Cosa scrivono i giornali sul “Natale senza compiti”

Com’era prevedibile, l’annunciata circolare del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che inviterà i docenti a ridurre il carico dei compiti a casa per le imminenti vacanze natalizie, ha guadagnato enorme spazio sui giornali oggi in edicola. La proposta dell’esponente di governo campeggia su tutte le prime pagine dei quotidiani e ne occupa diverse all’interno, andando a comporre un dibattito a più voci che coinvolge politici, insegnanti, pedagogisti, psicologi ed editorialisti.
Ovviamente le parole di Bussetti hanno lasciato il segno visto che l’argomento dei compiti a casa è materia sensibile per migliaia di famiglie italiane. La prevista riduzione del carico di lavoro ha spaccato l’opinione pubblica anche se, da un veloce sondaggio sulla rete, sembra che il ministro goda del favore della maggioranza degli interessati. Tra i contrari, invece, c’è l’opposizione che, attraverso Matteo Renzi ed Anna Ascani, ha criticato l’annuncio del numero uno della scuola, invitandolo ad occuparsi di edilizia, pianta organica e delle altre vere urgenze che riguardano l’istruzione nazionale. Dello stesso parere anche l’Anief che chiede al governo di concentrarsi sui tanti fronti aperti come la carenza di aule e di personale, lasciando da parte gli annunci mediatici.
Messa a tacere la spicciola polemica politica, andiamo però a leggere insieme alcuni interventi interessanti che sono comparsi oggi sulla stampa in edicola e che possono orientare in maniera corretta il dibattito in corso.
Innanzitutto sul Corriere della Sera c’è Massimo Gramellini che, nel suo consueto caffè in prima pagina, la butta sul ridere. Riferendosi alla proposta di Bussetti, la firma di punta del quotidiano milanese nota che “l’alleggerimento delle servitù scolastiche sembra inserirsi a meraviglia in un consolidato filone di pensiero del governo, volto a gratificare la pigrizia che alberga in tutti gli elettori, presenti e futuri”. Secondo Gramellini, quindi, l’alleggerimento dei compiti è coerente con l’azione del governo: “Si comincia con il mettere in discussione l’indispensabilità dei vaccini per garantirsi il consenso dei più piccoli, che non smaniano dalla voglia di lasciarsi sforacchiare da un ago. Si passa poi a sedurre i più grandi, riducendo i compiti a casa per aumentare il tempo libero da trascorrere con i familiari, in realtà in solitudine davanti al computer. Il passo successivo sarà l’estensione agli adulti del diritto al relax, grazie al reddito di cittadinanza”.
Più serioso, ma comunque critico, l’intervento di Alessandro Perissinotto, pubblicato sul Mattino di Napoli, che si rivolge direttamente al ministro: “Le famiglie possono rimanere unite anche facendo i compiti, anche nel nome della cultura da condividere”. Per lo scrittore, la proposta di meno compiti a casa fa venire in mente quelli che “per farsi volere bene (non solo dai bambini, ma anche e soprattutto da quei bambini troppo cresciuti che hanno in mano la scheda elettorale) non esitano a offrire generosi regali, incuranti del loro potenziale diseducativo”. Perissinotto è quindi un fan del compiti a casa che “non sono, come vorrebbero farci credere, la punizione sadica inflitta ai nostri figli da professori frustrati e incapaci” ma “una parte del nostro sistema formativo”. I compiti delle vacanze danno continuità all’apprendimento anche se c’è stata una evoluzione della didattica sul lavoro da svolgere in autonomia.
Sempre sul Mattino, ad esempio, lo scrittore e docente Eraldo Affinati sostiene che l’insegnante deve valutare caso per caso: “La questione dell’utilità dei lavori a casa c’è ma non è risolvibile con una regola generale”. Affinati propende per la strategia del compito smascherato: “Immaginiamo uno studente che scrive male, è svogliato. A un certo punto l’insegnante si accorge che sa aggiustare i motorini. Allora tu gli dici: mi interessa il tuo lavoro, mi scrivi come si fa a smontare una candela? Se il ragazzo si sente apprezzato, scrive e qualcosa ne esce”.
Più complessa infine la riflessione che propone Federico Taddia sulla Stampa di Torino. Per il giornalista è sbagliato confinare il dibattito nel recinto della proposta avanzata da Bussetti. “”La rivoluzione – se la si vuole fare – non può limitarsi ai compiti ridotti: deve coinvolgere didattica e risorse, programmazione e attrezzature”. I compiti servono “se dati nella giusta misura, se giustificati, se diventano un sostegno e non una gogna, se vengono corretti dai prof e se non s’intromettono i genitori”. Ma i compiti servono, è il punto centrale dell’editoriale, “se sono inseriti in un rapporto di fiducia, di relazione e in una dinamica dove l’apprendimento e il rapporto docente/alunno va oltre la dicotomia lezione in classe/studio a casa”.
Sin qui la rassegna stampa di oggi. Siccome il tema è attuale e irrisolto c’è da prevedere che l’argomento terrà manco sui media anche nei prossimi giorni anche se per il ministro sarà difficile fare marcia indietro viste le aspettative create negli alunni e nelle loro famiglie.

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