Primarie: il confronto mancato non è stata una buona idea

Domenica sera sapremo il nome del candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative della città di Benevento. La sfida è tutta interna al Partito Democratico e vede contrapposti due esponenti della Giunta uscente guidata da Fausto Pepe. Da un lato c’è Raffaele Del Vecchio, vicesindaco sostenuto da tutto l’establishment democrat, e dall’altra Cosimo Lepore, assessore ai lavori pubblici con alle spalle tutto il gruppo lealista che fa capo all’attuale primo cittadino. Il risultato delle primarie è ritenuto scontato dalla maggioranza dei commentatori. Salvo sorprese, dovrebbe prevalere Del Vecchio che andrebbe così ad affiancare i candidati già scesi in campo: il “civico” Gianfranco Ucci e la “grillina” Marianna Farese.

In attesa che l’elettorato Pd si pronunci nelle urne, è utile analizzare la campagna elettorale condotta da due competitor democratici in vista delle primarie del 6 marzo. Il bilancio appare alquanto fallimentare soprattutto in riferimento al mancato confronto pubblico. Ad eccezione di Napoli, che conferma la persistente anomalia campana, nelle altre città dove domenica si svolgeranno le primarie ci sono stati momenti di dibattito tra candidati. Un’ottima idea per chiarire il proprio programma agli elettori ma anche per rafforzare il proprio fronte attivando nuove energie.

A Benevento, per ragioni incomprensibili, il confronto non c’è stato. Un errore clamoroso commesso da entrambi i candidati ed avallato dalla segreteria provinciale che ha alimentato i contrasti a mezzo stampa. Peccato perché le primarie dovevano servire a rilanciare un Partito Democratico ed un centrosinistra oggettivamente messi male dopo il sindacato decennale di Pepe che presenta alcune luci ma anche molte ombre. Il confronto poteva essere il momento in cui analizzare i punti di forza e di debolezza dell’Amministrazione uscente ed aprirsi alla società civile per costruire il programma del futuro. Invece abbiamo assistito al campionato del negazionismo da un lato per prendere le distanze dai guai di Palazzo Mosti e alla sindrome di Calimero dall’altro per denunciare il fuoco amico.

Tutto ciò ha prodotto che neanche una volta Del Vecchio e Lepore si sono messi insieme intorno a un tavolo o davanti a una telecamera. Non è una questione tra due persone. E’ il Pd che deve rispondere di questo fallimento. Che partito è quello che non riesce a discutere al proprio interno? Che partito è quello che alimenta personalismi e veleni? Prima di arrivare alle primarie, il Pd avrebbe dovuto sciogliere questi e altri nodi, a iniziare da quelli programmatici. Nulla è stato fatto ed è comprensibile la diffidenza di una parte del partito, quella che sostiene Lepore, nei confronti della candidatura Del Vecchio.

Se poi il vicesindaco dovesse vincere le primarie, con quale faccia il Pd chiederà a tutti di votarlo se non ha chiarito la situazione al suo interno? La verità è che le primarie sono state utilizzate come un atto di ratifica di decisioni prese altrove. Solo temo che avranno l’effetto non previsto di far esplodere il Pd ed il centrosinistra. Provare per credere…

About Pellegrino Giornale