Il grande bluff delle unioni civili al Comune di Benevento

Ad un mese esatto dalla sfilata del gay pride regionale per le strade cittadine di Benevento, sabato scorso la sala consiliare del capoluogo sannita ha ospitato una manifestazione, organizzata dal collettivo Lgbt Wand, per parlare del matrimonio egualitario per le coppie dello stesso sesso. Madrina dell’evento la senatrice del Partito Democratico, Monica Cirinnà, che in Parlamento segue da relatrice il disegno di legge sulle unioni civili.

Diversamente a quanto aveva fatto nella giornata del gay pride, all’appuntamento di sabato è intervenuto anche il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, il quale ha garantito che presto le unioni civili faranno capolino anche a Palazzo Mosti. Dopo la pausa estiva, infatti, il Consiglio Comunale parlerà dell’istituzione del registro delle coppie omosessuali così come peraltro chiesto dagli attivisti dei movimenti Lgbt che su internet hanno avviato un contagiorni per tenere il fiato sul collo alla politica cittadina. Nulla di nuovo sotto il sole nelle dichiarazioni del primo cittadino che pure ha trascorsi nelle fila dei giovani della Democrazia Cristiana. Il mese scorso, infatti, l’Amministrazione cittadina, targata Fausto Pepe, aveva concesso il patrocinio ed il supporto organizzativo del Comune al gay pride campano e subito dopo lo stesso sindaco firmò una richiesta di convocazione di Consiglio Comunale per affrontare proprio il tema del registro delle unioni civili.

E’ evidente, però, che gli annunci pronunciati sabato nella sala consiliare comunale hanno il sapore di un grande bluff. Qualora, infatti, Benevento dovesse avere il suo registro delle unioni civili ed il sindaco procedesse alla registrazione dei matrimoni omosessuali validamente celebrati all’estero, saremmo in presenza di un atto nullo ed inutile. La promessa concessa dal sindaco al Collettivo Wand può tranquillamente finire nella sezione dei tentativi demagogici, a cui stiamo assistendo in diverse città italiane, perché tali trascrizioni non hanno al momento alcun effetto nel nostro ordinamento e, anzi, sono contrari alla legge italiana non avendo alcun riconoscimento giuridico ed alcun valore legale.

Senza considerare le resistenze che si paleseranno all’interno del Consiglio per far passare la istituzione del registro, a partire dal capogruppo del Pd Giovanni Zarro che ha posizioni opposte a quelle del sindaco, consigliamo a Pepe di andarsi a rileggere i dati sull’andamento dell’esperimento in altre realtà del Paese. A Genova, ad esempio, il registro delle unioni civili si è rivelato un grande flop. Dopo due anni dall’entrata in vigore, ad oggi le adesioni sono ferme a 65 coppie. Tra queste quelle omosessuali sono la minoranza (12 gay e 11 lesbiche).

La prudenza, inoltre, dovrebbe consigliare di attendere che sulla materia si pronunci prima il Parlamento. E qui cominciano i problemi più grandi perché il disegno di legge, che vede come prima firmataria proprio la sen. Cirinnà, è stato praticamente affossato in Commissione Giustizia. Nonostante le rassicurazioni del premier Renzi ed il sostegno della grande stampa laica, il provvedimento è finito nelle sabbie mobili della discussione e di approvazione in tempi rapidi ormai non parla più nessuno. Lo stop si è imposto dopo la grandiosa manifestazione del 20 giugno che ha portato a Roma oltre un milione di persone a sostegno della famiglia naturale e contro l’insegnamento a scuola dell’ideologia gender. Gli emendamenti al testo originario sono lievitati da parte della stessa maggioranza ed il Governo ha deciso di non esprimere il suo parere sugli stessi rimettendosi alle decisioni dei parlamentari. La situazione si è talmente cristallizzata che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ivan Scalfarotto, ha avviato uno sciopero della fame per protesta contro il ritardo che registra la discussione sulla legge.

Si fermino anche il sindaco Pepe ed il Comune di Benevento prima che la farsa si trasformi in tragedia.

Foto del portale Ntr24

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