25 anni fa Giovanni Paolo II a Benevento: un abbraccio che non si dimentica

Fu una visita nel segno di Maria e del Concilio quella che, esattamente venticinque anni fa, l’allora Papa Giovanni Paolo II, oggi santo, compì nella città di Benevento il 2 luglio 1990. Una giornata memorabile, piena di incontri e discorsi storici, che cadde proprio nel giorno più caro ai beneventani e ai sanniti per la festa della Madonna delle Grazie.

Ed infatti il Papa polacco volle iniziare la sua visita pastorale anzitutto dalla basilica di viale San Lorenzo sostando in preghiera davanti all’immagine mariana custodita dai frati francescani minori, per proseguire poi alla volta del Duomo per l’incontro con il clero ed i laici impegnati e la benedizione dei locali del nuovo Seminario diocesano al Viale degli Atlantici. Nel pomeriggio, dopo il faccia a faccia con i medici ed i malati della terra che ha dato i natali a San Giuseppe Moscati, Giovanni Paolo II, inventore delle Giornate Mondiali della Gioventù, si concesse all’abbraccio con i giovani della diocesi beneventana all’interno del Palatedeschi per poi spostarsi nel vicino stadio comunale per la celebrazione eucaristica conclusiva.

Il Papa, dunque, volle compiere a Benevento un vero e proprio pellegrinaggio nella terra dalla forte devozione mariana ma anche dal particolare rapporto con la sua Polonia come ebbe modo di ricordare l’8 ottobre 1993 agli undicimila beneventani giunti a Roma per un’udienza. “La vostra presenza richiama alla mia mente anche i rapporti che, attraverso i secoli, sono fioriti tra la vostra terra e la mia Patria. Come è noto, il canonico camaldolese San Benedetto, nato a Benevento verso il 970-75, fu a capo del primo gruppo di missionari che si recò tra i popoli slavi e, in particolare, in Polonia a predicare il Vangelo ed impiantarvi la Chiesa di Cristo”.

Legame che si tramutò in emozione e commozione per quanti ebbero la possibilità di partecipare ad uno dei tanti appuntamenti programmati per quella storica giornata beneventana. Il segno mariano fu visibile sin dall’inizio visto che Giovanni Paolo II fu accolto e salutato sul piazzale adiacente il Santuario della Madonna delle Grazie dall’arcivescovo Carlo Minchiatti, dal ministro Ferdinando Facchiano e dal sindaco Antonio Pietrantonio a cui spettò, a nome della città, l’indirizzo di saluto ufficiale nel quale ebbe modo di sottolineare come la visita papale a Benevento fosse un’autentica festa di popolo, di fede e di speranza. Il papa ricambiò l’affetto e l’amicizia ricordando che “il mondo di oggi ha bisogno più che mai della novità del Vangelo per non affogare nel conformismo dilagante della civiltà di massa”.

In ginocchio ai piedi di Maria, il papa volle affidare alla mamma celeste le popolazioni del Sannio e dell’Irpinia invitando tutti a non incrociare le braccia per continuare l’opera di ricostruzione, non solo materiale, della società con un esplicito riferimento al terremoto che, di dieci anni prima, aveva interessato le popolazioni. Controcorrente la sua rilettura dell’immagine della Madonna delle Grazie: “La Mamma che stringe il Bambino al petto è un invito a difendere la persona umana dalla nascita alla sua morte naturale”.

Ma fu in cattedrale che il Papa ebbe modo di pronunciare il primo, e sicuramente più importante, discorso della sua sosta beneventana. Parlando ai sacerdoti, ai religiosi ed ai laici, Giovanni Paolo II fece riferimento allo spirito del Vaticano II e chiese quindi un impegno nella retta attuazione della riforma conciliare in una chiara testimonianza sul piano della promozione umana. Al clero, in particolare, il papa disse di aver cura “non solo di quanti frequentano la Chiesa ma anche di quanti vivono ai margini per indifferenza religiosa o perché imbevuti di ideologie materialistiche”. Il sacerdote, quindi, deve essere il riflesso dell’immagine di Cristo come ebbe a sottolineare nel corso della benedizione del complesso del nuovo Seminario dove, notò l’arcivescovo Minchiatti, da quel momento si sarebbero formati i preti del Duemila.

Toccante il faccia a faccia con i medici e gli ammalati nella palestra del Seminario dove il Santo Padre tuonò nuovamente sui temi a lui più cari dicendo che “la scienza medica è chiamata a collaborare con Dio nella difesa della vita dell’uomo”. In particolare gli operatori sanitari, disse il Papa, “devono farsi garanti del vero bene di ogni uomo che soffre”. All’insegna della gioia il successivo incontro di Giovanni Paolo II con i giovani ai quali rinnovò la consegna del Vaticano II a 25 anni dalla celebrazione del Concilio. “Costruite la solidarietà, diffondete la gioia, comunicate la fedeltà dell’Amore” disse dopo il saluto del responsabile della consulta diocesana per i giovani Giovanni Tretola.

La giornata beneventana si chiuse, così come si era aperta, nel segno di Maria. Tenendo l’omelia in un’affollata celebrazione eucaristica all’interno dello stadio Santa Colomba, il Papa, conoscendo il grande affetto del popolo nei confronti della Madonna delle Grazie, volle sottolineare che “la devozione mariana conduce sempre a Cristo e spinge ad incarnare il Vangelo nel quotidiano”. Parole che ancora oggi risuonano con forza e devono essere da tutti custodite come pesante eredità dello straordinario dono che Giovanni Paolo II fece ai beneventani quell’afoso 2 luglio.

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