“Ogni vita che ci viene incontro è un dono”

“Chi è il nostro altro?” è l’ambiziosa domanda a cui hanno tentato di dare una risposta l’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana e la Caritas di Firenze nel corso di un convegno che si è svolto venerdì scorso, 28 settembre, nell’aula magna della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. Un viaggio intorno all’uomo che ha raccolto i contributi di filosofi, antropologi, sociologi, biblisti, storici ma anche di scienziati, economisti e pediatri. Un coro a più voci per offrire alla folta platea presente ma, più in generale, all’opinione pubblica una contro narrazione a quella così in voga in questi tempi, tutta incentrata sull’indicare il diverso come un nemico.
A dare subito la direzione di rotta è stato il cardinale arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, che nella sua introduzione ha fatto riferimento alle parole di Papa Francesco: “Ogni vita che ci viene incontro è un dono”. Il presule ha poi sottolineato che l’altro è relazione e conoscenza e che l’incontro è importante per definire se stessi. Definire la relazione come accoglienza, poi, presuppone un dialogo, una disponibilità e una accettazione delle differenze. Concetti non scontati, ha detto Betori, dato che alterità e prossimità sono attualmente in crisi per la diffusione di un individualismo che al massimo contempla la tolleranza nei confronti del diverso. Sulla stessa lunghezza d’onda l’indirizzo di saluto del presidente della Caritas Firenze, Alessandro Martini, che ha ribadito come l’altro debba essere vissuto come un’opportunità. La sfida è quella di superare l’isolamento attraverso il dialogo disarmato e l’ascolto generoso.
Le relazioni del convegno hanno osservato la realtà dell’alterità sotto diverse sfaccettature. Il filosofo don Stefano Grossi si è rifatto al documento conciliare Gaudium et Spes 12 dove si legge che “l’uomo per sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicitare le sue doti”. Per la sociologa Letizia Materassi, è importante maturare una disponibilità a lasciarsi cambiare in tempi in cui la differenziazione sociale, la globalizzazione, l’evoluzione tecnologica e la mobilità individuale modificano le nostre modalità conversazionali e relazionali. Sabrina Tosi Cambini, docente di antropologia culturale nell’Università di Firenze, ha posto l’accento sui concetti di etnia e cultura che circolano molto sui mezzi di informazione ma che corrono il rischio di imbrigliare le vite delle persone provenienti da altri contesti all’interno di stereotipi che lasciano poche possibilità di incontro e confronto paritario. Il biblista Giovanni Ibba, infine, ha chiarito come nella Sacra Scrittura troviamo una grande storia, basata sulla dinamica che produce la relazione, l’indifferenza o lo scontro, tra qualcuno e qualcun altro, con dinamiche che possono essere aderenti alla nostra condizione umana attuale.
Nella seconda parte dell’incontro, alla domanda “chi è l’altro?” hanno risposto figure di persone che ogni giorno si sporcano le mani nella vita lavorativa e sociale. Alessandro Farini del Cnr ha detto che la prima cosa che un fisico deve riconoscere facendo scienza è che esiste una realtà altra da sé e di conseguenza anche che esistono gli altri. Secondo il pediatra Gianpaolo Donzelli, presidente della Fondazione Mayer, attualmente la medicina tecnologica domina sulla medicina umanistica: la centralità non attribuita alla persona ma alla malattia, perpetuando così la scissione tra corpo, mente, tra emozioni, sentimenti e sintomi. Alberto Tonini, docente di Storia delle Relazioni Internazionali, ha fotografato la realtà attuale facendo appello al superamento dell’ossessione identitaria che nasce dall’individuare un nemico nell’altro. L’economista Caterina Francesca Guidi ha infine portato al convegno una serie di dati che dimostrano l’invecchiamento demografico dell’Europa e dell’Italia e dell’incidenza degli stranieri in vari settori della vita sociale, educativa e sanitaria.
L’appuntamento si è concluso con don Fabio Marella, vicedirettore della Caritas diocesana di Firenze, che ha presentato il percorso pastorale 2018/2019.

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