Giubileo della Misericordia: la rivoluzione di Bergoglio sulle indulgenze

“Papa Francesco ha voluto un Anno Santo straordinario non perché la Chiesa annunciasse una misericordia pelosa ma affinché invocasse la misericordia di Dio per essere lievito nella società”. Parola di Alberto Melloni, storico, saggista ed editorialista del Corriere della Sera, che ieri pomeriggio, ha tenuto una conferenza nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi, nell’ambito della mostra “Bellezza divina” organizzata in coincidenza con l’arrivo di Bergoglio a Firenze.

Sotto la lente d’ingrandimento del professore di storia del cristianesimo è finita l’estetica del nuovo pontefice che, oltre a riformare la Curia, sta tirando fuori dal cassetto due parole del Concilio Vaticano II rimaste a lungo impronunciabili all’interno della Chiesa. I due termini rispolverati da Papa Francesco sono povertà e misericordia che, in questi ultimi tempi, sono entrati nel discorso comune dentro e fuori i confini ecclesiali.

“Bergoglio ha dismesso la solennità del linguaggio e la sontuosità delle forme”, ha sottolineato Melloni, “ma ciò non significa che parli a caso o non abbia una strategia”. La sua azione, infatti, si inserisce a pieno nel solco tracciato da Vaticano II. Il suo predecessore Giovanni XXIII dichiarò che il Concilio doveva essere per la Chiesa un’occasione per compiere un balzo in avanti sulla strada della comprensione del mondo. Lo stesso obiettivo sta anche nella mente del Santo Padre attuale il quale ha più volte ripetuto che non ha alcuna intenzione di toccare la dottrina perché il problema è pastorale. “Non può esistere una verità dogmatica – ha notato lo storico – che non sia coerente con la vita di Gesù”.

Una riforma della Rivelazione, quindi, che abbia al centro la medicina della misericordia piuttosto che le armi della condanna. D’altronde, era già accaduto al Concilio quando Papa Roncalli tolse dal tavolo della discussione proprio le dichiarazioni dogmatiche e le condanne. Lo stesso fa oggi Bergoglio mettendo nell’agenda della Chiesa i temi della povertà e della misericordia. Sul primo, Francesco ha ben chiaro che l’argomento “diventa praticabile ed affermato solo dentro la sfera di una credibilità personale”. Per quanto riguarda il secondo, la misericordia, è un tema che “ha a che fare con la sua formazione”.

Due semplici parole che, però, disegnano un programma chiaro di un pontificato venuto fuori solo quando il Papa stesso ha annunciato il Giubileo straordinario che avrà inizio il prossimo 8 dicembre con l’anteprima di domenica in Africa dove Bergoglio si trova in visita apostolica.

Secondo Melloni, il punto strategico dell’Anno Santo di Francesco è che la Chiesa ha tanto bisogno di misericordia: “Questo Giubileo non è stato deciso perché la Chiesa possa esercitare misericordia ma affinché la Chiesa domandi misericordia”. Da qui l’espressione “indulgenza di Dio” che Papa Francesco ha scritto nella bolla d’indizione del Giubileo stesso. Quello che era considerato dalla Chiesa latina lo strumento principe del centralismo e dell’autorità papale, per il vescovo di Roma diventa l’occasione per rovesciare lo schema e riempirlo di nuovi contenuti. Una ridefinizione del linguaggio della indulgenza che mette da parte una teoria frutto di 700 anni di elaborazione e genera un nuovo stile cristiano. La Chiesa non elargisce più le indulgenze perché domanda misericordia a Dio.

E’ una rivoluzione dolce e silenziosa che, non solo il Papa ha riempito di contenuti, ma anche di gesti simbolici molto forti come le visite alle Chiese protestanti, prima a Torino e poi a Roma, ma anche l’apertura dell’Anno Santo nella Repubblica Centroafricana. Segni che parlano di una Chiesa in uscita che si contrappone alla propaganda “dei guerrafondai in pantofole”, li ha definiti Melloni, sempre pronti a riproporre le crociate.

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