A Firenze un ponte tra le religioni contro diffidenze e paure

Una Chiesa viva, in uscita e… in dialogo. E’ questo il messaggio che il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze ha lanciato oggi dedicando l’intera mattinata al confronto tra esponenti di diverse religioni. Un momento di confronto sul nuovo umanesimo che, partendo dalle provocazioni lanciate da Papa Francesco, sappia guardare anche a ciò che anima altre fedi. La diversità è una ricchezza e lo ha dimostrato la preghiera interconfessionale che si è svolta stamane sotto la presidenza di mons. Nunzio Galantino. Ad intervenire rappresentanti delle comunità ebraica, ortodossa, valdese e musulmana. Tutti concordi per avviare un cammino comune per parlare al’uomo di oggi.

“Il mondo aspetta una comunicazione comune da noi” e “noi, religioni monoteiste, dobbiamo offrire una visione positiva dell’uomo e del mondo impegnandoci per il bene” dell’umanità. Il monito è stato lanciato da Joseph Levi, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze, Richiamando al compito educativo delle religioni, Levi ha affermato che “offrire speranza e fiducia all’uomo e nell’uomo” è fondamentale per “tornare ad ascoltare il divino che parla dentro di noi”.

Al’invito di un percorso comune ha risposto positivamente anche Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Unione comunità islamiche d’Italia (Ucoii) che a chiesto al’assemblea ecclesiale italiana di costruire ponti e non muri. “È un cammino lungo e faticoso, ma è l’unica strada che abbiamo davanti a noi”, ha detto l’imam. “Accogliamo questo dialogo che avete scelto e cerchiamo di andare avanti insieme verso un nuovo umanesimo perché non si può andare avanti da soli”. Un dialogo che deve partire dal basso e dalle nostre realtà, ha dichiarato il rappresentante musulmano: “Ci sono tante paure, a volte anche giuste, ma con coraggio e responsabilità dobbiamo superarle insieme. Noi possiamo essere un ponte nella comunità italiana”. Il dialogo, ha concluso, va costruito nell’umiltà, senza “pretendere che gli altri diventino noi, aiutandoli a essere quello che sono”.

Alla capacità di ascolto e di riconciliazione si è richiamata Letizia Tomassone, pastora della Chiesa valdese fiorentina: “Il farsi povero, lo svuotarsi per la divinità di Cristo è un’immagine di Dio che viene completamente stravolta”. Per la pastora, la Parola di Dio “ci sfida a mettere al centro non un Dio padrone”, ma “un Dio che ci parla attraverso la voce del mondo” in “un movimento inatteso”, e ci sfida a vivere un cammino di riconciliazione e svuotamento dei nostri poteri, uniti nell’ascolto del mondo, della parola, di Cristo, che è sempre la stessa voce che ci raggiunge”.

“Come ha detto Papa Francesco, se noi non ci abbassiamo non possiamo vedere il volto del Signore. Possiamo vedere i tratti dell’umanità di Cristo nelle profezie, ad esempio in Isaia”. Ha esordito così p. Georgij Blatinskij, arciprete della Chiesa ortodossa russa di Firenze. “Prima di ragionare – ha aggiunto – dobbiamo avere la possibilità di scegliere tra il bene e il male”, dobbiamo “respingere dall’inizio le cose che vengono dal maligno e prendere le cose che vengono da Dio” sull’esempio di “tanti santi”. “Soltanto la nostra fede, come uno scudo, può suggerirci la strada giusta”.

“Uniamo le nostre intenzioni, le nostre attese, le nostre speranze nella preghiera”, ha detto Galantino concludendo un appuntamento che ha il sapore di una nuova stagione di dialogo e di riconciliazione tra le religioni.

La foto di copertina è del’agenzia di comunicazione Agensir

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