Bye bye Pil, facciamo spazio al benessere equo e sostenibile

Enrico Giovannini è stato presidente dell’Istat e ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Eppure è un’altra la sfida più ambiziosa della sua lunga e prestigiosa carriera di economista. Lui l’ha definita “un’utopia possibile” nella lectio magistralis tenuta ieri pomeriggio a Benevento nell’ambito del laboratorio al bene comune “Cives” promossa dalla Diocesi e dedicato quest’anno al tema della felicità personale e sociale.

Ciò che Giovannini propone, insieme ad un gruppo di economisti e statistici, è un cambio di passo nell’approccio alla politica economica. La svolta è legato all’acronimo BES ossia il “benessere equo e sostenibile”. E’ un’idea partorita da Istat e Cnel (istituto che presto potrebbe scomparire per la riforma costituzionale al vaglio del Parlamento) per rispondere alla necessità, sentita a livello internazionale, di avere indicatori di benessere di una società che vadano oltre il prodotto interno lordo. Che cos’è il BES? Un insieme di 134 parametri che descrivono 12 ambiti, dall’istruzione al lavoro, passando per le relazioni sociali e l’impatto ambientale, che integrano il Pil quale misura dei risultati economici di una collettività.

“Il concetto di Pil è nato negli anni 30 per la competizione tra il mondo occidentale e il modello comunista – ha spiegato Giovannini -. La crescita della produzione era un indicatore di progresso e di benessere. Negli ultimi 60 anni, infatti, il reddito è stato associato ad una maggiore qualità delle istituzioni, a migliori stili di vita, a una migliore istruzione. Il Pil, però, ci ha permesso di misurare i consumi, gli investimenti, il reddito ma non altre realtà come il consumo di suolo, l’inquinamento che pure incidono sul benessere di una società”.

Da qui la necessità di mettere al centro del sistema economico il benessere delle famiglie e delle persone. L’idea, denominata BES, ha preso forma in Italia nell’ottobre 2004, al Fondo mondiale Ocse di Palermo, il primo dedicato al “benessere” per sviluppare un percorso che andasse oltre il Pil. Nel 2005 partì il progetto globale per misurare i progressi delle società, al secondo Forum mondiale ad Istanbul, fu firmata una dichiarazione mondiale per andare oltre il prodotto interno lordo. Nel 2008, poi, è stata creata la Commissione “Stiglitz-Sen-Fitoussi” con l’incarico di elaborare strumenti statistici idonei a rilevare quelle dimensioni del progresso e del benessere sociale “sostenibili” che non era invece in grado di misurare l’indicatore universamente adottato per la ricchezza delle Nazioni. Il Rapporto è stato pubblicato nel settembre 2009 e fatto proprio dall’Ocse al terzo Forum mondiale in Corea.

“Parlare degli indicatori di benessere – ha specificato l’ex ministro – significa parlare degli obiettivi finali di una società. Andare oltre il Pil vuol dire concentrare i nostri sforzi sul progresso sostenibile, andando oltre una scelta tecnocratica che ha imposto un modello economico fondato principalmente sulla ricchezza e sul consumo. Questo modello è fallito perché non è sostenibile sul piano ambientale e perché l’assenza di crescita economica non è sostenibile sul piano sociale. Le previsioni ci dicono infatti che l’economia rallenterà fino al 2050 con il conseguente abbassamento dei costi e dei salari e l’aumento delle diseguaglianze. E’ quindi necessario cambiare i modelli di consumo”.

Il BES, dunque, è un cambiamento d’impostazione strutturale e non solo di facciata che potrebbe orientare meglio le scelte della politica, promuovendo un modello di sviluppo diverso con al centro la persona e non i prodotti. In Italia, il nuovo Senato dovrebbe svolgere l’analisi di costi-benefici della legislazione magari proprio attraverso l’utilizzazione del BES. Si attendono novità anche in Europa dove lo strumento del BES potrebbe essere inserito modificando lo slogan “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” in “benessere equo e sostenibile”.

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