La famiglia ai tempi dello smartphone: la versione di Cazzullo

Prologo d’eccezione per la rassegna “Un mercoledì da scrittori”, promossa e curata dalla cooperativa sociale Macramè e dal Comune di Campi Bisenzio. Ieri sera, nel foyer del teatro “Carlo Monni”, il primo ospite dell’ottava edizione è stato Aldo Cazzullo, scrittore di bestseller ed inviato del Corriere della Sera. L’incontro è stato incentrato sull’ultima fatica letteraria del famoso giornalista, “Metti via quel cellulare”, edita da Mondadori e dedicata al rapporto tra genitori e figli ai tempi dello smartphone. Un tema assolutamente attuale che ha richiamato la partecipazione di numerose persone, ad iniziare dal sindaco di Campi, Emanuele Fossi.
Il cellulare è causa di uno scontro generazionale senza precedenti ma il libro di Cazzullo non ha uno scopo sociologico. E’ piuttosto incentrato sul dialogo tra lui e i suoi figli Rossana e Francesco, entrambi adolescenti e quindi immersi nel mondo della rete. Dunque, le pagine del volume sono dense di scene della vita famigliare. “Per i nostri figli – esordisce il giornalista – il cellulare non è un telefono ma un trampolino per tuffarsi nel mare della rete. L’importante è far capire loro che bisogna restare padroni della tecnologia perché basta dare uno sguardo al mondo di internet per accorgerci che quasi nessuno ascolta, molti offendono chi la pensa diversamente e si diffondono fake news a dismisura”.
Cazzullo elenca le grandi opportunità della rete ma ne denuncia anche i rischi: “La rete sta accumulando potere, orienta la politica, controlla l’economia, distrugge il lavoro del ceto medio. Nonostante ciò, la rivoluzione digitale è la prima in assoluto in cui il padrone viene considerato un benefattore dell’umanità. Eppure sfuggono ai controlli fiscali e stanno diventando i padroni delle nostre anime”.
Siccome il libro è un dialogo, l’autore tiene in grande considerazione anche il punto di vista dei suoi figli e quindi degli adolescenti in generale. Non vuole fare una predica eppure nota che i nativi digitali avranno sicuramente grandi opportunità derivanti dalla rete ma magari non avranno mai letto un libro, né tantomeno giocato a pallone con il proprio babbo. Cazzullo ricorda che a Treviso esiste un campus per nativi digitali di cui ha scritto un collega giornalista di Repubblica ma parla anche dell’esperimento del professore di Prato che ha tolto il cellulare ai suoi alunni per una settimana, raccogliendo il loro plauso per il tempo libero avuto a disposizione.
Esperienze di vita contrastanti che, però, non possono distogliere l’attenzione dal fatto che molto spesso la rete trasforma tutto in fango ed il giornalista fa gli esempi del cantautore Gabbani e del presidente francese Macron che in internet sono cercati non per ciò che fanno e dicono ma per aspetti morbosi della loro vita privata.
Il profilo perfetto per raccontare la rivoluzione digitale è il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. “Siamo nell’era della rivolta contro le élite – nota Cazzullo -. Trump era un outsider, non lo hanno visto arrivare, lo hanno irriso per i suoi tweet e i suoi reality show”. In Italia, invece, abbiamo Grillo che “negli anni ha affinato l’arte di dire alla gente ciò che vogliono sentirsi dire. Il suo successo è figlio della crisi economica e del sistema dei partiti”. La Francia, invece, ha fatto una scelta diversa ed “ha eletto un figlio della casta. Macron, proveniente dalla Scuola di Amministrazione, ha avuto il coraggio di parlare contro lo spirito del tempo”.
La parte conclusiva dell’incontro con Cazzullo è stata dedicata interamente all’attualità politica. Incalzato dalle domande dell’ex capo redattore dell’Ansa Toscana, l’inviato del Corriere della Sera è partito con l’analisi della sconfitta del Partito Democratico, prevedendo che non ci saranno primarie per il successore di Matteo Renzi e che la scelta cadrà molto probabilmente sull’attuale reggente Maurizio Martina. Quanto all’ex segretario fiorentino, Cazzullo ha detto che il giudizio dell’elettorato è stato fin troppo severo nei suoi confronti. Ha giudicato positivamente l’azione del suo Governo ma ha anche detto che si è fatto molti nemici. “Che non aveva il Paese dietro se ne sarebbe dovuto accorgere la sera del 4 dicembre con i risultati sul referendum costituzionale”. L’augurio del giornalista è che Renzi “non si stia preparando un futuro da ex rancoroso come Massimo D’Alema”.
Quanto al Movimento 5 Stelle, Cazzullo ha molto criticato l’annuncio del reddito di cittadinanza che ha monopolizzato la campagna elettorale. “Hanno creato una aspettativa negativa, soprattutto al Sud, perché lo sviluppo si crea con il lavoro e non dando sussidi a pioggia. Il reddito di cittadinanza non è la strada giusta e poi non ci sono i soldi per le coperture economiche”. Sulla Lega, invece, l’ospite ha osservato che la loro insistenza sui migranti muove da un problema reale. “Si è creata una psicosi ed il prezzo lo stanno pagando le classi popolari. E’ stata fatta una operazione strumentale che ha portato sicuramente voti ma ora occorre risolvere il problema”. Un plauso a Matteo Salvini perché “ha compreso che facendo della Lega un partito nazionale poteva diventare capo del centrodestra, smettendo i panni del sindacalista del Nord”.
Infine una previsione sulla nascita del prossimo Governo. Per Cazzullo si tratta di un rebus. Sicuramente non avremo una legislatura lunga e quindi si tornerà presto al voto. Probabilmente l’unico esecutivo possibile sarà composto dai grillini e dalla Lega per modificare la legge elettorale e approvare altri pochi provvedimenti.

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