La crisi dei libri e l’Italia a due velocità che non ci piace

Ieri, a Torino, è stata presentata la ventottesima edizione del Salone del Libro che si terrà dal 14 al 18 maggio al Lingotto. La settimana scorsa sono stati diffusi i numeri del consueto rapporto Istat sulla produzione e la lettura di libri in Italia: nel 2014, al Sud, si è scesi per la prima volta sotto la soglia del 30% di lettori.

Abbiamo volutamente messo a confronto due notizie perché sono il simbolo di un’Italia a due velocità. Da una parte una grande kermesse internazionale che tenta di rilanciare il ruolo culturale ed economico dei libri, dall’altra il richiamo alla realtà, attraverso numeri incresciosi, che ci parla di una crisi inarrestabile di lettori.

Ad essere onesti la situazione è grave in tutto il Paese: solo 23 milioni di italiani su 60 hanno dichiarato di aver letto almeno un libro l’anno scorso per motivi non strettamente scolastici o professionali. Stiamo parlando del 41,4% della popolazione con un decremento di 2 punti percentuali rispetto al 2013. Il quadro diventa allarmante nel Mezzogiorno dove 2 persone su 3 non hanno aperto neppure un libro. Addirittura il 15% delle famiglie non ha in casa neanche un romanzo o un saggio. Ovviamente anche la Campania è in linea: la quota dei lettori è pari a quasi il 30% anche se stiamo messi meglio di Puglia e Sicilia.

Con questi dati è difficile contare, nel 2015, in una ripresa del settore che sicuramente vive una profonda trasformazione a causa dell’introduzione delle nuove tecnologie. Ovviamente c’è anche l’incidenza della crisi economica – il libro spesso viene considerato un bene di lusso – ma gli editori hanno più volte denunciato l’assenza di politiche scolastiche di educazione alla lettura e quindi un conseguente basso livello culturale medio della popolazione.

C’è un altro aspetto che contribuisce a creare un divario tra Nord e Sud del Paese ed è il comparto dei piccoli editori. Diminuendo costantemente i lettori, cresce la sofferenza dei piccoli editori che scontano sempre di più la difficoltà di vendere i propri prodotti. La crisi colpisce soprattutto la piccola editoria che stenta a tenere il passo tra ostacoli di ogni genere, schiacciata dalla concorrenza delle grandi case editrici e dalle condizioni imposte dalla distribuzione.

C’è però un’Italia che continua a scommettere sui libri. A Torino, ad esempio, prosegue l’affollato appuntamento del Salone che, quest’anno, avrà come Paese ospite la Germania. Il programma è ancora in divenire ma ieri già sono state annunciate le presenze di Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Salvatore Settis e Melania Mazzucco. Per la ventottesima edizione, il Salone potrà contare anche sul contributo economico del Ministero della Cultura e non mancheranno le partnership come quella con Book City di Milano per l’istituzione ogni anno di una “Capitale della lettura” tra le molte città italiane impegnate nella promozione del libro. Chissà se questo riconoscimento arriverà mai al Sud.

Bene la fiera del libro “Più libri più liberi” di Roma ma sarebbe un primo segnale positivo per il Mezzogiorno il ritorno di Galassia Gutenberg a Napoli. Questi appuntamenti sono una vetrina importante soprattutto per la piccola e media editoria. Ce ne dovremmo ricordare anche a Benevento dove c’era un Festival del libro e dell’informazione locale che per alcuni anni ha funzionato grazie anche all’attenzione di alcuni Enti pubblici. Visti i dati impietosi delle recenti classifiche dobbiamo sperare che qualche amante dei libri e qualche uomo e donna di buona volontà riprenda in mano l’idea.

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