Per il bene di Benevento si può dire solo: vinca il meno peggio

L’enorme carico di problemi e di insidie che presenta una città come Benevento dovrebbe scoraggiare chiunque a voler concorrere alla carica di sindaco. Da settimane invece assistiamo a una ricca sequenza di candidature unite dalla comune volontà di invertire una rotta pericolosamente orientata verso un buco nero finanziario, gestionale, di vivibilità e di immagine del capoluogo sannita.

I partiti sembrano non aver compreso fino in fondo lo stato d’animo dei cittadini che hanno la crescente sensazione che chiunque vada a Palazzo Mosti ormai può fare ben poco, che tutto è perduto. Non è soltanto la litania qualunquista che siamo soliti sentire in televisione. La condizione di Benevento è davvero drammatica. Se ne sono accorti gli abitanti delle periferie dopo l’alluvione del novembre scorso ma è una sensazione che alberga anche nella parte più colta e benestante della città. Del resto, sempre di cittadini beneventani si tratta, i disagi sono più o meno gli stessi per tutti.

A fronte di tutto questo, basta guardare quello che sta accadendo nei vari schieramenti – le tattiche, le accuse, i candidati veri o presunti – per capire come mai tanta gente provi diffidenza, sfiducia o perfino disgusto nei confronti di questa politica. A destra non si capisce cosa stia accadendo (non lo capiscono neanche loro). Non c’è un candidato ufficiale ma fioriscono le ipotesi più disparate: Gianfranco Ucci, candidato “civico” ma già vicesindaco della Giunta D’Alessandro ed esponente di punta dell’Udc ai tempi di Erminia Mazzoni; Raffaele Tibaldi, anch’egli candidato “civico” con i sempreverdi Mario Pepe e Luigi Bocchino e già reduce di una sconfitta cinque anni fa alla guida del Popolo della Libertà; Clemente Mastella, sponsorizzato da Berlusconi e De Girolamo e già ministro della Giustizia nel secondo Governo Prodi, ricordato più per i cambi di schieramento che per le cose fatte.

Il Movimento di Beppe Grillo ha indicato – con 228 punti attraverso il metodo “Condorcet”, non proprio a furor di popolo – Marianna Farese come propria candidata. Le polemiche hanno subito investito la giovane professoressa per il fatto di essere originaria di Airola ed aver lavorato fuori Benevento per alcuni anni. Il che non pare aver scalfito la possibilità del Movimento di conquistare Palazzo Mosti (un voto che premia come già in passato il “marchio” più che i singoli) ma certo non garantisce che il profilo sia quello giusto per cimentarsi con una mission impossible come il governo cittadino essendo Farese alla sua prima esperienza elettorale.

E veniamo al Partito Democratico che, attraverso le primarie, ha scelto il suo candidato ossia Raffaele Del Vecchio, vicesindaco negli ultimi dieci anni. Una persona perbene ma che, dal punto di vista dello spessore politico e della competenza di gestione, ha la consistenza delle ombre di quello che dovrebbe essere il prossimo primo cittadino. Quello della rinascita. Con tutto il rispetto, non assomiglia neanche lontanamente ad Antonio Pietrantonio.

Se il quadro è questo – e, senza presunzione di analisi, lo è – non c’è da aspettarsi la corsa alle urne. C’è, semmai, da constatare che, con questi chiari di luna, sarebbe stato difficile convincere qualche peso massimo (Umberto Del Basso De Caro, Nunzia De Girolamo, Pasquale Viespoli) a candidarsi ma proprio questa è la controprova della scarsa credibilità di un intero sistema politico. Dunque, che dire: vinca il meno peggio.

La foto di copertina è di Ottopagine.net 

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