Il razzismo secondo Ezio Mauro

L’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro ha scritto il libro inchiesta “L’Uomo Bianco” dedicato ai fatti di Macerata dello scorso 3 febbraio quando Luca Traini impugnò una pistola e sparò contro tutte le persone di colore che incontrava: resteranno a terra sei feriti. Attraverso i particolari di questa storia di cronaca, il giornalista parla dei segni della trasformazione in atto in Italia dove riaffiorano istinti razzisti molto forti e pericolosi. Mauro è stato ieri sera alla Feltrinelli Red di Firenze, in Piazza della Repubblica, per la presentazione del suo libro. Un incontro molto partecipato, introdotto dalle domande di Wlodek Goldkorn, e con Adriano Sofri in prima fila.
La riflessione dell’ex direttore parte dalla vicenda di Pamela uccisa, fatta a pezzi da un nigeriano e vendicata da Luca Traini, un giovane di Tolentino, che Mauro ha studiato attentamente attraverso i verbali dei suoi interrogatori dopo l’arresto e le domande fattegli pervenire attraverso il suo avvocato. Una storia particolare che è la cartina al tornasole di un clima che va diffondendosi nel Paese. Sono ancora vive le immagini di Rosarno oppure della piana di San Calogero o ancora di Goro. Una sequenza di omicidi e di fatti che hanno in comune il clima razzista che si diffonde anche grazie al vento americano di Trump, alla politica sovranista dei nuovi governanti italiani e al senso di smarrimento della sinistra italiana.
La questione è politica eppure, secondo il giornalista, a dominare questa fase sono gli istinti. “Quando tutto torna agli elementi primordiali la democrazia entra in difficoltà, come se fosse soltanto un’infrastruttura della modernità incapace di governare questa regressione”. Al centro non ci sono più le persone ma i corpi che molto velocemente si trasformano in merce politica. “Ci occupiamo molto più dell’uso di quei corpi che del destino di quelle persone”. Anche la povertà è una categoria sociale messa alle strette. “Sta diventando una colpa, introiettata nella coscienza collettiva e nel codice politico dominante”. I neri e i poveri non hanno rappresentanza e sono stati estromessi dai valori che hanno fondato la civiltà italiana. “Ricordati di avere paura è l’esortazione costante dei moderni predicatori che battono le nostre contrade e picchiano alle nostre porte come monaci medievali”.
Per Mauro, ovviamente, uno dei principali responsabili di questa regressione sociale e culturale è l’attuale ministro degli interni Matteo Salvini. “Sul piano mediatico, nel respiro corto delle battute da social network o da talk show passa l’idea di un paese sotto la minaccia sospesa di un’invasione incombente, sollecitato di continuo sulla coppia migrazione/sicurezza, tenuto in uno stato di perenne eccitazione”. L’autore diffida dalla società chiusa che il leader della Lega propugna quotidianamente. “Nella società che si rinchiude, la terra e gli spazi diventano dominanti, la fissità è sicurezza, il movimento è trasgressione, perché è paura della diversità, di veder sbiadire la vernice del conforme e dell’omogeneo in cui ci riconosciamo come in una scatola di specchi, scambiandola per comunità”.
Ma chi è l’uomo bianco? “Siamo noi. Ma se è vero che l’uomo bianco siamo noi perché è così la nostra natura, dobbiamo ricordare che abbiamo rivestito quell’identità primitiva di sovrastrutture storiche e culturali, ci siamo definiti via via l’uomo italiano, l’uomo europeo, l’uomo occidentale. Siamo anche ciò che abbiamo incontrato, che ci siamo costruiti, ciò che siamo diventati nelle esperienze della vita. Ora si assiste a una regressione”. Mauro non invoca il fascismo come fanno alcuni partecipanti alla presentazione ma punta l’indice anche contro la sinistra accusata di non aver un leader, una squadra e un programma chiari che ridica con parole nuove i valori del passato. “Sarebbe bastato il segnale dell’elezione di Trump alla Casa Bianca per non perdersi in inutili divisioni e attrezzarsi a contenere l’ondata sovranista e populista che attualmente governa anche in Italia”.

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