Aspettando il Papa, Carron: “Un nuovo umanesimo per rigenerare l’io”

A Firenze incalza il conto alla rovescia per l’incontro con Papa Francesco che avverrà martedì 10 novembre, in occasione del decimo Convegno Nazionale Ecclesiale indetto dalla Chiesa italiana proprio nel capoluogo toscano. Cresce l’attesa per un evento che tutti definiscono di portata storica visto che un pontefice manca da trent’anni a Firenze. L’ultimo fu Giovanni Paolo II il 18 ottobre del 1986.

La lunga astinenza di un incontro diretto con il Papa ha fatto aumentare il desiderio non solo nella comunità cattolica ma anche nell’intera città. Lo testimonia l’iniziativa promossa dal sindaco Dario Nardella che ha voluto personalmente una serie di incontri dal titolo “Aspettando il Papa”. Uno spazio aperto a credenti e non per riflettere su temi sociali, economici e internazionali, partendo dal tema del Convegno ecclesiale che chiede ai delegati della Chiesa italiana di definire un nuovo umanesimo da offrire alla società.

Ieri sera l’ultimo dei quattro incontri si è tenuto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. A dialogare di fede, politica e cultura sono stati invitati Joseph Weiler, rettore dell’Istituto europeo, e monsignor Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Un’ora densa di contenuti e provocazioni, intervallata da tanta attenzione e numerosi applausi, con una partecipazione straordinaria di pubblico, alla presenza del primo cittadino di Firenze ma anche dell’arcivescovo Giuseppe Betori.

È toccato proprio al cardinale aprire i lavori dando un’anticipazione su quello che sarà il dono finale della diocesi ai partecipanti al Convegno. A ciascuno di loro, ha annunciato Betori, sarà consegnato un fiorino in ricordo della moneta che veniva utilizzata durante il rinascimento fiorentino. Un segno, ha detto l’arcivescovo, “per ricordare a tutti che anche il denaro è stato in grado di costruire una comunità da cui è venuta fuori l’espressione dei grandi artisti dell’umanesimo”.

Ripartire da Firenze, dunque, per rispondere alla crisi che attanaglia l’uomo di oggi. Per Carron “un nuovo umanesimo non dovrà essere visto come una ripetizione del passato ma, bensì, come un’occasione di generare novità”. Una sfida che è dinanzi alla Chiesa a cui è affidato il compito di “generare un uomo nuovo in grado di affrontare le sfide del presente, per rigenerare l’io”. Sarebbe però un errore pensare che il Convegno ecclesiale e la contestuale venuta del Papa a Firenze interessi soltanto la comunità cristiana. “Ciò che propone la Chiesa – ha sottolineato il presidente di Comunione e Liberazione – è offerto alla ragione di ciascun uomo. Siamo tutti nella stessa barca perché dinanzi a noi ci sono le medesime sfide. Se riconosciamo il bello che ci circonda, tutti possiamo dare un contributo”.

Che l’insegnamento del Papa e della Chiesa è ascoltato anche dal mondo accademico e dalle altre religioni lo ha testimoniato anche Joseph Weiler: “Il Papa parla a tutti gli uomini perché la moralità è comune a chi ha fede ma anche a chi utilizza il pensiero. Perciò i laici non possono restare indifferenti dinanzi ad una autorità etica come Francesco”. Ciò vale soprattutto per il contesto culturale attuale. Per il rettore dell’Istituto Europeo, di fede ebraica, è stato un errore negare le radici cristiane dell’Europa. “Non si trattava di certificare un fatto religioso ma di riconoscere un fatto empirico senza il quale non si può comprendere la cultura europea”. Cultura che, nell’accezione di Carron, è “lo sguardo sulla realtà che permette di vedere tutto in modo vero ed umano”.

Il finale del faccia a faccia non poteva non essere dedicato agli ultimi giorni di preparazione all’arrivo di Bergoglio. Weiler ha consigliato di avere un atteggiamento che permetta di ascoltare il Papa con gli occhi perché Francesco parla con i gesti prima che con le parole. Carron, invece, ha chiesto “di essere noi stessi, riconoscendo il bisogno che anima l’uomo di oggi. Solo così potremo capire se ciò che accade incrocia il nostro desiderio, senza dimenticare che il cristianesimo nasce da un avvenimento”.

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