De Rita: “Non è tempo di grandi riforme. Società italiana cambia dal basso”

E’ sufficiente guardarsi attorno per capire che la formazione all’impegno sociale e alla cittadinanza attiva non gode di ottima salute. Proprio per questo assume un rilievo notevole il traguardo raggiunto da Cives, il laboratorio alla educazione al bene comune promosso dall’Arcidiocesi di Benevento, attraverso l’Ufficio per il lavoro, che ieri ha concluso la sua ottava edizione. Un anno vissuto all’insegna del tema “Scegliere la felicità” per trovare nuove strade che conducono al benessere personale e pubblico attraverso il confronto con importanti relatori e il lavoro di gruppo finalizzato a formulare proposte concrete da sottoporre agli amministratori locali come traccia originale di impegno.

La felicità, quindi, diventa idea forza da cui partire per suscitare un confronto pubblico e far crescere le comunità per il ben vivere. Lo ha sostenuto Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del lavoro, che ha lanciato la proposta di costruire un programma amministrativo a partire dagli indicatori del benessere; una modalità nuova e trasparente di rapportarsi ai cittadini per una rendicontazione dei risultati conseguiti. L’obiettivo di Cives 2015, ha detto Rossi, è stato quello di creare sul territorio moltiplicatori di felicità, tenendo presente però che la politica, con il contributo fondamentale del mondo sociale, deve tornare ad essere soggetto generale dello sviluppo.

Ovviamente la felicità ha a che fare con il sogno ma deve avere anche i piedi ben piantati a terra. Lo ha spiegato Paolo Rizzi, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in quanto la felicità si costruisce nel rapporto di relazione e attraverso scelte concrete.

Per restare nella realtà, perciò, i partecipanti a Cives hanno illustrato i risultati del laboratorio svolto in questi mesi che ha riguardato tre settori specifici: le relazioni interpersonali, il mondo del lavoro e la partecipazione alla vita pubblica. Ecco alcune proposte emerse: migliore utilizzo del tempo per aumentare la qualità dei rapporti, creazione di Cooperative di comunità come nuova occasione di occupazione e adozione di uno Statuto sociale da parte delle amministrazioni pubbliche per aumentare la partecipazione dei cittadini alle dinamiche del governo locale. Il lavoro di Cives, inoltre, ha riguardato anche il settore sanitario cittadino attraverso la Giuria popolare che si è espressa a tinte fosche sulla qualità del servizio fornito dai due principali ospedali di Benevento.

Proposte recepite dal vicesindaco e assessore alla cultura Raffaele Del Vecchio, presente alla manifestazione, il quale ha anche accolto la sfida di lavorare ad modello alternativo di misurazione del benessere, che non può essere soltanto un fattore economico.

Un processo che ovviamente deve tener conto delle trasformazioni della società italiana. A spiegarle è stato Giorgio De Rita, direttore del Censis, che le ha riassunte in cinque parole, facendo anzitutto presente che in Italia “non è il tempo della grandi riforme ma bisogna stare nella trasformazione che avviene dal basso. La ricerca del benessere è nel territorio, nella comunità, nella globalizzazione che sa vedere le caratteristiche del contesto locale”.

Quali sono i cambiamenti silenziosi a cui stiamo assistendo? Anzitutto c’è un adattamento interstiziale dell’economia. L’Italia si è adattata bene in questo periodo di crisi, trovando il suo spazio e mantenendo la sua leadership di mercato in alcuni settori. Il Paese sta andando verso una economia a basso soglia di ingresso. Siamo poi in presenza di una società liquida, per utilizzare un’espressione del sociologo Bauman, cioè l’Italia ha perso le giunture del proprio scheletro perché è società che cambia rapidamente. Non solo liquida ma anche dal capitale inagito nel senso che abbiamo molto capitale ma lo mettiamo poco in movimento; la società nel suo complesso ha nascosto moneta per la paura del futuro. Una società impaurita, però, toglie forma, compromette lo sviluppo e il futuro. Provoca danno di convivenza sociale e un danno economico. Infine, quella italiana, è una società alle prese con la disintermediazione in quanto internet ha eliminato le strutture della rappresentanza.

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