“La Chiesa è un popolo che vive nel tempo, è un’identità presente”

La fede non è un sentimento, un impegno spirituale personale o un’esperienza socio-politica. Il Cristianesimo vive in un popolo. Soltanto un presente che si radica nel passato permette di progettare il futuro. La fede, quindi, è “qui e ora” ma nasce prima di noi.

Sta tutto qui il succo de “Il cammino della Chiesa. Fondamenti, storia e problemi”, l’ultimo libro di mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e punto di riferimento di Comunione e Liberazione. Sabato scorso il prelato è stato a Firenze, ospite della Fondazione Internazionale “Giovanni Paolo II” per il Magistero Sociale della Chiesa. Un incontro programmato per presentare il volume edito da Ares ma anche per riflettere sul tema “Fare il Cristianesimo: la risposta per un mondo a pezzi” a cui ha partecipato anche Raffaele Tiscar della Rete delle Famiglie Affidatarie di Como.

Nel libro di Negri 2000 anni di storia della Chiesa vengono presi di petto, senza timori o infingimenti. Non è uno scritto clericale ma molto razionale perché la fede è in grado di generare un’antropologia ed un’ermeneutica rigorosa di tutta la realtà. La fede, quindi, illumina la realtà in quanto è espressione di un fatto nuovo di umanità. Da ciò è nato l’approfondimento della tradizione cattolica portata avanti dal vescovo allievo di don Luigi Giussani.

“Aderendo al movimento di CL – ha ricordato Negri – scoprii il volto di una Chiesa bella nonostante ci fosse una storiografia che proponeva la fede come menzogna. Giussani mi invitò a studiare la storia perché senza non può esserci fede”. Rintracciare il filo unico che lega il passato al presente è fondamentale per dare un’offerta più realistica di concepire la Chiesa. Per l’arcivescovo di Ferrara, “la Chiesa è la presenza di Cristo oggi; c’è una continuità quasi fisica con Gesù che è il capo. L’avvenimento di Cristo non si esaurisce in uno scritto. La Chiesa è un popolo che vive nel tempo, è un’identità presente”.

Guai a farsi risucchiare dalle visioni luterana e calvinista che oggi vanno tanto di moda. Il Cristianesimo non è un sentimento ma neppure soltanto azione. “L’avvenimento di Cristo è un uomo – ha scandito mons. Negri -. Recuperata la storicità di Cristo posso recuperare la storicità della Chiesa di oggi”. Una identità forte che poi si traduce in un compito: “La Chiesa ha sempre adempiuto al suo dovere in tutto il suo percorso. La Chiesa vive per annunciare, per comunicare. La missione costituisce la ragione profonda della Chiesa. In ogni avvenimento ci sono degli errori, l’importante è che non ci sia altra preoccupazione come può essere l’affermazione di una ideologia ecclesiastica”.

La missione come ragione di fondo del Cristianesimo va associata al realismo della storia, alle contingenze e al contesto in cui i fatti si sono svolti. Da questo punto di vista la Chiesa ha sempre aperto porte e finestre per consentire a tutti di conoscere la propria storia. Una testimonianza di trasparenza che contrasta con l’esperienza di altri poteri rimasti impenetrabili alla ricerca storica. “E’ giusto studiare la storia per recuperare e vivere seriamente la fede nel Signore e farla maturare nel popolo”, ha sottolineato Negri.

Il Cristianesimo vive per la missione ma è anche una presenza nel mondo. Ciò significa che “giudica ed agisce. Una fede che non giudica non è tale. Stare in silenzio dinanzi al mondo accompagna un’azione sbagliata. Giudicare significa leggere la realtà attraverso alcuni principi. La Chiesa deve annunciare il cambiamento del mondo altrimenti il cristianesimo viene ridotto al massimo ad una identità di aiuto”.

La Chiesa, ha concluso il vescovo, “è un mondo nuovo nel mondo, ha l’impeto della comunicazione per coinvolgere tutti gli uomini in questa esperienza. Non desiderare la conversione significherebbe una Chiesa che non ha la spinta a coinvolgere la vita degli uomini in quella di Cristo”.

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