Elezioni 2018: come voterò il 4 marzo

Condivido il pensiero di quei commentatori secondo cui in queste elezioni politiche la posta in gioco è molto alta. Sul Paese soffiano venti estremisti, populisti e nazionalisti che sono emersi in campagna elettorale in tutta la loro forza. Per questo motivo è stato importante seguire con attenzione il dibattito tra le varie forze in campo e studiare le loro proposte per il futuro dell’Italia. Il giudizio sulla realtà è fondamentale perché ci “costringe” a prendere una decisione e a non stare a guardare al balcone, come ci ha ammonito Papa Francesco nel suo discorso di Cesena il 1° ottobre 2017.
Osservando gli schieramenti che si candidano al governo del Paese, si ha l’impressione che nessuno rappresenti una reale proposta politica rispetto alla delicatezza della situazione italiana. Il più pericoloso, a mio giudizio, è il M5S per le sue spinte populiste e la sua approssimazione nella scelta della classe dirigente e della piattaforma programmatica.
Il centrodestra, invece, è solo apparentemente una coalizione. In realtà i vari partiti sono molto distanti sulle proposte e nello stile. Inoltre mi preoccupano molto le spinte antieuropee, razziste e xenofobe su cui soffiano Lega e FdI a cui si è aggiunto negli ultimi giorni l’utilizzo strumentale dei vessilli religiosi. E’ vero, come ha scritto mons. Negri su “La Verità”, che la politica c’entra con la fede e viceversa ma agitare il Vangelo e il Rosario su un palco elettorale è stata una caduta di stile e rappresenta una deriva molto pericolosa per chi, come me, crede nella laicità dello Stato.
Il Partito Democratico, infine, seppur con errori clamorosi nella conduzione della leadership da parte di Renzi e nel varo di alcune riforme come quella costituzionale, quella elettorale e la “buona scuola”, è l’unico partito in grado di esprimere ancora una classe dirigente, con un solido ancoraggio europeo e con la proposta di continuare il lavoro di governo. L’Italia non può permettersi salti nel buio. Per questo motivo, ho deciso di dare fiducia al centrosinistra, seppur auspico un cambiamento di rotta nella conduzione del partito e di alcune politiche.
Non nascondo che negli ultimi anni non ho risparmiato critiche a Renzi, al suo Governo e al Pd. Innanzitutto perché non mi sono piaciute alcune leggi. Da cattolico, ho trovato eccessiva l’accelerazione su unioni civili e fine vita che non sono certamente priorità del Paese. Ovviamente è eccessivo parlare di attacco sconsiderato e violento alla tradizione cattolica e di leggi eversive dell’ordine sociale, politico e dei diritti della coscienza. I cosiddetti valori non negoziabili non possono diventare la piattaforma per una nuova guerra di religione. La battaglia va condotta su un altro piano che non è quello legislativo, bensì delle coscienze.
A fronte di alcune leggi sbagliate o imperfette, ce ne sono state altre in cui si possono rintracciare i segni della dottrina sociale della Chiesa. Nell’ultima legislatura, nata morta dopo la “non vittoria” di Bersani, sono stati fatti enormi passi avanti come la riforma del “dopo di noi”, e con i provvedimenti sul terzo settore, sul reddito di inclusione, sull’autismo, sullo spreco alimentare, sugli ecoreati, sulla lotta al caporalato, sul servizio civile, sui corridoi umanitari per i migranti.
Detto tutto ciò, sono anche dell’idea che molto probabilmente dopo le elezioni ci aspetta uno scenario di ingovernabilità del Paese. E’ uno scenario da temere perché sarebbe un rischio molto grave per la tenuta delle istituzioni. In tal caso, mi auguro che le forze migliori si mettano insieme per un governo di responsabilità nazionale. Avventure al buio non ci interessano. Si cambi la legge elettorale, che è una “porcata” mascherata, si mettano in sicurezza i conti pubblici e si torni presto al voto.

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