Da sentinelle a esploratori per una Chiesa italiana in missione

La Chiesa non deve avere paura del mondo, ma essere in missione, riscoprendo lo stile sinodale che rende protagonisti i laici insieme alla gerarchia. È questa la conclusione a cui è giunto il quinto Convegno ecclesiale nazionale che si è concluso oggi a Firenze dopo una settimana di dibattito a cui non ha voluto mancare neppure Papa Francesco.

Il finale dell’appuntamento ecclesiale è stato riservato alle relazione dei cinque ambiti e all’intervento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Da tutti parole indirizzate a il percorso che la Chiesa sta conducendo nel Paese, seppur tra mille avversità dovute a scandali, diminuzione dei sacerdoti, crisi di fede. C’è voglia di sposare la linea di Bergoglio che, martedì scorso, ha chiesto alla Chiesa italiana di essere inquieta, vicina ai poveri, in uscita permanente.

Un invito che Bagnasco ha fatto proprio a nome della platea assembleare. Il convegno di Firenze, ha sottolineato il porporato, “rappresenta fin d’ora un nuovo punto di partenza per il cammino delle nostre comunità e dei singoli credenti”. La Chiesa italiana, infatti, “ha scelto di mettersi in gioco, in un impegno di conversione finalizzato a individuare le parole più efficaci, le categorie più consone e i gesti più autentici attraverso i quali portare il Vangelo nel nostro tempo agli uomini di oggi”.

La consonanza con il Pontefice è totale tanto è vero che Bagnasco ha lanciato un abbraccio ideale della comunità cattolica a Francesco: “A lui, la Chiesa italiana vuole riaffermare affettuosa vicinanza e operosa dedizione, rispondendo alla particolare attenzione, alla visibile stima, al paterno affetto con cui guida il nostro cammino”. Un affetto che vuole tradursi anche in impegno concreto: “Non basta essere accoglienti – ha ammonito il numero uno della Cei -, dobbiamo per primi muoverci verso l’altro, perché il prossimo da amare non è colui che ci chiede aiuto, ma colui del quale ci siamo fatti prossimi”.

Da sentinelle a esploratori, dunque, per usare uno slogan citato nelle relazioni conclusive. “Abitare significa essere radicati nel territorio, conoscendone le esigenze, aderendo a iniziative a favore del bene comune, mettendo in pratica la carità, che completa l’annuncio e senza la quale esso può rimanere parola vuota”, ha detto il cardinale invocando apertamente l’impegno dei cattolici nella vita pubblica e politica in particolare.

Nella conferenza stampa successiva al suo intervento in plenaria, Bagnasco ha evidenziato che “il primo compito dei laici è animare cristianamente le realtà temporali” anche se non ha mancato di sottolineare anche che da troppo tempo i cattolici si siano sempre più ritirati da questo primario compito e si siano un po’ spostati sui servizi parrocchiali, di cui noi preti abbiamo bisogno, a scapito di una presenza più specifica dei laici, che consiste nello stare nella società per portare in essa il seme del Vangelo”.

Sull’attualità, il presidente della Conferenza Episcopale ha risposto in merito alle domande della stampa sulla seconda puntata dello scandalo in Vaticano dopo la pubblicazione dei libri di Nuzzi e Fittipaldi. Ci vuole una “continua conversione spirituale”, ha spiegato Bagnasco: “Se il mio cuore è freddo, se mi arrendo a una mediocrità elevata a sistema, io sono il peggiore pericolo per la comunità cristiana. Dentro e fuori di essa, divento capace di tutto”. A tal proposito, il cardinale ha definito “dolorosissima” la vicenda dell’ex abata di Montecassino che avrebbe sottratto ingenti somme dalle casse del prestigioso monastero.

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