L’inutile patto di cittadinanza siglato da Nardella con l’imam

Si chiama “Patto di cittadinanza” l’ultima trovata di Dario Nardella che si candida a guidare il fronte dei sindaci dialoganti nei confronti della comunità islamica presente in Italia. Mentre tutto il Paese si chiede come difendersi dal pericolo terrorismo, alimentato dall’estremismo musulmano, a Firenze si aprono porte e finestre all’Islam in nome della convivenza, della conoscenza e del rispetto reciproci. Stessa strada intraprenderà domani Torino con il sindaco Piero Fassino e presto tutte le altre città visto che è stato annunciato il coinvolgimento dell’Anci.

I musulmani, quindi, diventano interlocutori delle amministrazioni pubbliche ad iniziare da Firenze, città che diede i natali ad Oriana Fallaci, in prima fila contro il pericolo “Eurabia” e a cui il Comune ancora non riesce a trovare il tempo per intitolarle una piazza o una strada. Meglio sfidare la Lega Nord sul terreno dell’integrazione e del rispetto delle regole. Nasce da qui l’idea del “Patto di cittadinanza”, primo esempio di accordo di questo tipo in Italia. A siglarlo stamani, in una prestigiosa sala di Palazzo Vecchio, il primo cittadino del capoluogo toscano e l’imam Izzedin Elzir, presidente dell’Ucoii, divenuto famoso per le sue comparsate in tv dopo i brutali fatti di Parigi.

C’è chi ha parlato di giornata storica e chi di passo in avanti significativo. Ma basta scorrere le pagine dell’accordo per comprendere che siamo dinanzi all’ennesimo libro dei sogni. Basterà questa iniziativa a bandire ogni forma di estremismo che serpeggia nelle moschee e che spesso alimenta l’odio nei confronti dell’Occidente? Assolutamente no. Tanto è vero che i capisaldi del Patto formano il catalogo delle buone intenzioni visto che nulla accadrà in termini di sanzioni qualora la comunità musulmana non dovesse rispettarlo. Non è una legge dello Stato e quindi ognuno è libero di continuare a fare ciò che vuole.

 Nella sostanza il Patto propone un coordinamento permanente tra la comunità islamica, i luoghi di culto musulmani e la città di Firenze attraverso “iniziative volte a promuovere la conoscenza della lingua e della cultura italiana e i principi del nostro ordinamento culturale, da realizzare anche nei centri culturali e nei luoghi di culto”. Sarà proposta inoltre una “bacheca informativa” da collocarsi anche nei luoghi di preghiera per informare su eventi e servizi della città. Infine nel Patto ci si impegna ad “aprire sempre di più i luoghi di culto alla cittadinanza”, dove i cittadini “potranno trovare occasione di dialogo e incontro, da non confondere con forme di propaganda politica di ogni tipo”.

Quanti imam, a Firenze e in Toscana, saranno disposti a seguire la linea legalitaria annunciata da Nardella ed Elzir? Le sacche di resistenza esistono e sono anche determinanti visto che, nonostante il lavoro fatto in questi anni, l’integrazione non è affatto migliorata. Eppure il corteggiamento del Comune è in corso da tempo prima con la Consulta per il dialogo interreligioso, istituita nel 2009, e ora con la costituenda Scuola fiorentina per il dialogo interreligioso e multiculturale. Lo scorso anno il sindaco ho consegnato il Fiorino d’oro ai rappresentanti della comunità musulmana, insieme a quella cattolica ed ebraica e, come se non bastasse, Nardella ha partecipato anche al Ramadan.

Dovrebbe essere già sufficiente per un Comune quanto è stato fatto ed invece ecco il Patto di cittadinanza. L’obiettivo, si è affrettato a spiegare il primo cittadino, è “creare i presupposti di una vera convivenza nel rispetto delle differenze e nella convinzione che queste ci possono arricchire. Una convivenza vera non significa vivere ognuno la propria vita separatamente, ma confrontarsi, conoscersi, rispettarsi, senza ghetti”.

Nardella ha anche affermato che “la comunità islamica è il nostro più grande alleato contro il terrorismo. Non dimentichiamo che invece il nostro più grande nemico è l’ignoranza e la non conoscenza dell’altro”. Parole che andrebbero rivolte allo stesso mondo musulmano che spesso si rifiuta di venire in contatto con la cultura religiosa italiana. Basta ricordare l’episodio accaduto pochi mesi fa in una scuola fiorentina quando agli alunni è stata impedita la visione della mostra “Bellezza divina” con la motivazione che le opere a tema sacro avrebbero potuto offendere i compagni di fede islamica.

La conclusione è che di questo Patto non c’era assolutamente bisogno. I musulmani presenti in Italia sono già cittadini a tutti gli effetti. Devono rispettare le leggi e fare riferimento ai valori della Costituzione più volte citata nella cerimonia di stamani. A meno che il Patto non serva a lanciare il dibattito sull’esigenza di una legge sulla libertà religiosa come ha fatto l’imam Elzir. Dopo i Comuni, prepariamoci perché l’Islam è già pronto ad entrare nel Parlamento italiano.

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