Le campagne elettorali di Benevento viste da Beppe Severgnini

“Entriamo in Campania, attraversiamo un angolo verde d’Irpinia, arriviamo a Benevento, equidistante da Tirreno e Adriatico. In stazione, poliziotti e suore nel deserto domenicale. Appena fuori i manifesti elettorali con i nomi e le promesse di sempre. Sui giornali Crosetto, Carfagna, Caldoro, Cosentino, De Girolamo e Nitto Palma che dice a Enrico Letta: ‘Come osa?’. ‘La crisi spegne la movida in centro. Ridotta la vigilanza’ annuncia l’edizione locale del ‘Mattino’. ‘Più fallimenti e meno divorzi: colpa della crisi’ titola ‘Il Sannio’. Più calma e più matrimoni, dunque. Ma arrivarci così non va bene.

L’istantanea della città di Benevento è stata scattata dal noto giornalista del Corriere della Sera e scrittore di bestseller, Beppe Servegnini, e si può leggere nel suo ultimo libro “Signori, si cambia. In viaggio sui treni della vita”. La citazione del capoluogo sannita si trova a pag. 81, nel secondo capitolo in cui Severgnini descrive la politica italiana in un viaggio in seconda classe che lo ha portato da Trieste fino a Trapani.

Tutto il volume, d’altronde, è il racconto minuzioso ma leggero di una serie di percorsi compiuti in Italia, in Europa e nel mondo per conoscere posti nuovi ed ascoltare la voce della gente. L’autore ha scelto di viaggiare via treno perché “esenta da responsabilità, consente di restare passivi senza sentirsi pigri. Possiamo lavorare e riposare. Possiamo parlare, quando siamo stanchi di leggere. E sognare, quando siamo stanchi di parlare”.

Severgnini dedica un ritratto fugace alla realtà politica beneventana eppure in poche righe coglie alcuni tratti salienti del dibattito cittadino. Si riferisce alla campagna elettorale scorsa per le elezioni del Parlamento ma le sue parole potrebbero essere utilizzate anche in vista della prossima competizione per il rinnovo del Consiglio Comunale di Benevento. Il giornalista ci parla di una città baricentro che però non riesce a sfruttare appieno la sua posizione strategica. Una marginalizzazione causata da una classe politica che propone sempre gli stessi nomi e le stesse promesse. Intanto il centro cittadino si spegne e le aziende falliscono, in assenza di nessuna reazione seria alla crisi economica degli anni passati. Questo era il quadro del 2013. Attualmente la situazione è molta peggiorata. Bisognerà avvisare Severgnini qualora decidesse di aggiornare il suo libro per una ristampa.

La terapia del treno andrebbe suggerita ai politici che in queste settimane si danno da fare per proporsi agli elettori cittadini. “La ferrovia – suggerisce giustamente l’autore – è un’analogia. L’Italia che corre non è diversa da quella che si ferma”. Severgnini è partito da Trieste ed è arrivato a Trapani: 11 giorni di viaggio, più di 2000 chilometri, 16 regioni, 30 stazioni, 27 treni e un autobus sostitutivo. “Finisce col mare a destra, campi verdi a sinistra, tra ruderi, fichi d’India, cavalcavia e limoni. Abbiamo ascoltato centinaia di italiani: tutti in cerca di un centro di gravità permanente. In mancanza di quello, almeno di un’ispirazione: cosa votare stavolta? Il meno peggio, come al solito”. Un’ispirazione che, vedendo le forze in campo, può tornare molto utile per le imminenti elezioni comunali.

Oltre a Benevento nel libro “Signori, si cambia” c’è molto altro. Severgnini ci conduce attraverso gli Stati Uniti dall’Atlantico al Pacifico; segue le rotaie da Mosca a Lisbona; taglia l’Europa in verticale e l’Australia in orizzontale. Tra tutti, come confessa lo stesso autore – il viaggio più emozionante e istruttivo è quello che apre il volume. Gli Usa attraversati con il figlio Antonio da Washington DC a Washington State, 8.000 km in treno, in bus, in automobile.

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