Don Lorenzo Milani: nulla sarà più come prima

E’ alle battute conclusive il programma di celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani. L’atto finale è avvenuto ieri pomeriggio nella pieve di San Donato di Calenzano dove è stato presentato il Meridiano Mondadori che contiene l’opera omnia del prete fiorentino. Un luogo non scelto a caso visto che don Milani visse a San Donato i suoi primi 7 anni di sacerdozio. Giunto nel 1947 da cappellano, vi fondò la prima scuola popolare e, con i suoi ragazzi, compì le ricerche e gli studi per il libro “Esperienze pastorali” che fu messo poi all’indice dal Sant’Uffizio. Milani andò via da Calenzano nel 1954, trasferito dall’allora arcivescovo Florit a Barbiana nel Mugello dove restò priore fino alla sua morte.

L’impressione è che nulla sarà più come prima al termine di questo anno speciale dedicato alla figura di don Lorenzo. Nessuno, neppure qualcuno tra i suoi ragazzi, avrebbe potuto immaginare l’eco che il suo pensiero e la sua azione continuano a suscitare nella Chiesa e nella società civile. Un boom di attenzione dovuto certamente alla visita improvvisa e inaspettata di Papa Francesco a Barbiana lo scorso 20 giugno ma anche alla riscoperta dei suoi scritti che finalmente sono stati raccolti, in edizione critica, in un Meridiano curato dallo storico Alberto Melloni.

Il priore di Barbiana è così annoverato tra i grandi scrittori italiani. Non solo prete ed educatore ma anche produttori di testi, molti dei quali gli provocarono incomprensioni e sofferenze, ma con i quali, ancora oggi, si confrontano preti, insegnanti, politici e giovani. Che la raccolta dei suoi scritti sia stata un’operazione editoriale imponente e storica lo testimonia il fatto che lo stesso pontefice ha voluto dedicare una video recensione ai due volumi in occasione della fiera dell’editoria italiana svoltasi a Milano a fine aprile scorso. Un’apertura di credito senza precedenti nei confronti di Milani da parte del Vaticano che già in precedenza aveva provveduto a ritirare “Esperienze Pastorali” dai libri messi al bando, grazie alla richiesta formulata dall’attuale guida della diocesi di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori.

L’operazione Meridiano è stata possibile grazie al lavoro di ricerca dell’Istituto di Scienze Religiose di Bologna e al contributo economico della Regione Toscana. Dai testi raccolti, tra cui 120 lettere inedite, emerge una continuità e un’unità profonda di tutti gli scritti. Lo ha sottolineato la professoressa Bruna Bocchini Camaiani dell’Università di Firenze che ha poi insistito sul linguaggio semplice e audace di Milani che egli utilizzava quale strumento di lotta sociale. “Don Lorenzo ha lottato per tutta la vita con la carta e la penna perché nella scrittura era alla ricerca dell’essenziale. Aver raccolto tutta la sua produzione permette una conoscenza reale del suo pensiero e rende giustizia alla sua memoria, dando un notevole contributo alla cultura del nostro Paese”.

Da non cattolico, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha riconosciuto che don Lorenzo è stato essenzialmente un uomo di Chiesa e di fede che ha cercato di attuare il Vangelo. “Nel suo pensiero – ha detto l’esponente istituzionale – entra la contingenza della vita. Ha cercato soluzioni ai problemi sociali rendendosi punto di riferimento per quanti ancora oggi vogliono dare un contributo al miglioramento della società”. Le sue idee, ha proseguito Rossi, sono una miniera per credenti e non. “E’ stato un prete che diceva ciò che pensava e faceva ciò che diceva. Un’unità di pensiero e di azione che fa grande la persona, seppur tra polemiche e sofferenze”. Il riferimento è alle ostilità con l’episcopato fiorentino ma anche alla diffidenza nei suoi confronti da parte di altri mondi. Si racconta, ad esempio, che finanche il segretario della locale sezione dei Pci di Vicchio si mobilitò nei confronti dei vertici provinciali del partito affinché promuovessero una scuola popolare che tenesse a bada il grande successo riscosso tra le giovani generazioni del posto dal priore di Barbiana.

Prendendo in prestito le parole di papa Francesco, l’arcivescovo Giuseppe Betori ha dichiarato che don Lorenzo “volle bene alla Chiesa con schiettezza e verità ma senza fratture”. Consegnando poi a Melloni una nuova lettera inedita emersa dai documenti dell’Ufficio economato della Curia fiorentina, il cardinale ha evidenziato che l’azione di Milani è stata educativa e pedagogica. “Fare scuola diventa il centro della sua missione. E’ stato un educatore per dare la parola agli ultimi, nel riconoscimento della figliolanza divina a cui tutti siamo chiamati”. La scuola, dunque, è la chiave dell’evangelizzazione: “Non un rivoluzionario sociale ma un prete è stato don Lorenzo. Voleva rimuovere gli ostacoli per evangelizzare e trasmettere la grazia”.

Entrando più a fonda nella sua vocazione di sacerdote e di credente cristiano, il pastore della Chiesa fiorentina ha disegnato la figura di Milani come quella di un cercatore di Assoluto in grado di prenderlo e di trasformarlo. “Infatti egli smise di essere borghese quando incontrò Cristo e non viceversa”.

 

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