Firenze: ecco cosa è emerso dall’archivio del cardinale Florit

L’8 dicembre 1985, all’età di 84 anni, moriva il cardinale Ermenelgildo Florit. Arcivescovo di Firenze per due decenni, il suo nome è legato soprattutto alle vicende locali relative alle contestazioni delle comunità di base che andavano formandosi negli anni ’60 tra Barbiana e l’Isolotto. Nonostante le difficoltà della vicenda locale, Florit è stato un ecclesiastico di rango che ha dato anche un contributo importante alla Chiesa italiana e universale. E’ quanto emerge dal riordino del suo archivio personale che è stato oggetto, nella giornata di ieri, di un seminario di studi promosso dall’Arcidiocesi di Firenze e dalla Facoltà Teologica dell’Italia centrale. Un tributo a trent’anni dalla scomparsa del porporato per analizzare il suo ruolo nel Concilio Vaticano II, nella revisione del Codice di Diritto Canonico, del catechismo olandese e nella traduzione italiana della Bibbia.

L’attuale arcivescovo Giuseppe Betori, nell’introdurre i lavori, ha sottolineato che il suo predecessore “è stato un pastore premuroso in tempi difficili, non senza sofferenze. Al ricordo agiografico di Florit abbiamo preferito percorrere la strada dello scavo culturale per concentrarci sul suo contributo alla Chiesa universale”. Il cardinale ha quindi dichiarato che “si compie una grande ingiustizia quando lo si confina nelle vicende locali fiorentine. L’archivio delle sue carte ci restituisce il profilo di un ecclesiastico che offrì la sua opera di pastore e di studioso per la vita della Chiesa”.

Florit nacque nel 1901. Diventato alunno del Seminario Romano, studiò prima alla Pontificia Università Lateranense e poi all’Istituto Biblico. Mentre era docente di Sacra Scrittura, nel 1954, fu nominato coadiutore dell’allora arcivescovo di Firenze a cui successe nel 1962. Partecipò ai lavori del Vaticano II e nel ’65 fu creato cardinale. Sette anni dopo presentò le dimissioni dalla carica di arcivescovo per raggiunti limiti di età. Fino alla sua dipartita la Santa Sede continuò a consultarlo su diverse questioni cruciali.

La fatica del lavoro del cardinale Florit è raccolta nel suo archivio che nel corso del seminario di studi è stato presentato dai docenti della Pontificia Facoltà dell’Italia Centrale Gilberto Aranci, Carlo Nardi, Angelo Pellegrini, Stefano Tarocchi e Andrea Drigani, coordinati dal vicario generale Andrea Bellandi. Tra le carte di Florit spiccano i 13 faldoni relativi al Concilio da cui emerge che l’allora arcivescovo coinvolse il clero e i laici fiorentini nella preparazione allo storico evento. Lo stesso avvenne a conclusione del Vaticano II quando Florit volle cicli di predicazione ed altre iniziative per il recepimento degli atti conciliari.

Nel 1965 Florit fu protagonista del settimo centenario della nascita di Dante Alighieri. Un appuntamento che vide l’omaggio non scontato dei padri conciliari, per le precedenti condanne emesse nella storia della Chiesa, con una celebrazione eucaristica in Santa Maria del Fiore il 14 novembre. Nella sua predica, il cardinale parlò della virtù della speranza in Dante.

Florit dette un contributo rilevante anche nel percorso che portò alla revisione del Catechismo della Chiesa olandese. Nel suo archivio ci sono 53 gruppi di documenti tra cui spiccano la lettera di un gruppo di cattolici olandesi a Paolo VI e la lettera dell’allora cardinale segretario di Stato Cicognani sulle affermazioni discutibili del nuovo Catechismo. Sulla delicata vicenda la Santa Sede istituì una commissione cardinalizia della quale fece parte lo stesso arcivescovo fiorentino. Grazie anche al suo attivismo, Montini portò avanti un esercizio di dialogo nei confronti dell’episcopato olandese che consentì la pubblicazione del Catechismo così come era stato concepito inizialmente seppur corredato di alcune note esplicative volute dal Vaticano.

Florit fu poi chiamato a presiedere la commissione per la traduzione italiana della Bibbia per uso liturgico. Siamo in epoca post conciliare ed il cardinale si fece coadiuvare da un gruppo di letterati fiorentini per fornire proposte adeguate ai criteri di modernità di linguaggio, di ritmo e di eufonia che erano stati stabiliti al principio del percorso di traduzione.

Infine, ci fu la sua partecipazione alla revisione del Codice di Diritto Canonico. Nell’archivio ci sono 15 fandoni in quanto i lavori andarono avanti dal 1965 al 1981. Florit era un teologo e un biblista ma non un canonista. Per rispondere al compito a cui lo aveva designato Giovanni XXIII applicò il metodo scientifico ossia si documentava e studiava. Il suo impegno era quello di ristabilire l’armonia tra la teologia e il codice. Per fare ciò si avvalse del parere di eminenti canonisti e non deflesse mai dalla fedeltà ai documenti del Concilio.

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