Terra dei Fuochi: giù le mani da padre Maurizio Patriciello

La terra dei fuochi era soltanto fumo negli occhi. Così titolava in prima pagina il quotidiano Libero giovedì 11 novembre. La notizia riguarda la Corte di Cassazione che è intervenuta su uno dei 13 terreni sequestrati dalla Procura di Napoli e dal Corpo Forestale dello Stato a Caivano, considerato l’epicentro del disastro ambientale realizzato dalla criminalità organizzata. I giudici hanno dato ragione all’imprenditore agricolo Vincenzo Capasso che ora potrà vendere i suoi prodotti risultati perfettamente sani. La sentenza ha un suo peso in quanto la Cassazione fa giurisprudenza: ciò significa che saranno dissequestrati anche gli altri terreni agricoli considerati avvelenati dai rifiuti tossici.

La sentenza può essere considerata una sconfitta per il movimento che da anni lotta contro l’inquinamento ambientale a cavallo tra le province di Napoli e Caserta? Certamente sì per Libero ed il giornalista Filippo Facci secondo cui la Cassazione ha smantellato l’allarmismo e smontato il luogo comune sui terreni inquinati. “Poco più di un anno fa la letteratura giornalistica aveva tramutato quella zona in una Chernobyl. Studi e ricerche pretesero di spiegare tutti i tumori della Campania, i prodotti di quella zona rinomata bollati come avvelenati. Il prodotto interno lordo della Campania fu messo in ginocchio, bene che andasse i mercati ortofrutticoli rivendevano la merce ai mercati del Nord che poi la rivendevano come propria”.

Sotto accusa sono finiti anche i magistrati per la decisione di procedere con il sequestro preventivo dei terreni. Per la Nuova Bussola Quotidiana, Luigi Santambrogio ha scritto che la sentenza rappresenta una “magra consolazione per agricoltori, artigiani e piccoli imprenditori per quasi due anni isolati e messi in quarantena come pericolosi untori. Rovinati da pm arrembanti che sopra la toga si mettevano il camice bianco per sproloquiare liberamente su floruri, manganese, arsenico e altri veleni che a loro dire si erano dati appuntamento in 40 ettari maledetti. Infischiandosene di studi e ricerche compiuti da scienziati e biologi veri che davano risultati tutt’altro che allarmanti. Infine, nel marzo scorso, le indagini conclusive coordinate da tre ministeri competenti, smontarono la grande bufala”.

Ovviamente le sentenze si rispettano e vanno applicate. Peccato però che qualcuno le utilizzi per fare propaganda e per screditare una battaglia di civiltà che padre Maurizio Patriciello e un movimento spontaneo di cittadini sta conducendo a favore dell’ambiente e della legalità. Non c’è dubbio che stiamo parlando di una battaglia che ha un prezzo, anche quello collaterale di danneggiare le vendite dei produttori agricoli, ma è un sacrificio che si chiede per garantire la sicurezza del territorio e dei consumatori. La Terra dei Fuochi purtroppo non è una favola. Ci sono migliaia di ettari di terreni deturpati dall’interramento di rifiuti tossici, velenosi e altamente corrosivi. Stiamo parlando di un traffico durato anni, che proveniva in gran parte dal Nord e che veniva gestito dalla camorra, dai Casalesi. Ci sono pagine intere di inchieste giudiziarie che provano questo rapporto perverso tra criminalità organizzata ed istituzioni, andato avanti anche grazie all’omertà della cittadinanza. Tanti hanno visto ma non hanno parlato.

Oggi per fortuna il clima è cambiato. C’è maggiore consapevolezza su quanto è accaduto, anche se fa male dirselo. Tante famiglie soffrono la malattia dei propri cari finiti nel vortice del cancro o della leucemia. La Terra dei Fuochi è un problema finalmente sentito anche dalle istituzioni nazionali. Nelle ultime settimane abbiamo scoperto che l’inquinamento non riguarda soltanto Napoli e Caserta ma anche altre zone della Campania come il beneventano. Bisogna procedere con le bonifiche e fare tutto il possibile perché questa tragedia non accada mai più.

Dinanzi a tutto ciò è un errore colossale quello di delegittimare un prete ed una comunità di cittadini che si stanno battendo per il bene del proprio territorio. Si abbia maggiore rispetto per loro, per i loro sacrifici ed il loro impegno. E si tengano gli occhi bene aperti. Il settimanale L’Espresso in edicola denuncia che gli appalti per la bonifica dei siti inquinati sarebbero stati affidati a una ditta della rete di Carminati e ci sarebbero anche altre aziende sotto inchiesta. Un motivo in più per dare la caccia ai criminali e per sostenere i cittadini coraggiosi.

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