Una mostra sul volto umano dell’embrione: la vita è sacra

Nell’ambito del quinto Convegno nazionale ecclesiale, si è tenuta a Firenze una mostra dal titolo “Uno di noi: il volto umano dell’embrione. Storia e scienza per un nuovo umanesimo”. Aperta dal 5 al 15 novembre presso il chiostro della basilica della SS. Annunziata, la rassegna è stata organizzata dal Movimento per la Vita, con il sostegno delle associazioni Medici Cattolici, Scienza e Vita e Giuristi Cattolici. Il fil rouge della mostra è stato il tema dello sguardo. Lo sguardo sul bambino non ancora nato, quando la sua vita è appena iniziata.

La prima sezione invitava ad uno sguardo “storico e scientifico” sull’inizio della vita” tenuto conto che fino ai nostri giorni il modo in cui inizia la vita umana era ignoto. I pannelli hanno ripercorso il pensiero di filosofi e scienziati che brancolavano nel buio, fino a giungere alle recenti scoperte della seconda metà del secolo scorso. La conclusione è che “lo sguardo della scienza vede nel concepito un essere umano”. Se tale è, allora è presente in lui una dignità altissima. Papa Francesco ha addirittura detto che “il concepito ha il volto di Gesù, il quale si immedesima nei più piccoli e poveri tra gli uomini”.

La seconda sezione illustrava lo “sguardo del cuore” presentando la storia dei Centri di aiuto alla vita (Cav), nati a Firenze 40 anni fa, oggi 361 in tutta Italia, che hanno aiutato a nascere 170mila bambini. Una iniziativa importante di fronte al pericolo di morte del figlio, ma anche all’angoscia, al disorientamento, alla solitudine di una madre. La storia dei Cav, quindi, sono la prova che la condivisione delle difficoltà può salvare la vita umana insieme alla serenità e alla gioia di una madre.

Lo “sguardo della mente” era il tema della terza sezione. La mente perché essa riconosce nel concepito “uno di noi” e deve affermare con tenacia, senza stancarsi, la verità sulla vita umana e la sua dignità. Nonostante la gravità e complessità dei problemi che ci circondano, per ritrovare speranza bisogna avere coraggio di dire la verità: la vita umana è sacra. La quarta sezione, infine invitava a gettare lo sguardo sull’intero orizzonte delle speranze dell’uomo d’oggi: la pace, l’unità, la libertà, lo solidarietà, la democrazia, la famiglia, unitamente alla civiltà dell’amore. Il riconoscimento del concepito è la prima pietra di un rinnovamento civile e morale. La sua contemplazione è dunque parte integrante di una più ampia riflessione sul nuovo umanesimo in Gesù Cristo che era poi il tema del convegno della Chiesa italiana.

In mostra c’erano anche immagini della visita di Giovanni Paolo II, il 19 ottobre 1986, alla sede del Cav fiorentino. Tra le iniziative esposte anche il Progetto Gemma, progetto di adozione prenatale a distanza, che dalla sua origine (1994) al 2013 ha aiutato a nascere 18mila bambini. Spazio anche al rilancio dell’iniziativa “Uno di noi”, che nel 2013 ha portato alla raccolta di due milioni di firme consegnate alla Commissione europea per chiedere di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani ma alla quale la Commissione, decaduta alla fine della passata legislatura, non ha voluto dare seguito.

Su tutto campeggiavano le parole di Giorgio La Pira, il sindaco “santo” di Firenze negli anni ’60 pronunciate in una grande manifestazione organizzata all’epoca dal Movimento per la Vita proprio nel capoluogo toscano: “Perché questo no deciso all’aborto? La risposta è precisa: perché il concepito è già un essere umano: una persona umana, con il concepimento è già avvenuta l’esistenza; un essere umano nuovo è, perciò – seppure in via di germinazione – già in vita. Punto fermo, frontiera intransitabile, tutela e garanzia della vita e dell’essere tra gli uomini di tutti i tempi e di tutti i popoli”.

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