La cultura a Benevento: le potenzialità da una parte, la realtà dall’altra

Benevento avrà un piano regolatore dei beni culturali e dei servizi al turismo. Lo ha dichiarato il vicesindaco ed assessore alla cultura, Raffaele Del Vecchio, in un articolo pubblicato dall’edizione locale del Mattino, il giorno prima del violento alluvione che si è abbattuto sulla città e sul Sannio. L’annuncio è avvenuto in occasione della realizzazione delle 41 schede progettuali che, insieme al Ministero dei beni culturali, il capoluogo sannita ha proposto per articolare un piano di servizi ed infrastrutture a favore del turismo, nell’ambito del progetto governativo “Cultura in movimento”.

Le scadenze sono molto lontane nel tempo. Il progetto, infatti, guarda al 2020 e, comunque, sarà realizzato in due fasi: prima le opere immediatamente cantierabili e quindi quelle che hanno bisogno di bandi e gare di appalto. Nel libro dei sogni c’è davvero di tutto: applicazione delle nuove tecnologie ai beni culturali, i tourist office, la mobilità interna con mezzi non inquinanti, la pedonalizzazione di piazza IV novembre, il completamento del Museo diocesano, il rifacimento della facciata della basilica di San Bartolomeo e di Santa Sofia, la piazzetta del museo Arcos e la ristrutturazione del teatro comunale.

C’è n’è per tutti i gusti nella programmazione di Del Vecchio che sembra così voler distrarre l’attenzione dai dati catastrofici sull’accoglienza e sul turismo che hanno accompagnato le scorse settimane grazie alle cifre poco incoraggianti fornite da alcune autorevoli associazioni di categoria. L’assessore, d’altronde, più che programmare dovrebbe dar conto del lavoro compiuto nei suoi dieci anni di amministrazione. A giudicare, poi, sarebbero i cittadini/elettori.

Si torna invece alla vecchia, stanca discussione se per Benevento ed il Sannio il futuro è iscritto nel turismo. Per carità, a stento si saprebbe da dove cominciare, certo non dove si va a finire. Forse, però, è possibile ragionare di questo senza schierarsi su un estremo o su un altro e immaginare che il turismo, a certe condizioni, può affiancarsi ad altre occasioni. E altre ancora può generarle.

Finora si ha la sensazione che a Benevento le potenzialità stiano da una parte e la realtà dall’altra. E in mezzo? In mezzo si scorgono ancora pochi progetti seri e concreti, compreso “Cultura in movimento”. Qualche studio di fattibilità economica. E poi tante parole, depliant, opuscoli e molti appetiti, della politica ma non solo. Un rumore di fondo. Costruiamo qui, ristrutturiamo lì, strade, svincoli e quindi alberghi, centri congressi, centri benessere, riusiamo gli stabilimenti dismessi, mettiamoci qualche attrattore virtuale salvo poi scoprire che non funziona più per mancanza di fondi (vedi caso Arcos e Museo del Sannio) e il consueto specchietto di Pietrelcina come Assisi (De Luca docet).

Ogni tanto riemergono i piani di sviluppo, i piani regolatori della cultura, come se aggiungendo progetti ed opere si potesse riparare ai danni del passato e alla marginalità del presente. La tutela di Benevento si mescola all’idea che Benevento sia un limone, ma da spremere fino alla buccia, grattugiandolo e scorticandolo. E’ così che il discorso su ciò che lega la cultura, il turismo e la città s’inquina, diventa fanghiglia, per sfuggire alla quale ci si paralizza, ognuno si chiude nel recinto.

Eppure il tema è drammaticamente serio. Prendiamo il caso di Santa Sofia. La prima necessità sarebbe quella di ampliare la buffer zone, la zona cuscinetto di protezione dell’area riconosciuta dall’Unesco. Un bene monumentale è prezioso in sé, ma anche perché inserito in un paesaggio che gli dà più significato, perché ne rende storicamente e culturalmente credibile la percezione. Il problema è che non sono tantissimi i beneventani che vivono di cultura e turismo. Se anche il territorio invece traesse dei vantaggi riconoscibili, stabili, duraturi, non massacrando quel che resta di spazio libero e neanche intaccandolo un po’, forse l’attenzione alla città aumenterebbe e con essa scemerebbe l’attitudine a mungerla.

Ed è evidente che la relazione fra le meraviglie culturali di Benevento e il suo territorio dovrebbe agire anche su altri terreni – la conoscenza, il senso di appartenenza, di cittadinanza, la custodia, persino l’orgoglio. E tutto questo dovrebbe confluire in una diversa cura del territorio nel suo complesso, antico e moderno assieme. Per cui il turismo diventa una delle componenti che possono concorrere al benessere collettivo, insieme ad altre, che non è detto siano solo l’accoglienza o la tradizionale, efficiente fornitura di servizi a chi visita la città.

Questioni spigolose, le quali rimandano ai valori profondi che la storia di Benevento suscita in una comunità e che a Benevento si intrecciano con altri elementi, ad iniziare con una campagna elettorale alle porte.

La foto è del portale vacanzenelsannio.benevento.it

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