La vera storia di Matteo Renzi raccontata da Davide Vecchi

“Noi non aderiamo allo sciopero della Cgil”. E’ il 2 luglio 2002 quando Matteo Renzi, giovane segretario fiorentino della Margherita, si inserisce nello scontro politico e sociale sulla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori caldeggiata dall’allora Governo Berlusconi. I sindacati insorgono perché il provvedimento renderebbe possibile il licenziamento senza giusta causa. La Cgil, seguita poi anche dagli altri confederali e dagli autonomi, indice uno sciopero nazionale per il 4 luglio. I Ds si schierano ovunque al fianco dei lavoratori insieme alla Margherita. A Firenze, invece, Renzi si dissocia, bollando l’iniziativa come inutile e spostando l’attenzione sulla “necessità di estendere i diritti e le garanzie anche ai lavoratori atipici e parasubordinati”. Renzi va controcorrente e appoggia la proposta del ministro Giulio Tremonti. Il leader nazionale Francesco Rutelli a Roma osserva e condivide in silenzio, senza esporsi. Lo lascia gettare la pietra e guarda l’effetto che fa.

L’episodio viene ricordato da Davide Vecchi, giornalista del Fatto Quotidiano, che ha scritto il libro “L’intoccabile. La vera storia di Matteo Renzi” pubblicato da Chiarelettere (pp. 188, euro 13,90). Episodio che torna d’attualità oggi dopo lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per protestare contro il Jobs Act varato dal Governo Renzi. Un provvedimento che contiene anche le contestate modifiche allo Statuto dei lavoratori su cui l’ex sindaco di Firenze ha da tempo idee molto diverse da quelle dei sindacati e forse anche da gran parte del mondo della sinistra.

D’altronde Renzi non può essere considerato un rappresentante della sinistra tradizionale. E’ un fenomeno in parte ancora tutto da capire. La sua ascesa al potere è stata così fulminea che molti sono ancora in cerca di spiegazioni credibili. Il libro di Vecchi è un contributo alla chiarezza rispetto alla domanda che tanti cittadini si pongono: siamo d’accordo che è un animale politico ed un campione della comunicazione a tutto tondo ma come ha fatto in dieci anni a scalare tutta la filiera del potere è ancora un mistero. Non dimentichiamo, infatti, che Renzi nel 2002 era solo uno sconosciuto segretario fiorentino della Margherita mentre oggi è presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico.

Su Renzi sono state scritte tante cose ma il lavoro di Vecchi ha un valore aggiunto perché va controcorrente, cioè dice alcune cose che altri non hanno avuto nemmeno il coraggio e la forza di pronunciabile perché il premier attuale è considerato intoccabile. E’ cioè osannato dal sistema mediatico che ci racconta spasmodicamente le sue giornate, le sue dichiarazioni, i suoi tweet.

L’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi non è stato casuale, saremmo dei folli a pensare questo. La sua carriera, invece, è il frutto di un sistema di relazioni e protezioni che gli hanno permesso di sedere oggi sulla poltrona più ambita d’Italia. Un ruolo importante lo hanno giocato sicuramente il suo amico Marco Carrai ma anche l’uomo più fidato di Berlusconi ossia Denis Verdini che poi è diventato uno degli sponsor del Patto del Nazzareno. D’altronde il rapporto con il Cavaliere è di antica data: a introdurlo alla Fininvest con la partecipazione alla trasmissione “La ruota della fortuna” fu lo zio Nicola Bovoli, fratello della madre di Renzi, dirigente della Rizzoli e poi socio in affari con il gruppo milanese. Poi sono arrivati gli incontri ufficiali e ufficiosi, i reciproci complimenti, gli ammiccamenti continui ed oggi il rapporto continuo sulle riforme istituzionali.

Renzi si è presentato all’opinione pubblica nazionale come l’uomo della rottamazione anche se la sua storia politica è costellata di vecchia politica. L’autore racconta che sia in Provincia che in Comune Renzi è stato un campione delle spese folli, ha promosso gli amici e i fedelissimi nelle società partecipate ed oggi li ha portati al Governo, ha sempre agito privilegiando la sua carriera alla vita del partito.

Certamente è stato bravo a inserirsi nelle debolezze del centrosinistra fiorentino dilaniato dalle divisioni interne e dalle inchieste giudiziarie. Un clima che gli consentì di candidarsi contro tutti alle primarie e di vincere le elezioni per la carica di sindaco. Tenacia dimostrata anche a livello romano quando, dopo aver perso le primarie contro Pierluigi Bersani, decise di non mollare la presa fino alla conquista di Palazzo Chigi.

Oggi Renzi è alla prova del Governo. Tanti annunci, pochi fatti concreti. I dati economici sono impietosi e anche la fiducia nel premier e nel governo è nettamente crollata. Il suo partito, al di là dei fedelissimi, lo ha già abbandonato così anche la maggioranza parlamentare che viene continuamente puntellata a colpi di fiducia. La situazione nel Paese è esplosiva: alle ultime elezioni regionali è andato a votare meno dei 40% dei votanti. Per il presidente del Consiglio è un dato secondario. Lui continua a tener duro come ha fatto fino ad oggi. Ha le spalle forti… ops i poteri forti.

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