Italia, paese di poeti, santi, navigatori e… utilizzatori finali

La prima volta che abbiamo ascoltato l’espressione “utilizzatore finale” è stato nel 2009. A pronunciarla fu l’avvocato dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nonché deputato del Pdl Nicolò Ghedini. La vicenda è quella nota delle ragazze invitate a partecipare a feste a palazzo Grazioli e a villa Certosa in cambio di denaro, e sulla quale la magistratura ha indagato con l’ipotesi di induzione alla prostituzione. Nel ragionamento di Ghedini “qualsiasi ricostruzione si possa ipotizzare, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile”. Parole che scatenarono un’infinità di polemiche che portarono il legale a chiedere scusa all’universo femminile.

L’espressione, però, è tornata in campo dopo cinque anni con l’ultimo libro di Riccardo Iacona, giornalista e conduttore di Presa Diretta su Raitre, che descrive il popolo degli utilizzatori finali. Un’inchiesta scritta insieme a Liza Boschin, Federico Ruffo ed Elena Stramentinoli dopo il volume che, nel 2012, lo stesso Iacona aveva dedicato ai tanti casi di violenza sulle donne da parte di mariti, compagni ed ex fidanzati.

Il racconto prosegue nel libro edito da Chiarelettere e lo spaccato che emerge è davvero preoccupante. In Italia ci sono padri di famiglia, mariti all’apparenza integerrimi, fidanzati premurosi che frequentano abitualmente escort di lusso, prostitute di strada o bordelli oltreconfine in Austria o in Thailandia. L’autore, insieme ai suoi collaboratori di Presa Diretta, non ha descritto un fenomeno marginale. Stiamo parlando, infatti, di milioni di clienti che, grazie all’anonimato, parlano senza filtri delle loro perversioni sessuali, dei loro desideri, della loro doppia vita.

In questo circuito di sesso, potere e sentimenti sono finiti anche le minorenni. Sempre più uomini farebbero carte false pur di portarsele a letto, fregandosene di rischi, denunce e controlli. Tutti ricordiamo ancora il caso delle “baby squillo” del quartiere Parioli di Roma. Due ragazze di 14 e 15 anni che, per tre mesi, si sono prostituite con uomini adulti in un appartamento in nome del danaro facile fino all’intervento delle forze dell’ordine. Il libro riporta anche gli interrogatori delle due ragazze e dei loro genitori ed i punti salienti di un’inchiesta giudiziaria caratterizzata anche dallo sfruttamento operato da adulti senza scrupoli.

Questa concezione del sesso come pura merce di scambio che può consentire il guadagno facile sta facendo sempre di più breccia tra gli adolescenti. Sono tantissimi i minorenni, ragazzi e ragazze, incontrati dagli autori fuori dalle scuole che la pensano come le liceali del quartiere Parioli. A testimoniarlo, d’altronde, ci sono anche alcuni sondaggi di Skuola.net, il sito italiano più seguito dagli studenti, su abitudini sessuali, prostituzione e vita sentimentale. Risultati abbastanza incredibili che dimostrano come l’uso del proprio corpo come merce di scambio sia un fenomeno diffuso, una pratica che gli adolescenti conoscono e a cui ricorrono in percentuali non piccole. La verginità non è più un valore: la prima volta è a 14 anni. Pochi adolescenti parlano di sesso con i propri genitori e molto spesso la parola sesso è slegata dalla parola amore. Molti ragazzini, infine, utilizzano internet per scambi a scopo sessuale come avviene molto di frequente con gli adulti.

Forse saremmo tacciati ancora una volta di essere bacchettoni o buonisti ma leggendo le pagine di “Utilizzatori finali” si ha la netta sensazione che siamo in presenza di una emergenza etica di cui però nessuno si cura. Le istituzioni sono assenti, la scuola non affronta il tema del sesso considerato tabù e i consultori e i servizi sociali sono merce rara per i tagli operati dallo Stato. Eppure l’educazione sentimentale e sessuale dovrebbe essere una priorità. L’Italia potrebbe imitare il modello dell’Olanda che ha varato da dieci anni un programma straordinario per le scuole che si occupa di amore e di sesso. Innanzitutto l’amore per se stessi: solo se si ha rispetto del proprio corpo si può poi imparare a rispettare quello degli altri.

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