Pietrelcina non sarà mai la nostra Assisi

Nel giorno della festa liturgica di San Pio, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è stato in visita a Pietrelcina. Si è trattato di un pellegrinaggio “laico” dato che, ci ha informato il principale quotidiano locale, il governatore non è credente, seppur dicono sia un appassionato del vangelo di San Matteo, patrono della “sua” Salerno. Nonostante ciò, il presidente ha preso parte ai riti religiosi della festa, prima la Santa Messa e poi la processione, ed ha chiuso la giornata con un convegno a cui hanno assistito le principali autorità del territorio sannita.

In questa sede De Luca ha annunciato che Pietrelcina sarà l’Assisi della Campania. Una dichiarazione sibillina per dire che la terra natale di Padre Pio dovrà essere valorizzata maggiormente rispetto a quanto è stato fatto sinora. A tal fine, ha spiegato il numero uno di Palazzo Santa Lucia, il comune sannita sarà inserito in un distretto turistico religioso che la Regione si appresta a comporre e nel quale entreranno altre rinomate mete di pellegrinaggi come Pompei, Montevergine e Materdomini. Per attrarre visitatori, inoltre, sarà fondamentale dotare il territorio di infrastrutture e quindi, è l’intendimento di De Luca, verrà riattivata la linea ferroviaria che da Napoli conduce a Benevento e quindi a Pietrelcina.

Leggendo il programma espresso dal governatore mi è venuta spontanea una domanda: ma perché mai Pietrelcina dovrebbe diventare la nostra Assisi? Questa suggestione la trovo folle ed insensata. Siamo alla globalizzazione della fede, alla omologazione della santità. In un colpo solo, di cui sono capaci solo personaggi come De Luca, abbiamo messo insieme due realtà profondamente diverse tra di loro. Innanzitutto diversi sono San Francesco e San Pio: sono vissuti in epoche differenti, la loro missione è stata diversa, il loro messaggio non è assimilabile. Ma neppure Assisi e Pietrelcina sono territori comparabili per caratteristiche, per risonanza, per servizi, per contesto. Ci sono differenze enormi ed evidenti: il paragone non regge.

Il presidente De Luca dovrebbe anzitutto spiegare perché i pellegrini dovrebbero preferire la copia (Pietrelcina) all’originale (Assisi). Di più dovrebbe anche far capire come si vince la concorrenza di San Giovanni Rotondo che appare un gigante, seppur ferito dopo i fasti del Giubileo del 2000, nei confronti di Pietrelcina. Ma poi siamo così sicuri che sia un bene ingaggiare una nuova guerra di Davide contro Golia? E’ una partita persa in partenza. Piuttosto che fare paragoni improbabili, sarebbe più utile un impegno per restituire Pietrelcina alla visione che ne aveva Padre Pio ossia un luogo appartato di riposo e di riflessione, capace di creare silenzio e legami forti con Dio. Non è questione di alberghi, di treni, di barriere architettoniche: tutto questo è il contorno. La sostanza è la fede di cui però né il presidente De Luca né tantomeno tanti degli astanti al convegno sembrano volersi occupare.

E’ pur vero che il neo governatore non è stato il primo, e non sarà l’ultimo, a prestarsi alla tradizionale passarella politico-mediatica. Per Pietrelcina ci sono passati in tanti: ministri, sottosegretari, parlamentari, presidenti di Regione, sindaci e consiglieri. Tutti hanno promesso qualcosa, suggestionati dall’atmosfera intensa che si respira in quei luoghi santi. Peccato che se ne siano dimenticati poco dopo essere andati via.

Pietrelcina ha bisogno di restare ciò che è per essere fedele a San Pio, uomo della semplicità e del raccoglimento, apostolo della riconciliazione e profeta all’altare. Se le persone arriveranno bene, altrimenti ce ne faremo una ragione. Il pil di un territorio non si può basare sulla fede. Il problema è che per De Luca i pellegrini sono visitatori, turisti, gruppi da gestire a beneficio di un indotto economico. Nessuno si preoccupa del messaggio radicale di cui è portatore il frate cappuccino che ancora oggi, in una società immersa in una crisi di valori, propone come ricetta solo Cristo crocifisso, “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani” per dirla con San Paolo. A Pietrelcina abbiamo bisogno soltanto di confessioni e sante messe. Il resto è folklore.

Per una volta, presidente De Luca, ci ascolti: scherzi pure con i fanti, ma lasci stare i santi!

About Pellegrino Giornale

Lascia un commento