Sui rapporti tra Islam e Occidente aveva ragione Oriana Fallaci

In questi giorni di terrore e di dolore per i fatti accaduti a Parigi ho pensato molto spesso ad Oriana Fallaci. E’ stata la grande Cassandra, una giornalista scomoda. Nessuno come lei ha scritto del rapporto tra Islam ed Occidente. Le sue parole erano lucide e spietate, molto spesso creavano divisione e dissenso ma sono state un salutare risveglio alla realtà, alla cruda realtà di una guerra in corso. Negli ultimi anni di vita, non ha risparmiato critiche al fanatismo islamico e all’uso del terrore, con l’unico obiettivo di difendere i valori dell’Occidente. E’ stata contestata e strumentalizzata ma non ha mai rinunciato alla sua libertà di pensiero perché era uno spirito critico, non amava timidezze e pavidità. Nei suoi ultimi libri, a cominciare da “La rabbia e l’orgoglio” del 2001, aveva mostrato coraggio intellettuale.

Avrei voluto sentire la sua voce forte dopo la strage di Charlie Hedbo. Oriana Fallaci aveva denunciato prima di tutti l’inizio della “guerra santa”, scatenatasi a partire dall’attentato dell’11 settembre che colpì al cuore l’America. A volte il suo pensiero è stato estremizzato ma chi, come mons. Rino Fisichella, le è stato accanto fino all’ultimo momento della sua vita ha potuto testimoniare che “Oriana era consapevole della complessità e dell’importanza storica dell’Islam. Il suo non era un grido ostile ai musulmani; era rivolto all’Occidente, affinché non perdesse la sua identità come Medea aveva assassinato i suoi figli. Oriana usava la provocazione dell’Islam anche per dire all’Occidente di non abbandonare la Chiesa, e alla Chiesa di non abbandonare l’Occidente”.

Era un vera atea cristiana: senza fede ma con un profondo bisogno di trovarla. Incontrò più volte papa Benedetto XVI con il quale condivideva le riflessioni sulle radici cristiane dell’Europa che lei chiamava Eurabia. Una definizione profetica visto che oggi il Vecchio Continente appare, come ha scritto Magdi Allam, “infiltrato e soggiogato dagli interessi e dall’avanzata degli estremisti islamici, da non essere più in grado di risollevarsi, di reagire, di affermare i propri valori e la propria identità collettiva”. Certamente non si può dimenticare la grande marcia per la pace che si è tenuta domenica e che ha visto la partecipazione di oltre 50 capi di Stato e di Governo e più di quattro milioni di cittadini. Un segnale di risposta e di reazione alla barbarie del terrorismo a cui, però, bisognerà affiancare fatti concreti ad iniziare dall’eliminazione di alcune contraddizioni come la difesa della libertà di espressione che in alcuni Paesi ancora non è garantita.

Sono trascorsi quasi dieci anni dalla morte di Oriana Fallaci ma le sue denunce restano di un’attualità straordinaria. “Proprio mentre comincia a morire – osservò Cristiano Gatti su Il Giornale – nasce l’ultima Fallaci. Rabbia e orgoglio come sempre: stavolta contro l’Islam, soprattutto contro gli europei apatici e smidollati”. Europei che non sanno guardare fuori dal buco della serratura. Si parla tanto della Francia ma molto, troppo poco, di quanto sta accadendo in queste ore in Nigeria dove gli estremisti di Boko Haram uccidono centinaia di persone, utilizzando anche ragazzini che diventano bombe umane da scagliare nella folla. Una violenza indicibile che utilizza la religione per combattere coloro che la pensano e vivono diversamente.

Non stiamo parlando di episodi isolati. Lo stesso Papa Francesco ha fatto riferimento più volte alla Terza Guerra Mondiale. Ci mostriamo indifferenti, pensiamo di essere esclusi da questa escalation del terrore senza comprendere che siamo proprio noi l’obiettivo di questa offensiva. Non si tratta di tornare a combattere con le armi come decise Bush all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle. Alla violenza non si risponde con altra violenza. Bisogna combattere una battaglia, questa sì, ma con le armi della cultura. Dobbiamo svegliarci da questo torpore, dobbiamo riscoprire noi stessi, il nostro passato, le nostre radici. Soltanto difendendo la nostra identità potremo aprirci alle altre civiltà e costruire un mondo multiculturale dove convivono donne e uomini di ogni colore, religione e pensiero politico.

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