeccanici della Cgil ha registrato il tutto esaurito, segno che c’è ancora voglia di partecipare ma anche di offrire al popolo della sinistra una narrazione alternativa a quella del Governo gialloverde così come del centrosinistra targato Zingaretti.

Nel capoluogo toscano sono arrivati, tra gli altri, Ilaria Cucchi per parlare di giustizia, Maurizio Landini per presentare il nuovo corso del sindacato e Francesca Re David per fare il punto su diritti civili e sociali dei lavoratori.

Attesissimo era l’intervento di Mimmo Lucano che avrebbe dovuto discutere di immigrazione. Purtroppo l’ex sindaco di Riace, stanco per le vicende giudiziarie e politiche che lo stanno riguardando, ha declinato l’invito. Un vero peccato perché il dibattito di venerdì sera è stato quello che ha offerto i maggiori spunti di riflessione, presentando un modello di accoglienza e di gestione del fenomeno migratorio alternativo a quello di Salvini. Ne hanno parlato, coordinati da don Andrea Bigalli di Libera, il giornalista Sandro Ruotolo, il parroco di Vicofaro don Massimo Biancalani, lo storico dell’arte Tomaso Montanari e il segretario della Fiom di Firenze Daniele Calosi.

Sullo sfondo la vicenda della Sea Watch dove la propaganda e la strumentalizzazione hanno sostituito la politica che è afona se non completamente assente. “L’Italia – ha esordito Ruotolo – è un Paese che ha sempre convissuto con l’emergenza immigrazione. Siamo storicamente un punto di approdo. La differenza rispetto al passato è che oggi non c’è più la politica ad affrontare i problemi. Il punto non è stabilire chi ha ragione e chi ha torto perché siamo dinanzi a un impazzimento della realtà. Sull’accoglienza l’Europa e l’Italia si nascondono dietro un dito. Ne fanno una questione di ordine pubblico, di sicurezza quanto invece è un fenomeno che va gestito politicamente. A ciò aggiungiamo un giornalismo che alimenta fake news e definisce clandestini queste persone”.

Che attorno ai migranti si gioca una partita difficile lo testimonia anche quanto sta accadendo a Vicofaro, un piccolo centro della provincia di Pistoia, dove una comunità parrocchiale è finita nel mirino per il modello di accoglienza messo su. A parlarne è don Biancalani: “Abbiamo deciso di entrare in una questione epocale. Forse lo abbiamo fatto con una certa ingenuità ma non potevamo restare fermi dinanzi ai tanti naufraghi che ci sono in mezzo ai nostri quartieri. Ci sono immigrati che non vengono inseriti nel sistema dell’accoglienza ed invece ci vorrebbe più impegno per i processi di integrazione. Ci sono ragazzi che vagano e finiscono nelle mani di imprenditori senza scrupoli o del caporalato”. Una ricetta il sacerdote pistoiese non ce l’ha però traccia una strada: “Bisogna lavorare sui territori. Avere il coraggio di raccontare la vita di queste persone. Prendere coscienza del fenomeno. Riformare il sistema della cooperative, magari guardando ad altre esperienze europee. Se non faremo qualcosa resteremo schiavi delle paure”.

La questione di fondo è proprio questa. Cosa si contrappone alla narrativa di Salvini? Una risposta prova a darla Tomaso Montanari: “Siamo nel mezzo di una egemonia culturale di destra. Raccogliamo i frutti dei disastri compiuti negli ultimi trent’anni. Questo non riguarda soltanto la politica ma anche il senso comune. Il conflitto tra bianchi e neri è stato alimentato dall’industria della paura e si smantella soltanto attraverso la riproposizione del conflitto sociale. Se non si riparte da qui continuerà la lotta tra i poveri e i più poveri”. Per lo storico dell’arte fiorentino, però, il problema non è il ministro dell’Interno ma la sinistra. “La retorica securitaria ha riguardato anche un certo mondo della sinistra, anche nella città di Firenze. Se diciamo che siamo fuori dal contagio significa che non abbiamo capito nulla”.

Allora per cosa conviene combattere? La Fiom non ha dubbi. “C’è una responsabilità collettiva che ci sentiamo di assumere”, ha detto il segretario Calosi tirando le fila del dibattito. “Non si ragiona più come collettivo ma come individui. Noi stiamo insieme per la giustizia di tutti. L’arretramento delle condizioni lavorative è colpa anche delle scelte del sindacato. Bisogna risvegliare una coscienza sociale”.

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