L’Accademia dei Georgofili in campo contro le fake news

Ricucire il rapporto di fiducia tra scienza e opinione pubblica. E’ questo uno dei principali obiettivi del Protocollo d’Intesa tra Accademia dei Georgofili e Aset, l’Associazione Stampa enogastroalimentare Toscana, firmato ieri al termine della giornata di studio su “L’agroalimentare tra formazione e informazione” organizzata in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Toscana.

La prestigiosa istituzione culturale fiorentina scende in campo consapevole che l’informazione agricola e agroalimentare, con tutte le sue implicazioni, è oggetto di grande attenzione, soprattutto attraverso i media generalisti. Una mediazione fondamentale che necessita però del contributo di giornalisti non solo professionalmente preparati, ma anche dotati di una competenza specifica. Da qui l’idea di un convegno rivolto a chi sul campo deve contare su una solida esperienza ma anche su una formazione dedicata.

Ad aprire i lavori, coordinati da Stefano Tesi, è stato il presidente dell’Accademia Massimo Vincenzini il quale ha sottolineato l’importanza del settore agroalimentare nel dibattito pubblico nonostante si assiste a una grande distanza tra la realtà scientifica e le opinioni che vengono espresse sui mezzi di comunicazione. Perciò anche i giornalisti hanno bisogno di chiarirsi le idee e da questo punto di vista i Georgofili possono svolgere un ruolo molto importante visto il vasto bagaglio di impegno e di esperienza. Una necessità condivisa anche dal presidente di Aset, Leonardo Tozzi, che ha parlato dell’impegno dell’associazione a far emergere il tema della qualità dell’informazione enogastronomica e del mondo della produzione agricola.

Il successivo dibattito è stato arricchito dagli interventi di diversi relatori provenienti dal mondo universitario ma anche del giornalismo di settore. Molto interessanti le considerazioni del prof. Enrico Cini, presidente del Corso di laurea in tecnologia alimentare dell’Università di Firenze, che è partito denunciando il solco che si è aperto tra ricercatori e divulgatori. L’auspico del docente è che ci siano possibilità di dialogo e di discussione tra le due categorie, con un maggiore flusso di informazioni in uno scenario che riporti le varie figure professionali ad un rispetto dei ruoli e delle competenze.

Sul primato della scienza si è detto d’accordo anche Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie, secondo cui “l’informazione e la comunicazione in agricoltura esigono specifiche competenze per conciliare accuratezza tecnico-scientifica e rigore legale con le capacità interpretative del lettore. Sempre sul fronte giornalistico, Alessandro Franceschini, direttore di My fruit, ha evidenziato che l’ambito agroalimentare rappresenta uno dei settori più complessi ed eterogenei che possa capitare di dover affrontare all’interno della propria carriera professionale. Ciò perché il settore riguarda tematiche anche molto differenti con implicazioni sul piano economico e sociale.

In Italia, comunque, non mancano occasioni di formazione e di riflessione. Sicuramente una menzione merita il Festival internazionale del giornalismo alimentare di Torino presente alla giornata fiorentina con il suo presidente Massimiliano Borgia. Nel suo intervento, il responsabile della kermesse piemontese ha chiarito che i cittadini chiedono un’informazione completa sul cibo guardando soprattutto ai giornalisti anche se poi, soprattutto sul web, dominano figure meno professionalizzate come i food blogger o i food influencer che non assumono le regole deontologiche della categoria.

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